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PRESENTAZIONE
IL PESCE DEL MEDITERRANEO
Mi sono buttato in questa ricerca,
che mi ha impegnato per sei mesi, allo scopo di aiutare le persone
che visitano il mio sito a conoscere il pesce ed altri animali
marini principalmente per saperli acquistare e cucinare. Non è
quindi una ricerca scientifica ma una compilazione in ordine
alfabetica degli animali marini che popolano il Mediterraneo e che
sono commestibili. Sicuramente avrò dimenticato qualche specie ma
non ho voluto cercare tutti gli animali del Mar Mediterraneo ma
quelli di cui io figlio di pescatori, da almeno sette generazioni,
ne avevo conoscenza. Qualche altro l’ho conosciuto nel corso degli
anni, qualche altro l’ho ignorato proprio perché i miei dicevano che
non era buono da mangiare mentre altri, che generalmente a casa mia
non si mangiavano, ho scoperto che qualcuno li mangia e afferma che
sono buoni. Inoltre ho scoperto che alcune specie di pesce che noi,
localmente, chiamiamo in un modo magari si chiamano in un altro come
per esempio noi chiamiamo Sciarrano la Perchia e
viceversa la Perchia la chiamiamo Sciarrano (in
dialetto Sirrana). Ho usato molto Internet visitando vari
siti che trattano l’ambiente marino e alcune immagini le ho estratte
da lì e, se qualcuno si sente defraudato mi contatti subito che
eliminerò l’immagine, altre foto le ho fatte io personalmente e
prima o poi farò di tutto per sostituire quelle non mie.
Bibliografia
-
Il mare in
Pentola
di Alan Davidson Ed. A. Mondadori
-
Pesci del
Mediterraneo
di Bentivegna F., Cafiero M., Costanzo F. & Scolavino Q.
1994 -. Ed. A. Mondadori
-
Guida della
Fauna marina costiera del Mediterraneo
di
Luther W. & Fiedler, K.
1988 - Muzzio Editore, Roma
-
Gli Animali
commestibili dei Mari d'Italia
di
Palombi A. & Santarelli M.
1986 Hoepli, Milano
-
I Pesci ed i
Cetacei del Mare Ligure
di
Tortonese E.
1965 - Editrice M. Bozzi, Genova.
INDICE DELLE SPECIE ITTICHE DEL MAR MEDITERRANEO
1)
Acciuga o Alice (Engraulis ringens)
Le acciughe,
volgarmente note come alici, sono una
famiglia di pesci diffusissima nel Baltico,
nel Mare del Nord, nella Manica, sulle coste europee
occidentali fino al Golfo di Biscaglia ed alle Canarie,
nel Mediterraneo fino al Mar Nero, nell'Oceano Pacifico,
lungo le coste cinesi, dell'Australia e della Nuova
Zelanda. Ha colore verde azzurrognolo sul
dorso, argenteo sul ventre ed una lunghezza massima di
15 cm. I giovani vengono chiamati bianchetti. Le acciughe si
distinguono dalle sardine, con le quali condividono
pressoché le stesse dimensioni e quasi le stesse
abitudini, per il profilo del capo (la mascella
inferiore è più breve della superiore) e per la linea
mediana ventrale (liscia e smussata mentre nella sardina
è tagliente e dentellata). Le acciughe sono apprezzate
come alimento fin dall'antichità e forse sono stati i
primi pesci ad entrare nella dieta dell'uomo, anche
perché si conservano molto bene in salamoia e quindi
sono facilmente commerciabili.
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Aliciastra o Biancomangiare;
Campania: Alice ‘e sperone, Cicinielle
(novellame); Liguria:
Amoronu, Ampolla, Gianchetti (novellame);
Marche: Argentini
Latterini (novellame); Puglia:
Alici de sperone; Sardegna:
Angiona o Angioja; Sicilia:
Masculina, Anciova, Sfigghiata (novellame);
Veneto: Anchiò o Sardon;
Venezia Giulia: Sardela,
Anciò; Francese: Anchois
e Anchoio (Provenzale); Inglese:
Anchovy ; Spagnolo;
Boqueron o Anchoa – Aladroc (Catalano);
Tunisino; Anshouwa.
Ricette:
n. 1 – 3 – 5 (Antipasti) n. 3 (Primi) n. 1 - 2 e
37 (Secondi).
Il novellame del
pesce azzurro del Mar Mediterraneo (sardine e acciughe),
è pescato con speciali reti nei primi mesi dell'anno.
Nella
cucina
ligure si consumano prevalentemente scottati
nell'acqua salata e serviti caldi conditi con olio e
limone; un'altra versione prevede il confezionamento di
frittelle preparate con pastella di uova e farina; si
possono anche semplicemente infarinare e friggere.
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2)
Aguglia (Belone Belone)

Le aguglie hanno un corpo allungato che può
raggiungere la lunghezza di 80 cm vivono in branchi
nelle zone più profonde del Mediterraneo e spesso
balzano fuori dall’acqua con repentini salti, si
avvicinano alla costa nel periodo della riproduzione
(febbraio-maggio).
Hanno la colonna vertebrale color
porpora o verdastra, la sua carne è squisita.
Sono
ottime fritte e vi si può aggiungere un po’ di
Mattarocch (Vedi Salse).
Nomi regionali o stranieri:
Lazio:
Augella;
Liguria: Alon o
Beccassin de mar ;
Puglia:
Acr;
Sicilia :
Augghia ;
Veneto
: Aco o Angusal ; Francese
: Aiguille e Agulio (Provenzale);
Inglese :
Gar-fish ;
Spagnolo ;
Aguja – Agulla (Catalano) ;
Tunisino ;
M’sella.
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3)
Alaccia (Sardinella Aurita)
L’Alaccia
è una specie comune nel Mediterraneo soprattutto nelle
acque di Sicilia, ha un corpo fusiforme con carena
ben evidente. Ricoperto di squame assenti sulla testa.
Pinna dorsale spostata in avanti. E' un pesce delicato,
molto deteriorabile, per cui viene consumato
principalmente sui luoghi di pesca, appena
pescato.Colorazione azzurro-scuro sul dorso, argentea
sui fianchi e sul ventre. Lunghezza 20-30 cm. E'
un pesce molto simile alla sarda, leggermente più grossa
di questa. Ha un gusto molto simile al sedano da cui
deriva il nome, in dialetto siciliano. In cucina può
sostituire la sardina.
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Lacciole; Campania:
Sardune o Sarda;
Lazio: Lacciola;
Liguria: Sardejna o
Sardenna; Puglia:
Chiepp; Sardegna:
Sardone; Sicilia :
Alaccja o Lacciuna;
Francese : Allache o Blanqueta;
Spagnolo ; Alacha
o Alatxa (Catalano) ;
Tunisino ; Lacha.
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4)
Alalunga (Thunnus alalunga)
L’ Alalunga deve questo nome alla lunghezza delle
sue pinne. Il suo corpo oblungo, robusto, ricoperto di
squame. Bocca grande con entrambe le mascelle dotate di
denti piccoli presenti anche sul palato. Testa ed occhio
grandi. Presenza di 2 pinne dorsali, una pinna anale,
pinna codale arcuata. La colorazione è bluastra sul
dorso, biancastra sui fianchi e sul ventre. La lunghezza
va da 50 a 130 cm. Le sue carni
rosate con basso contenuto di grassi, sono ottime. Si
commercializza fresco, congelato, inscatolato. Ha carni
più chiare (rosate) rispetto al tonno rosso, ma è
altrettanto importante sia per l'industria della pesca
che per quella conserviera. E’ poco diffuso nel
Mediterraneo ma si trova in tutti i mari del mondo. In
cucina può sostituire con onore il Tonno (Vedi ricette).
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Alalonga;
Campania: Alalonga;
Liguria: Aà-lunga;
Puglia: Alalonga, Scellone, Muètulu, Mòtulu
; Sardegna:
Alaloncu o Liccia; Sicilia:
Alalonga, 'Llalonga;
Francese: Germon o Thon blanc;
Inglese: Albacor,
Albacore, Long-finned; Spagnolo:
Albacora, Uyada; Tunisino:
Ghzel.
Vedi Ricette del Tonno:
n. 40 – 76 – 91 (Primi) n. 77 (Secondi).
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5)
Anguilla (anguilla
anguilla)
L’Anguilla
ha un corpo cilindrico, molto allungato,
serpentiforme, compresso nella parte posteriore. E'
ricoperto di piccole squame poco visibili, la pelle è
ricoperta di uno strato di muco. Testa lunga con muso
conico. La mascella superiore più corta di quella
inferiore ed entrambi sono munite di piccolissimi denti.
La pinna dorsale e la pinna anale si congiungono
posteriormente mentre si nota l’assenza di pinne
ventrali. La sua colorazione è variabile: da
bruno-verdastra, grigio-bruno, giallastro, nerastro;
ventre giallastro o bianco argenteo. Il colore cambia a
seconda dell'habitat e dello stadio di sviluppo. La
lunghezza nei maschi raggiunge il metro, nelle femmine
anche 1 metro e mezzo. E’ uno dei pesci più grassi e
quindi di difficile digestione. La carne migliore è data
dagli esemplari più giovani, ciechi, che vengono
catturati alle foci dei fiumi nel viaggio di ritorno
verso le acque interne. L'anguilla femmina è conosciuta
con il nome di "capitone". Generalmente viene
commercializzata viva. E’ molto comune nel Mediterraneo
specialmente nella Laguna veneta ed alla foce di tutti I
fiumi. Viene pescata sia con la lenza che con le nasse
ma anche a strascico. Specialmente il capitone è ottimo
alla griglia. Ottima da stufare, sia l’anguilla che il
capitone, in questo modo: dopo averla pulita e tagliata
a tocchi, infarinarla e soffriggerla, a parte preparare
una salsa di pomodoro e dopo averla cotta immergere
dentro i pezzi di anguilla e lasciarla cuocere a fuoco
medio almeno per una decina di minuti aggiungendo nella
salsa un rametto di finocchio selvatico. Condire con il
sugo ottenuto una pasta fatta in casa.
Nomi regionali o
stranieri:
Abruzzo: Abguella;
Calabria: Angidda, capituni;
Campania: Capitone,
Ciriòla, Fumarola, Cuzzutella, Storta campagnola,
Appezzuta, Capitone, Pullastrella, Sementara
(novellame); Lazio:
Circola, Chiavicarola e Fumarola;
Liguria: Anghilla,
Anghilla de màa, Anghi d'acqua Anghi d'acqua douse,
Anghi d'acqua sa, Anghi d'acqua de mà ;
Marche: Anguella,
Biscitto, Capillari;
Puglia: Angarone, Anciddi, Capetune, Capitone,
Anguilla mareteca, Majateca, Pantanina ;
Sardegna: Anguidda,
Anguidda grossa, Anguidduna, Ambidda, Ambidduna,
Anghira, Filotrotta, Zingorra, Zuncurrunu ;
Sicilia: Ancidda,
Ancidda di sciùmmi, Ancinna, Anchidda, Angioda,
Capitune, Magliola, Marcagghiuni;
Toscana: Capitone,
Cannaiola, Cieche (novellame);
Veneto: Anguila,
Anguilla avocati, bisat, Testoni, Buratèli, Capillari,
Cedioli; Venezia Giulia
: Anzile; Francese :
Anguille Pounchurote, Margignou;
Inglese : Eel,
Common-eel ; Spagnolo:
Anguilla, rotaia, maresa;
Tunisino: Hansha.
Ricette: n. 4
(Secondi)
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6)
Aragosta (Palinurus
vulgaris)
L’ Aragosta vive di preferenza su fondo roccioso,
più raramente su fondo sabbioso, a profondità variabili
fino a 100 metri a seconda della stagione. E' diffusa
sia nel Mediterraneo che nell'Atlantico.Questo
pregiatissimo crostaceo trova nel Mediterraneo
condizioni congeniali in parecchie zone. Il suo corpo
robusto è provvisto di due lunghissime antenne tra le
quali sono disposti numerosi denti appuntiti. La parte
anteriore (cefalotorace) è ricoperta da carapace da cui
si diramano 13 paia di appendici. La parte posteriore
(addome) è costituita da 6 segmenti. E' priva di rostro
e tutte le zampe mancano di chele. Il colore varia dal
bruno al rossastro al violaceo. Lunghezza 50 cm circa.
Ha carni pregiatissime di sapore squisito. E’
commercializzata viva o congelata, è il prodotto ittico
più pregiato ed il crostaceo nobile per l’eccellenza e
la delicatezza delle sue carni. Come tutti i crostacei
dopo la bollitura diventa rosa o rossa. Normalmente
viene cucinata intera, risciacquandola prima in acqua
corrente. Mettere a bollire dell'acqua e aggiungere
l'aragosta ancora viva. Si pesca sia con le nasse che
con il tremaglio. Non esistono allevamenti di Aragoste
ma esistono vasche di mantenimento per far sì che
rimangano vive e garantirne la freschezza.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Aliusta o Aligusta;
Campania: Ravosta o
Fausta; Lazio: Aligusta
o Aliusta; Liguria:
Aragusta, Alagousta; Marche:
Aliusta o Aligusta; Puglia:
Gravosta, Ravuosta; Sardegna:
Aagusta; Sicilia:
Arausta, Ariusta, Lausta, Alaustra;
Toscana: Aragosta o
Ragosta; Veneto: Agosta,
Agusta, Ragosta, Langusta, Grillo di mare;
Venezia Giulia: Agosta;
Francese: Langouste,
Lingousta, Lingousta; Greco:
Astakos; Inglese:
Rock-lobster, Spiny-lobster, Spiny crayfish;
Spagnolo: Llagosta,
Llangosta, Langrosta; Tedesco:
Langouste, Lingousta, Lingousta, Langrosta.
Ricette: n. 66 (Primi)
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7)
Arca di Noè o Mussolo (Arca
noae)
L’Arca di Noè consiste in una conchiglia con 2
valve ruvide uguali inequilatere, rigonfia di forma
bizzarra che ricorda le imbarcazioni primitive. Il bordo
interno delle valve si presenta liscio, con una cerniera
sottile munita di circa 80 dentelli piccolissimi.
Vive attaccata agli scogli dei litorali, si pesca
staccandola con un rampino. Specie diffusa nel
Mediterraneo e nell'Atlantico. E' un mollusco tra i più
"pregiati" grazie alle carni molto gustose, è tuttavia
poco commercializzato perché costoso. La sua colorazione
è bianco-bruna con striature rossastre. Le sue carni
sono buone e molto apprezzate viene commercializzata
viva e consumata generalmente cruda come antipasto.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Spera; Liguria:
Zampa di vacca; Puglia:
Javatune, Cozza-a-javetone;
Sardegna: Brazzoleddu de mari;
Toscana: Mussolo;
Veneto: Mussolo;
Venezia Giulia : Coffano
di pietra, Musolo; Francese:
Arche de Noè; Greco:
Kalognomi; Inglese:
Noah's Arche; Spagnolo:
Arca de Noe o Peu de cabrit (Catalano);
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8)
Astice (Homarus
gammarus)
L’
Astice è poco diffuso nel Mediterraneo orientale si
pesca maggiormente nel Mediterraneo occidentale benché
ce ne sia una colonia abbastanza numerosa
nell’Adriatico, è un crostaceo di grande mole con
corpo allungato ricoperto, nella parte anteriore,
(cefalotorace) da un carapace, liscio, da cui si
diramano 13 paia di appendici. Rostro robusto privo di
denti; il primo paio di zampe sono trasformate in chele.
Sul carapace è visibile un solco che raggiunge la parte
codale. La parte posteriore del corpo (addome) è formata
da 6 segmenti, la sua colorazione è di un azzurro scuro
tendente al verdone, può raggiungere i 65 cm di
lunghezza e 5/6 Kg di peso. Vive su fondali rocciosi e
la pesca avviene principalmente di notte con le nasse.
Le sue carni sono ottime. Essendo molto delicato si
commercializza vivo per garantirne la freschezza ma si
trova anche congelato. E’ un prodotto da
intenditori grazie alla squisitezza delle sue carni.
Normalmente viene cucinato intero, risciacquandolo prima
in acqua corrente. Mettere a bollire dell'acqua e
aggiungere l'astice ancora vivo.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Alifante ‘e mare; Liguria:
Longobardo; Puglia:
Alifante di mare, Astrice, Karrile ;
Sardegna: Lenfra,
Lungufanti ; Sicilia:
Liafanti o Lefanu ;
Toscana: Lupicante, Lupo di mare, Lupocantero;
Veneto : Astese,
Astise ; Venezia Giulia
: Baticulo ; Francese
: Homard o Lingoumbau;
Greco: Astakos o Karavida megali;
Inglese : Lobster ;
Spagnolo: Logavante,
Gruman – Llamantoll (Catalano);
Tedesco: Homard,
Homara, Lorman, Legrest, Llangaou, Lingoumbau;
Tunisino: Saratan el
bahr.
Ricette: n. 66 (Primi)
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9)
Bavosa (Blennius)
La Bavosa fa parte di un gruppo di
pesci piccoli molto diffusi nel mediterraneo
le cui lunghezze massime vanno da 8 a 10 cm
e fa parte della famiglia dei blennidi. Sono
specie ovipare, a fecondazione esterna, con
uova demerse che vengono
rilasciate adese alle pareti di un nido,
deposte in un unico strato per facilitarne
gli scambi gassosi. I nidi possono essere
costituiti da gusci vuoti di
bivalvi morti, spaccature o fori
nelle rocce. I maschi possono ricevere
ovature da parte di più femmine; dopo la
deposizione, le cure parentali vengono
svolte dal maschio, fino alla schiusa. Tali
cure consistono nella protezione delle uova
rimanendo a guardia del nido (per più del
95% del tempo), nella ventilazione delle
uova, ottenuta con movimenti ritmici delle
pinne pettorali, nella pulizia del nido,
rimuovendo detriti e uova attaccate da
infezioni o morte. Le larve pelagiche,
liberamente natanti, non ricevono ulteriori
cure. La famiglia dei Blennidae comprende 53
generi per complessive 345
specie. In cucina si usa
normalmente per le zuppe di pesce o anche
nelle fritture miste.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania:
Ravuschella;
Liguria: Lavarello, Ghiggiunin, Bausa
o Bavecca;
Puglia: Jarrupe o Vavos ;
Sardegna:
Piscialetta;
Sicilia: Cadduppu, Patuanu o Vavusa;
Veneto:
Gatarasola;
Venezia Giulia : Strega;
Francese:
Baveuse; Greco:
Saliara;
Inglese: Blenny;
Spagnolo:
Torillo o Baboso;
Tunisino:
Senegaless.
Ricette:
n. 14, 35 e 91 (Secondi)
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10)
Bocca d'oro o ombrina (Argysomus
regius, Sciaena aquila)
Il Bocca d’oro o Ombrina è un grosso
pesce scuro e vorace, infatti Sciaena
in greco significa scuro mentre aquila sta
ad indicare la voracità, quando è riunito in
branchi si avvertono, anche a distanza, dei
particolari rumori prodotti dalla
distensione di un muscolo contratto, in
rapporto con la vescica natatoria. Il
suo corpo è fusiforne, allungato e ricoperto
di grosse squame. Bocca in posizione
terminale, obliqua, muso conico con diversi
pori cavernosi. Occhio piccolo. Dotato di 2
pinne dorsli, una pinna anale, 2 ventrali e
pettorali, pinna caudale dritta. La sua
colorazione è argentea sul dorso e sui
fianchi, biancastra sul ventre. Lunghezza da
40-50 cm sino a 2 metri, può raggiungere
sino a 10-12 chili di peso. Vive su fondali
arenosi in profondità. Specie non frequente,
penetra in lagune e acque salmastre. Si
pesca con reti a strascico o con lenze di
profondità; Nel Mediterraneo non è molto
diffuso mentre è più diffusoe nell'Atlantico
orientale. Le sue carni sono squisite e
molto apprezzate. Si commercializza fresco,
congelato, salato ed essiccato. E’ simile
alla spigola(branzino) sia per la forma che
per la squisitezza delle carni, anche se è
piuttosto raro e di costo elevato. E' un
pesce voracissimo; quando è riunito in
branchi si avvertono, anche a distanza, dei
particolari rumori prodotti dalla
distensione di un muscolo contratto, in
rapporto con la vescica natatoria. Ottimo
alla griglia con un po’ di Salmoriglio (vedi
Salse).
Nomi
regionali o stranieri:
Campania:
Umbrina, Vocca d'oro, Ricciòla ;
Liguria:
Figao, Figou, Figaro, Fégaro, Peis reg
Umbrina da sabbia;
Puglia:
Ombra, Vocca d'oro, Ricciòla, Salumòne,
Salamòne ;
Sardegna: Bucca d'oru, Umbrina di
canale ;
Sicilia: Aquia o Aquila, Umbra, Umbra
impiriali, Umbrina 'mpiriali, Ombrina
laccia, Vucca d'oru ;
Veneto:
Ombra, Ombreta, Ombria ;
Venezia Giulia
: Ombra, Ombre, Ombrie ;
Francese:
Maigre o Aigle de mer;
Greco:
Mayatico;
Inglese: Meagre;
Spagnolo:
Corbina o Reix;
Tunisino: Lej.
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11)
Boga (Boops
Boops)
La boga
(Boops boops = con occhi grosssi)
è un pesce della famiglia degli Sparidae,
diffuso nell'Oceano Atlantico orientale, dal
golfo di Biscaglia alle coste dell'Angola,
nel Mar Mediterraneo e nel Mar Nero. Ha una
lunghezza di circa 25/30 centrimetri e può
raggiungere al massimo i 36 cm, di colore
grigio-verde sul dorso e bianco sul ventre,
con 4 o 5 linee dorate sui fianchi e
ricoperto di grosse squame. Muso corto con
occhio grande, bocca obliqua posta in
posizione terminale. Entrambe le mascelle
sono dotate di una fila di denti. Ha una
sola pinna dorsale e anale, 2 pinne ventrali
e pettorali, la pinna codale è molto
forcuta. La boga è una specie gregaria dal
comportamento semi-pelagico; si nutre di
crostacei, alghe e piccoli pesci. Si
riproduce da febbraio ad aprile in
Mediterraneo orientale e da aprile a maggio
in Mediterraneo occidentale; come molti
altri Sparidi è un pesce ermafrodita, in
genere prima è femmina poi diventa maschio e
raggiunge la maturità a circa 12 cm di
lunghezza. La sua carne non è eccellente ma
buona. Vive sui fondali rocciosi e lungo i
litorali ricchi di vegetazione. Viene
catturato con lenze, nasse e reti da
strascico. A Malta è una della specie più
pescate e la chiamano Vopa o Bopa.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo:
Bopa, Vuopa;
Campania: Vopa;
Lazio: Bopa,
Vopa; Liguria:
Baccello, Bacello, Buga, Bughetta, Vopa,
Pignetti (novellame);
Marche: Boba,
Bopa; Puglia:
Opa, Uopa, Vopa;
Sardegna: Boga, Vuopa;
Sicilia: Opa,
Boga, Boba, Oppa, Uopa, Vopa, Vupa, Vuòpa;
Toscana:
Boba, Boga, Vopa;
Veneto: Boba, Bobba;
Venezia Giulia
: Boba, Buba, Boma ;
Francese :
Bogue, Buga, Bugo, Gros-yeux;
Greco: Gopa;
Inglese :
Bogue, Ox-eye;
Spagnolo: Boga, Voga, Besaga,
Pampano, Bogarro;
Tedesco: Buga, Bugo;
Tunisino:
Shouga o Bouga.
Ricette:
n. 12 e 13 (Secondi)
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12)
Calamaro
(Loligo
Vulgaris)
Il Calamaro è è un
mollusco cefalopode dal corpo allungato a forma di cono
. Provvisto di 2 pinne sulla parte posteriore del dorso,
di 8 braccia e 2 tentacoli più lunghi muniti di ventose
presenti intorno alla bocca. All'interno del corpo è
presente una conchiglia (gladio o calamo) lunga,
appiattita e trasparente. La colorazione è
bruno-rossastra. La colorazione assume al buio una certa
fluorescenza, questo serve, soprattutto in primavera, ad
attrarre la specie di sesso opposto. La sua lunghezza
massima circa 90 cm ma comunemente è attorno ai 15 cm. è
una specie generalmente pelagica, ma non è raro trovarla
in acque costiere specialmente in estate ed autunno in
occasione della riproduzione. I tentacoli grazie alle
loro ventose vengono usati per catturare le prede:
pesci, altri molluschi e crostacei. Si pesca con reti a
strascico e con reti da traino pelagiche. Le sue carni
sono ottime e molto apprezzate. Si commercializza fresco
e congelato. Si trova, sul mercato, anche la specie
piccola chiamata calamaretto. I calamaretti sono
ottimi fritti ma anche la specie grande tagliata ad
anelli e fritti non scherza, tanto che sul mercato si
trovano già gli anelli di calamaro.
Nomi regionali o
stranieri:
Liguria: Caamà;
Marche: Trufello;
Venezia Giulia : Totano del riso;
Francese : Encornet;
Greco: Kalamari;
Inglese : Squid;
Spagnolo: Calamar;
Tunisino: Mettig.
Ricette: n. 7 e 17
(Secondi)
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13)
Cannolicchio
(Solen vagina)
Il
Cannolicchio è un mollusco bivalve, conchiglia
caratteristica a forma di tubo poco solida, che vive in
posizione verticale infossato nella sabbia; ne esistono
tre specie che hanno in comune la forma della conchiglia
una sorta di tubo allungato, lunga fino a 15-17 cm, con
i margini paralleli, diritti e taglienti. Dall’
estremità anteriore della conchiglia, sporge il grosso
piede, da quella posteriore i sifoni riuniti; questi
animali scavano gallerie nella sabbia fino ad un metro
di profondità, e in esse possono ritirarsi in caso di
pericolo con l’aiuto del piede molto estensibile. La
colorazione della conchiglia è giallastro-brillante con
striature violacee; la taglia più frequente è di 12-15
cm, ma può raggiungere i 17 cm di lunghezza. Il
cannolicchio si nutre filtrando attraverso un sifone
inalante piccole particelle alimentari dall’acqua, che
poi refluisce attraverso il secondo sifone (esalante)
insieme ai residui della digestione. Il cannolicchio
vive infossato nella sabbia del litorale ed è
praticamente invisibile, la sua presenza viene rivelata
soltanto da due fori che disegnano nel sedimento una
specie di otto e altro non sono che le estremità dei
sifoni. Il piede molto grande e robusto costituisce la
maggior parte del mollusco commestibile; questa è
la vera arma di difesa del cannolicchio, infatti quando
avverte un’insidia, con il piede scende ad una velocità
sorprendente nel sedimento tirandosi dietro la
conchiglia; sembra che in pochi secondi l’animale riesca
a scendere parecchi centimetri sotto lo strato sabbioso.
I cannolicchi si pescano con facilità a mano e vengono
individuati da sportivi e da subacquei sul fondo
sabbioso per la forma caratteristica dei fori dati dai
due sifoni aperti. La pesca subacquea con le mani non è
assolutamente semplice e va imparata con numerosi
tentativi; è invece più facile quella che si avvale di
una sottile asta metallica con l’estremità conica tipo
freccia, infilandola al centro dei due fori è possibile
estrarre il mollusco che rimane intrappolato con la
conchiglia. I cannolicchi vengono pescati in modo
professionale con le turbosoffianti, le “cannellare”: la
draga penetra per circa 20-25 cm nel fondo e viene
facilitato l’avanzamento dell’attrezzo da getti d’acqua
a pressione, così da ridurre la resistenza.
Prevalentemente il cannolicchio viene commercializzato
vivo; per verificarne la freschezza basta toccare il
piede, la massa muscolare che sporge, che l’animale vivo
dovrebbe subito ritrarre. Spesso al suo interno vi è
della sabbia e per questo va lavato molto bene; può
avvenire infatti che nelle operazioni di pesca, una
certa quantità di sabbia finisca dentro il corpo
dell’animale, creando, se non tolta, dei notevoli
problemi in cucina. Sono ottimi gratinati al forno o per
condire la pasta.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Manico
di coltello;
Campania:
Cannolicchio ferraro;
Lazio:
Manico di coltello;
Liguria: Mango
de cutelo;
Marche:
Cannello;
Sardegna:
Arrosojas, Rasojas marina o Gregallus;
Toscana:
Manicaio;
Veneto
: Capalonga ;
Venezia Giulia
: Capa lunga o Capa longa de deo;
Francese:
Couteau;
Greco:
Solina;
Inglese :
Razor-shell;
Spagnolo:
Navaja.
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14)
Canocchia o Pannocchia
(Squilla mantis)
La
Canocchia o Pannocchia è un crostaceo che si trova
in quasi tutte le coste del Mediterraneo. Ha un colore
giallo chiaro madreperlaceo, talvolta con sfumature
rosee e violacee, con due macchie nero-violacee sulla
parte terminale del dorso. Questo strano animale è
contraddistinto da caratteristiche singolari, fra le
quali la più curiosa è rappresentata dal fatto che le
sue chele anteriori sono estensioni della bocca. E’ il
corrispondente marino dell’insetto noto come Mantide
religiosa. Le chele rapitrici sono armate di sei spine
acute. La sua lunghezza e di cm 12/18 e può raggiungere
al massimo cm 25. Vive su fondali sabbiosi o fangosi
fino ad un centinaio di metri, si trova più facilmente a
profondità inferiori ai 50 m, molto comune in Adriatico.
Vive in gallerie che scava nel fondo marino dalle quali
esce nelle ore notturne per cacciare, è un animale
solitario. Nella tana avviene anche la deposizione delle
uova che sono sorvegliate dalla femmina fino alla
schiusa, le fasi larvali sono planctoniche. si cattura
più facilmente dopo forti mareggiate che provocano la
distruzione delle tane e nelle ore notturne, soprattutto
con reti a strascico. Carni buone e sode. Viene
commercializzato vivo. Si deve consumare fresca per
evitare un processo di disidratazione rapida che svuota
completamente l’animale pescato. Vive a lungo dopo la
cattura ed è consigliabile acquistarla viva per essere
sicuri della freschezza. Sono buone e si possono usare
in cucina nelle zuppe di pesce o in umido come antipasto
o a conclusione del pasto.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Spernocchia; Liguria:
Balestrin, Sigà de maa , Sighea;
Marche: Nocchia;
Puglia: Caraviedde;
Sardegna: Càmbara de
fangu, Solegianu de mari;
Sicilia: Astrea o Schirifizzu;
Toscana: Cicala di mare;
Veneto : Canocia,
Canoccia, canòcchia, Panocchia;
Venezia Giulia :
Canocia, Canoccia, Canocchia;
Francese : Squille
Prega-diou; Inglese:
Mantis Shrimp; Spagnolo:
Galera, Castaneta, Escorpinot.
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15)
Capone coccio
(Aspitrigla cuculus o Trigla pini)
Il Capone coccio (famiglia Triglidi) è un pesce
dalla testa grossa corazzata di placche ossee e con una
robusta spina sull’opercolo; il secondo raggio spinoso
della prima pinna dorsale è più lungo degli altri raggi
e della base della pinna stessa, mentre il primo raggio
è corto e presenta anteriormente una dentellatura; la
linea laterale presenta scaglie larghe e piatte, molto
sviluppate verticalmente. La colorazione è rosso vivo
sul dorso, più chiaro sui fianchi, biancastra sul ventre
e le pinne pettorali sono rosso-giallastre. Non supera i
45 cm di lunghezza ed è comune da 10 a 25 cm. Vive da 20
a 400 m di profondità, soprattutto tra i 100-200 m,
solitamente su fondali sabbiosi, ghiaiosi o fangosi. E’
distribuito lungo tutte le coste italiane, in
particolare in basso Adriatico, Ionio e sud Tirreno.
Oltre al Mediterraneo è comune anche in Mar Nero, e
Atlantico. In estate vive più vicino alla costa. Si
pesca con reti a strascico, con tremagli e abbocca
facilmente anche alle lenze di profondità.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Cuoccio; Lazio:
Cappone imperiale; Liguria:
Caucasano o Gallinetta;
Puglia: Cocceca imperiale o Captane;
Sicilia: Cucciddu,
Martidduzzu imperiali, Mulinare o Tirinchiuni di fangu;
Toscana: Occhio
bello o Caviglia; Veneto:
Muso duro; Venezia Giulia:
Anzoleto; Francese:
Grondin; Greco:
Caponi; Inglese: Red
gurnard; Spagnolo:
Arete o Gallineta (Catalano);
Tunisino: Djaje o
Serdouk.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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16)
Capone gallinella
(Trigla hirundo)
La Gallinella
è un pesce appartenente alla famiglia dei Triglidi, e
come tale presenta un capo massiccio, corazzato con
piastre ossee; la testa di questa specie è larga e
ampia, gli occhi sono piccoli; la bocca, decisamente
grande si trova alla base del capo; la linea laterale è
poco pronunciata. Ha ampie pinne pettorali a forma di
ventaglio e oltrepassano l’inizio della pinna anale; la
sua colorazione è bruno-rossiccia o arancio, rosa ai
lati e bianco argentea sul ventre. E’ un pesce vorace
che si nutre, soprattutto nelle ore notturne, di
crostacei, molluschi e di piccoli pesci. La gallinella
può raggiungere il peso di 6 Kg e la lunghezza di 70 cm,
ma è comune da 20-30 cm. La gallinella è comune in
Mediterraneo, Atlantico e in Mare del Nord; abita i
fondi sabbiosi e fangosi della piattaforma continentale.
Gli esemplari più giovani amano stare abbastanza vicino
alla costa e spesso penetrano nelle lagune salmastre;
gli adulti si spostano invece al largo, fino a 200 m di
profondità. La gallinella è la specie di triglide più
importante per la pesca italiana; viene pescata con reti
a strascico e reti da posta; in estate e in autunno si
pescano soprattutto i giovani, di circa 200 grammi, che
nei mesi invernali raggiungono la loro taglia migliore,
400 grammi. Le gallinelle dell’Adriatico sono
leggermente più grosse di quelle pescate negli altri
mari italiani.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Cocciu verace;
Campania:
Cuoccio riale o Fagiano;
Liguria:
Cheuffano, Fanale o Gallinetta;
Marche:
Capomazzo, Mazzola e Testa grossa;
Puglia:
Anziletto , Cuòcceche, Capuane;
Sardegna:
Baladora o Rondini di mari;
Sicilia:
Fascianu imperiali;
Toscana:
Gallinella vera;
Veneto:
Lucerna o Maziolo;
Venezia Giulia
: Anzoleto grosso;
;
Francese:
Grondin gallinette o Gallinette;
Inglese: Tub
gurnard o Tub fish;
Spagnolo: Bejel;
Tunisino: Djaje
o Serdouk.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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17)
Capone gurno
(Eutrigla gurnardus)
Anche il Capone gurno
è un pesce appartenente alla famiglia dei Triglidi ed
anch’esso presenta un capo massiccio, corazzato con
piastre ossee; la testa di questa specie è larga e
ampia, gli occhi sono piccoli; la bocca, decisamente
grande si trova alla base del capo; la linea laterale è
poco pronunciata. Ha ampie pinne pettorali a forma di
ventaglio e oltrepassano l’inizio della pinna anale; la
sua colorazione è bruno-rossiccia o arancio, rosa ai
lati e bianco argentea sul ventre. E’ molto più piccolo
della gallinella infatti può raggiungere al massimo la
lunghezza di 40 cm. Vive i fondi sabbiosi e ìd a
volte su fondi rocciosi ed anche su fango tra la
costiera ad una profondita di 140 m e fino a 340 m nel
Mar Ionio. Si ciba principalmente di crostacei,
gamberetti e granchi della riva, ghiozzi e giovani
anguille.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Cuoccio;
Liguria:
Grognau, Gronau o Choeussanu;
Puglia:
Capuane;
Sicilia: Tiega
o Cocciu;
Toscana: Occhio
bello di fora o Pulicana;
Veneto:
Anzoleto;
Venezia Giulia
: Anzoleto;
Francese:
Grondin gris;
Inglese: Grey
gurnard;
Spagnolo:
Borracho;
Tunisino: Djaje
o Serdouk.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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18)
Capone lira
(Trigla lyra)
Il
Capone lyra è un pesce appartenente alla famiglia
dei Triglidi, ha un corpo molto sottile nella parte
posteriore ricoperto di piccole squame non presenti
nella parte anteriore ventrale. Muso prominente e
concavo. Testa grossa con presenza di placche ossee,
bocca grande con mascella superiore più sporgente
dell'inferiore entrambe munite di più serie di piccoli
denti. Nella parte posteriore della testa è presente una
spina acuminata. Provvisto di 2 pinne dorsali dotate di
spine, una pinna anale, pinna codale a triangolo. La
pelle è ricoperta di squame piccole col bordo libero
rasposo, disposte in serie oblique. Vive ad una
profondità di circa 400 metri sui fondali sabbiosi, si
avvicina alla costa durante il periodo della
riproduzione. Si cattura con reti a strascico o da
posta. E' comune nel Mediterraneo senza essere però
abbondante, si trova anche se più raramente anche
nell'Atlantico orientale. Si ciba di crostacei e di
echinodermi, policheti, pesci e i molluschi. La sua
colorazione è rossa sul dorso, rosata sui fianchi,
biancastra sul ventre. Le pinne dorsali e pettorali sono
orlate di azzurro. Lunghezza 25-60 cm, il peso varia dai
100/150 grammi sino a 5/6 chili. La sua carne bianca e
soda è molto saporita. E’ buono anche stufato nella
salsa di pomodoro.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Angelittine, Pesce capone;
Campania:
Cuòccio;
Liguria:
Chèuffano, Cheussano, Gallina, Organo Tuscia;
Puglia:
Angiula, Cuozzo, Fascianu, Furcata, Capuni Zetola;
Sicilia:
Fascianu, Fagianu, Pisci bullo o Furcatu;
Toscana:
Gallinella lira, Organo ;
Veneto:
Anzolètto grande, Succhetto, Turchetto;
Venezia Giulia
: Angiolèto, Anzoletto, Anzoleto, Turchello, Pesce-capon
Turchei;
Francese:
Grondin lyre;
Inglese: Piper;
Spagnolo: Arete,
Garneo o Garneu (Catalano);
Tunisino: Djaje
o Serdouk.
Ricette: n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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19)
Capone ubriaco
(Trigla lineata)
Il Capone ubriaco ha un corpo snello di sezione
quasi circolare, che si rastrema dalla testa verso il
peduncolo codale. Si distingue per la presenza di strie
verticali oblique che circondano tutto il corpo. La
linea laterale è formata da 62/67 squame armate di
piccole spine, diverse dalle piccole e semicoperte dalla
pelle che ricoprono. La zona ventrale è sprovvista di
squame. L'occhio è relativamente piccolo e situato in
alto. L'apertura nasale anteriore è un piccolo foro e
quella posteriore è una fessura. La bocca è orizzontale,
non molto grande. I denti sono villiformi e si trovano
sui mascellari e sul vomere. La spina coracoide è a base
larga, corta e poco acuminata. Frequenta fondali (mai
oltre i 100 m) di fango e sabbia. Frequentemente si
trova intorno ai 20 m. La riproduzione è in estate e le
uova sono piccole e pelagiche. Si nutre di crostacei. Si
cattura reti a strascico e con tramagli nelle zone
sabbiose e fangose. Arriva al massimo a 35-40 cm di
lunghezza. Nel Mediterraneo si spinge fino alle coste
d'Israele e nei mari italiani è abbondante in Adriatico.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Ballerina, Saciccio, Curro-Curro;
Liguria: Imbriago,
Belga, Rubin; Puglia:
Angiula, Capone panirocolo, Cuoccio e Testa;
Sicilia: Martidduzzu,
Pisci papa, Tirinchiuni di preti; Toscana:
Capone rapa, Corri-Corri, Pesce ubriaco;
Veneto: Anzolèto o
Muso duro; Venezia Giulia
: Luzerna, Testa dura o Testa grossa;
Francese: Grondin
imbriago o Canard (Provenza);
Inglese: Streaked
gurnard; Spagnolo:
Rubio o Lluerna (Catalano);
Tunisino: Djaje o
Serdouk.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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20)
Cappa liscia o Fasolaro (Callista
chione)

Il Cappa liscia
conosciuto anche come fasolaro appartiene alla
grande famiglia dei molluschi bivalvi. Si nutre
di plancton e di particelle organiche in sospensione
presenti nell’acqua, per questa ragione condivide con i
bivalvi l’appellativo di mollusco filtratore. Il suo
habitat ideale sono i fondali sabbiosi, a qualche miglio
dalla costa ad una profondità tra i 12 e i 20 metri. Il
fasolaro è molto diffuso in tutto il Mediterraneo e in
particolare nell’Adriatico settentrionale dove viene
pescato tutto l’anno con rastrelli o con particolari
draghe turbosoffianti adatte alle profondità. La
conchiglia è bella ed elegante: liscia, ovale, lucida,
di colore bruno rossiccio con gradevoli strie
concentriche. Il mollusco bianco e rosso è tenero
e molto pregiato. Può essere consumato crudo, purché
freschissimo, o cotto in zuppette di mare, sauté e
gratin.
Nomi stranieri:
Inglese: Smooth
venus; Spagnolo:
Almejdon brillante Petxinot de sang (Catalano);
Greco: Ghialisteri
schivada.
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21)
Cappellano o Busbana (Trisopterus minutus
capelanus)
Il
Cappellano o Busbana o Merluzzetto è un pesce dal
corpo affusolato, alto, compresso lateralmente. Il muso
è corto, appuntito, con bocca non molto grande e
piuttosto obliqua. La mascella superiore è leggermente
prominente. La pelle è ricoperta da squame caduche.
Questa specie ha 3 pinne dorsali, 2 anali, pettorali
corte, ventrali sottili; la coda è leggermente concava.
Sul mento è presente un barbiglio ben sviluppato, la cui
lunghezza è all'incirca uguale a quella del diametro
dell'occhio. La colorazione è bruno - giallastra sul
dorso, bianco - argentea sui fianchi e sul ventre, con
una macchia scura alla base delle pinne pettorali. Può
raggiungere una lunghezza di 25 cm. E’ diffuso in tutto
il Mediterraneo e vive sui fondali sabbiosi o fangosi
sino a 200 m di profondità. Si cattura con le reti a
strascico e le sue carni sono ottime sia fritte che
bollite e servite con un tritato di
prezzemolo ed aglio, olio, limone e pepe.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Merluzziello o Pesce fica;
Liguria:
Capelan o figaotto;
Marche:
Ussbana o Busbana;
Puglia:
Apone fica, Pisci muollo, Sapunara o Gospel;
Sicilia: Ficu,
Sapunella o Gentile;
Toscana: Pesce
nudo;
Veneto
e Venezia Giulia
: Molo, Mollo, Molmolo o Mormora;
Francese:
Capelan o Fico (Provenza);
Inglese: Poor
cod;
Spagnolo:
Cappellan o Bacaladilla.
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22)
Castagnola (Chromis chromis)
La
Castagnola è un piccolo pesce dal corpo ovale
compresso lateralmente. Ha la testa corta, con muso
corto e con profilo ottuso, munita di una sola narice
per lato. L’Occhio è ben sviluppato e la bocca
terminale, piccola, molto protrattile. Il colore è bruno
scuro con macchiette dorate disposte longitudinalmente e
con riflessi azzurri. Comune in tutto Mediterraneo vive
a fitti banchi lungo le scogliere e lungo le banchine
portuali. Raggiunge una lunghezza massima di 15 cm. Dal
punto di vista culinario non è un granché ma fritte sono
buone.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Guarracino;
Sicilia:
Munachedda;
Francese:
Castagnole;
Inglese:
Damselfish;
Spagnolo:
Castañuela o Damisela.
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23)
Cefalo (Mugil cephalus)
Il Cefalo è un
pesce dal corpo fusiforme di taglia media con una
notevole uniformità d’aspetto. Ha corpo slanciato ed
affusolato con due brevi pinne dorsali, la prima delle
quali con quattro raggi spinosi; spazio giugulare ampio;
palpebre adipose oculari molto evidenti; scaglie
cicloidi di grandi dimensioni sul corpo, di piccole
dimensioni sul capo; manca la linea laterale; bocca
piccola con denti minuti o assenti, talora presenti
anche sulle mascelle; branchiospine molto numerose (fra
60 e 140); pinne pettorali inserite molto in alto; dorso
bluastro, quasi nero e fianchi argentei. Può arrivare a
misurare 60 cm di lunghezza ed oltrepassare i 4 Kg di
peso, ma di regola vengono pescati individui di 30 cm.
Specie gregaria di acque temperate; durante la primavera
migra in acque salmastre, lagune ed estuari con fondo
soffice ed abbondante vegetazione. Lo stomaco, dalle
pareti molto muscolose, è in grado di triturare il
materiale ingerito. Il cefalo viene pescato con reti da
traino pelagico dette volanti, con reti da posta e con
reti a circuizione. Nelle valli da pesca è catturato con
i lavorieri, cioè trappole fisse che sfruttano le
periodiche migrazioni dei pesci tra mare e laguna, per
ragioni termiche, riproduttive e per la ricerca del
cibo; è pescato particolarmente in Toscana, Sardegna e
Veneto. Il cefalo è considerato un pesce semigrasso
dalla carne abbastanza digeribile. Si trova fresco e
congelato; il sapore delle sue carni dipende
dall’ambiente in cui vive. Rispetto ad altri cefali
assume una importanza economica maggiore; si presta ad
essere cucinato arrosto sulla braceservito con
Salmoriglio (Vedi salse). Con le ovaie salate e seccate
si prepara la "bottarga" di muggine. Esistono vari tipi
di Cefalo i più noti sono: il Cefalo Calamita (Mugil
capito) che arriva ad una lunghezza massima di 50
cm; il Cefalo Dorato (Mugil auratus)
presente delle macchie dorate accanto agli occhi ed una
sfumatura gialla ai fianchi, arriva ad una lunghezza
massima di 40 cm; il Cefalo Verzelata (Mugil
sapiens) famoso per i suoi straordinari balzi fuori
dall’acqua; il Cefalo Bosega (Mugil Chelo)
dalle grosse labbra e con un corpo più tozzo degli altri
arriva ad una lunghezza di 60 cm.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Capozzo, Capozzone Cefalo varaco Sgarge d’oro Lemmuso
Cerina; Liguria:
Carida, Musson,Daurin, Flavetin, Ciautta;
Puglia: Ciefl,
Garzalongo, Furmaggio, Granze, Pezzuto, Sgarazzo;
Sicilia: Mulettu,
Mulettu tistuni, Mulettu lustru, Mulettu tracchiu,
Cefalu fimmineddru;
Toscana: Muggine, Muletto, Acuccotto, Lustro,
Firzetta, Cefalo testone;
Veneto, Venezia Giulia: Cavolo, Botolo, Lotregan,
Magnagiazo, Bosega;
Francese: Mulet, Mulet porc, Mulet doré, Mulet
sauteur, Mulet lippu;
Inglese: Grey mullet;
Spagnolo: Pardete,
Morragute, Galupe, Galua;
Tunisino: LisaBouri,
Botoum, Mejil.
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24)
Cernia (Epinephelus guaza)
La Cernia è un pesce della famiglia delle
serranidi di notevoli dimensioni e dall’aspetto possente
può raggiungere i 120 cm ed i 70 Kg di peso. Ha un corpo
allungato, ovaliforme ricoperto di numerose squame una
grande bocca con mandibola inferiore più sporgente e la
testa grossa. Dotata di una sola pinna dorsale e una
pinna anale, pinna codale arrotondata. Il colore e
rossastro o bruno-giallastro con macchie scure.
Questa è la specie più comune. Le sue carni sono ottime
ed è commercializzata sia fresca che congelata. La
cernia vive lungo la costa rocciosa sino alla profondità
di alcune centinaia di metri, ed occasionalmente si
spinge sui fondali detritici posti ai margini delle
praterie di Posidonia. E’ comune in Mediterraneo,
Atlantico orientale; è presente in tutti i mari
italiani, dove conduce vita solitaria presso grotte ed
anfratti. La cernia è una specie molto ambita dai
pescatori subacquei; viene catturata in modo
professionale con palangari di profondità, con reti a
strascico e con tremagli.
Nomi regionali o stranieri:
Liguria:
Anfouson , Meo o Meu;
Puglia:
Scotto;
Sicilia:
Cirenga o Scirengna;
Veneto, Venezia Giulia:
Tenca de mar;
Francese: Mérou;
Inglese:
Grouper;
Spagnolo: Mero;
Tunisino: Mérou
rouge.
Ricette: n. 23 e 24
(Secondi)
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25)
Cernia bianca (Epinephelus
aeneas)
La Cernia bianca
ha un corpo assai allungato, moderatamente compresso.
Testa massiccia, con bocca grande e mandibola
prominente. Presenza di 3 spine appiattite
sull’opercolo. Preopercolo con bordo posteriore
dentellato e con quello inferiore liscio. Pinna caudale
con margine tondeggiante convesso. Ha una colorazione
grigio - verdastra, bruno - rossastra, talvolta con
bande oblique trasversali più chiare; presenza di 2 - 3
caratteristiche strisce biancastre sui lati del capo,
che si dipartono dall’ occhio e talvolta dall’ angolo
della bocca, solcando l’ opercolo ed il preopercolo. Ha
una lunghezza massima di 115 cm. Vive nel Mediterraneo
specialmente nel bacino orientale e sulle coste
africane, nell’Egeo ed alle foci del Nilo, reperibile in
acque tunisine e intorno alla Sicilia. Nell’ area
mediterranea viene commercializzata fresca o congelata.
Nomi regionali o stranieri:
Sicilia:
Cirenga o Scirengna, Tincuni;
Francese: Mérou
blanc;
Spagnolo: Cerne
de ley;
Tunisino:
Mennani adiad;
Turco:
Lahoz.
Ricette: n. 23 e 24
(Secondi)
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26)
Cernia di fondale
(Polyprion americanum)
La Cernia di fondale anch’essa della famiglia dei
serranidi è un pesce di notevoli dimensioni con corpo
massiccio di forma ovale, bocca ampia sporgente nella
parte inferiore, pinna dorsale unica munita di undici
robusti raggi spiniformi nella parte anteriore, pinna
caudale a spatola, due pinne pettorali a forma di
ventaglio, pinna anale in corrispondenza della parte
terminale di quella dorsale e che inizia con tre raggi
spinosi, pinna ventrale piccola. Presenta una cresta a
livello degli occhi, colore del corpo grigio bruno , con
macchie biancastre che diventano più scure negli adulti.
Dimensione comune dai 30 ai 60 cm, raggiunge anche più
di un metro vivendo fino a 40-50 anni, e fino a 50 kg di
peso. Vive solitaria fra le rocce ad una profondità di
circa 1000 metri su fondali rocciosi.. Si pesca con
lenze di profondità. E' tra le prede più ambite da parte
dei pescatori subacquei. E' presente nel bacino
occidentale del Mediterraneo, nell'Atlantico orientale
ed occidentale. Le sue carni sono bianche e molto
gustose. Si trova in commercio sia fresca che congelata.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Cernia
di fondo;
Liguria:
Lucerna o Pampanotto;
Marche:
Cerniola;
Puglia:
Dottu, Dotture, Pisce-friscu, Pisci fusco;
Sicilia: Adottu,
Adottu di sciumi, Addottu di furi, Pisci-addottu, Dottu,
Gernia;
Veneto, Venezia Giulia:
Scorpena de sasso;
Francese:
Cernier;
Inglese:
Wreck-fish
o Stone-bass ;
Spagnolo:
Cherna ;
Tunisino:
Shrngi.
Ricette: n. 23 e 24
(Secondi)
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27)
Cernia dorata
(Epinephelus alexandrinus)
La Cernia
dorata
ha un corpo alquanto allungato, moderatamente
compresso, la testa grossa, con bocca grande e mandibola
prominente. Presenta 3 spine appiattite
sull’opercolo. Preopercolo con bordo posteriore
seghettato e 3 - 4 dentelli sull’ angolo inferiore. La
pinna caudale con margine convesso nei soggetti
giovanili, concavo negli adulti. La coloraziona va dal
bruno - giallastra a bruno seppia, con 5 - 7 strisce
longitudinali sul corpo e 2 oblique sull’ opercolo; le
strisce tendono a divenire indistinte negli adulti;
presenza di una larga macchia dorata sui fianchi, al di
sotto dei primi 6 - 7 raggi spiniformi della dorsale,
nei soggetti adulti (la macchia scompare dopo la morte
del pesce). Vive nel Mediterraneo: specie comune nel
bacino orientale e sulle coste africane; nelle acque
italiane comune solo in Sicilia. Atlantico orientale. Ha
una discreta importanza sui mercati dell’ area
mediterranea e viene commercializzata fresca o
congelata.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Lupesca ‘e funtale o Sguette;
Liguria: Dotto
o Smirdo;
Puglia:
Dottu;
Sicilia:
Precchia di mari imperiali, Tenca o Jatta;
Veneto:
Cerna, Gernia,
Gernia
niedda;
Francese:
Badèche;
Greco:
Stira;
Spagnolo: Falso
abadejo;
Tunisino:
Mennani.
Ricette: n. 23 e 24
(Secondi)
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28)
Cernia nera
(Epinephelus caninus)
La Cernia nera è la meno comune tra le cernie del
mediterraneo ed è anche la più grossa può arrivare fino
a un metro e mezzo di lunghezza e 120 chili di peso.
Vive sui fondi sabbiosi del fango e si ciba di pesci e
invertebrati. Ha una corporatura tozza
moderatamente compresso e la testa grossa. Si
trova in acque algerine e tunisine raramente altrove. Le
su carni sono bianche e ottime. Viene commercializzata
sia fresca che congelata.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Tunguni;
Sicilia:
Ciregna di funnali o Tincuni di petri;
Francese:
Mérou noir;
Greco:
Rophos;
Tunisino:
Mennani.
Ricette: n. 23 e 24
(Secondi)
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29)
Cheppia
(Alosa fallax nilotica)
La Cheppia della
famiglia dei clupeidi (sardina, acciughe ecc,) ha un
corpo fusiforme ovalizzato sul ventre ricoperto di
grosse squame e la carena ventrale appuntita, la pinna
dorsale posta nella parte centrale e la bocca grande che
supera il bordo posteriore dell'occhio. Il colore è
verde-azzurro sul dorso, argentea lateralmente e sul
ventre. Lunghezza 30-60 cm. E’ molto comune in Adriatico
e risale i fiumi nel periodo della riproduzione e viene
pescata con reti e bilancini. Non ha molto interesse
commerciale ma si trova fresca, essiccata e affumicata.
Si può mangiare anche alla griglia stando attenti alle
lische.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Alosa, Saràca, Salacca, Leccia ;
Liguria: Laccia,
Cipra o Cipa; Marche:
Cepa, Ceppa, Chieppa, Sardone;
Puglia: Alosa,
Chieppa, Cieppa, Renghe ianche;
Sardegna: Arengara o
Sabota; Sicilia:
Alosa, Saraca, Latumeddu;
Veneto: Cépa, Ceppia, Chieppa, Cheppia, Agon,
Sardéna, Sardòn;
Venezia Giulia: Ceppa, Sardella salvatica;
Francese: Alose
feinte; Inglese:
Twaite shad o Alewife;
Spagnolo: Saboga;
Tunisino: Shbouka.
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30)
Chiocciola marina
(Monodonta Turbinata)

La Chiocciola marina
è un gasteropode (lumaca) molto comune che
vive tra gli scogli, ha una conchiglia robusta con
ornamentazioni formate da macchi simili a rettangoli di
colore rosso o blu su un fondo biancastro. Ha dimensioni
di 2.5 cm. Sono buone sia bollite per antipasto che in
sautè e possono essere usate anche nelle zuppe.
Nomi regionali o stranieri:
Sicilia:
Babaluci di mari
Veneto, Venezia Giulia:
Caragolo;
Francese:
Bigorneau;
Greco:
Trochos;
Inglese:
Top-shell;
Spagnolo:
Caracul gris o Caramujo.
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31)
Cicerello
(Gymnammodites cicerellus)
Il Cicerello è un
pesce che interessa poco i consumatori, anche se non è
male fritto, ma è essenziale per la dieta degli altri
pesci, della famiglia degli Ammotiditi esso ha un
corpo molto allungato, serpentiforme ricoperto di squame
nella parte posteriore del corpo. Con il muso a punta
con mascella inferiore più prominente della superiore
entrambe prive di denti. E' sprovvisto di pinne
ventrali, è presente una sola pinna dorsale molto lunga,
una pinna anale, pinna codale piccola e forcuta. La sua
colorazione è verde-azzura sul dorso, più argentea sui
fianchi, biancastra sul ventre. Lunghezza 16-18 cm. Vive
sui fondali sabbiosi nascondendosi nella sabbia. Si
pesca con reti a strascico. Specie comune nel
Mediterraneo e nell'Atlantico orientale. Buono fritto o
in saor con cipolle ed aceto.
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Cirimbirru o Cicirello;
Campania: Alluzzetiello o Brigante;
Liguria: Ratto o Rattin;
Sardegna: Cixireddu;
Sicilia: Cicireddu,
Russuliddu (novellame);
Francese: Cicerelle;
Inglese: Sand-eel ;
Spagnolo: Barrinaire
o Sonso (Catalano).
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32)
Cocciola o Cuore edule
(Cardium edule)
 La Cocciola o Cuore edule è
un mollusco bivalve a forma di cuore di 5 cm circa di
diametro con costole non molto marcate e striature, di
colore chiaro o a volte bruno. Vive nei fondi fangosi.
Le carni sono abbastanza apprezzate e deve essere
commercializzato vivo e la conchiglia deve essere
chiusa. Si mangia spesso crudo o si fanno aprire in
padella e si usano come antipasto.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Cocciola 'e fango, Cozzola galluccio, Cocciola 'e sciumo,
Cocciole'e Pusilleco;
Liguria: Muìa o Arsella;
Marche: Canestrello;
Puglia: Cozzola
riale, Galluccieddo, Nuce de mar;
Sicilia: Arcella,
Adduzzu, Cocciuta o Cutignina;
Toscana:
Cuore, Coretto o Tellina;
Veneto: Capa margarota, Capa tonda di valle;
Venezia Giulia: Cape
marzarote o Capa tonda;
Francese: Coque;
Inglese: Cockle;
Spagnolo: Berberecho;
Turco: Acivades.
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33)
Conchiglia di San Jacopo o Cappesante
(Pecten jacobaeus)
La Conchiglia di San
Jacopo è un mollusco (chiamato anche ventaglio per
la sua forma) che si muove nell’acqua aprendo e
chiudendo le valve pertanto il muscolo che unisce le due
valve è grosso e forte. Dalla cerniera si estendono
16/18 coste divise tra loro da spazi intercostali. La
valva superiore all'esterno ha colorazione
bruno-rossiccia, la valva inferiore è biancastra;
all'interno colore biancastro al centro sino a divenire
bruno-rossiccia verso i margini. Vive sui fondali
arenosi. E' specie diffusa nel Mediterraneo e
nell'Atlantico orientale.Le sue carni sono gustose e
possono essere consumate sia crude che cotte. In
commercio si trovano anche congelate. Ha due parenti più
piccole Chlamys apercularis che ha una ventina di
coste rispetto alle 14 o 16 del Pecten, e
Chiama varia che di coste neha una
trentina.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Pellerina, Cocciola pellerina, Cozza di San Giacomo,
Cozza di San Iacovo;
Liguria: Pellegriné;
Marche: Cappa pellegrina;
Puglia: Canestriello,
Pelegrine, Cozza gignàcula;
Sardegna: Cocciula pilligrina, Cocciula de
pellegrinu, Cozzula de pellegrinu;
Sicilia: Cocciula
pellegrina o Pettini;
Veneto: Capa-santa, Santarela, Pelegrina;
Venezia Giulia:
Cappa santa, Capète, Pellegrina di San Giacomo;
Francese: Coquille
Saint-Jacques; Inglese:
Pilgrin Scallop; Spagnolo:
Concha de peregrino o Petxina de pelgri (Catalano);
Turco: Tarak.
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34)
Corvina
(Sciaena umbra)
La
Corvina è un pesce di taglia media con corpo alto e
dorso arcuato rcicoperto di squame, la prima pinna
dorsale è triangolare ed una profonda incisione precede
la seconda pinna dorsale. La bocca è piccola,
orizzontale collocata sul lato inferiore del capo; il
mento è senza barbigli. La colorazione è bruno scura con
dei riflessi metallici o dorati, quasi nera sul dorso;
sulle pinne pettorali e sulla anale ci sono dei bordi
bianchi. I giovani sono scuri con pinne dorsali e
ventrali lunghe. La corvina ha abitudini notturne e vive
in gruppetti; i movimenti delle pinne sono molto lenti.
La sua colorazione è bruno-grigiastra con riflessi
metallici, pinna anale e ventrale nerastre. Ha una
lunghezza 30-50 cm ed esistono esemplari che raggiungono
anche i 10 chili e una lunghezza di 70cm. Vive a poca
profondità su fondali rocciosi. Viene catturata con
nasse e lenze ed interessa la pesca sportiva praticata
con il fucile. E’ diffusa nel Mediterraneo e
nell'Atlantico orientale.La carne non è molto pregiata
poiché poco saporita e poco consistente e viene
commercializzata fresca, congelata, salata, essiccata ed
affumicata. E’ buona preparata sfilettata fritta o alla
Matalotta (vedi salse).
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Schifaro o Curveddu niru; Campania: Cuorvo, Paparella,
Pesce cuorvo, Lavica; Liguria:
Cappa nigra, Coubo, Pescio corbo, Pescio corvo,
Pescio corvoloca, Locca, Crou, Corvo di scoglio;
Marche: Corvo o Lodola;
Puglia: Cuèrve, Gatte,
Curviellu, Cuòrve de mare;
Sardegna: Carbaghi, Curbaghiu, Corbagliu, Umbrina
impiriali; Sicilia:
Acula, Aculotta, Pisci àcula, Agùia, Serrania
niura o nigra; Veneto:
Corbo de sasso, Ombra, Ombria,Umbria, Ombrela;
Venezia Giulia: Corbél,
Corbél de sasso, Corbo d'aspreo, Ombrèla;
Francese: Corb, Corb
noir, Corbeau noir, Corbeau de mer, Coracin noir, Pei
quoua, Peis coua; Inglese:
Black-Umber; Spagnolo:
Corvallo o Corba (Catalano);
Tunisino: Ghrab.
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35)
Costardella
(Scomberesox saurus)
La Costardella è un
pesce degli sgombridi compresso ai lati, con le pinne
dorsale e anale molto arretrate verso la caudale; la
mascella e la mandibola si prolungano in una sorta di
becco, nel complesso assomiglia molto all’aguglia ma ne
differisce per il fatto che il “becco” è leggermente
ricurvo verso l’alto ed è più panciuta. Dietro alla
pinna dorsale ed anale si trovano delle pinnule. La
colorazione è verde-blu sul dorso, argentata sui fianchi
e sul ventre. Le pinne dorsale e caudale sono grigie,
bianco giallastre le altre, sotto le pinne pettorali è
visibile una macchia blu. Si pesca con le reti a
circuizione. Particolarmente apprezzata in Sicilia dove
fritta e condita con olio ed aceto costituisce un piatto
tipico, si consuma solitamente fresca. Sono
ottime fritte e vi si può aggiungere un po’ di
Mattarocch (Vedi Salse).
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Agora
forestiera;
Liguria:
Gastadello o Gaggiardella;
Marche: Agora
forestiera;
Puglia:
Custurdieddu, Luzzu o fals acr;
Sardegna:
Caustaregliu;
Sicilia:
Cristaredda o Tistaredda;
Francese:
Balaou;
Inglese: Saury
o Skipper;
Spagnolo:
Paparda o Trumfau (Catalano);
Tunisino:
M’sella.
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36)
Dattero di mare
(Lithophaga lithophaga)

Il Dattero di mare è un mollusco bivalve di forma
molto allungata somigliante ad un dattero. Sulla faccia
esterna delle valve sono ben evidenti le linee di
accrescimento, che appaiono come sottili striature
concentriche e radiali. Il guscio è leggero e ricoperto
da una fine membrana molto aderente; il lato esterno
delle valve, durante la permanenza in mare, è
fosforescente la lunghezza massima è di 10 cm.
Specie comune nel Mediterraneo e nell'Atlantico
orientale dove vive attaccato alle rocce nelle vicinanze
dei litorali. la pesca è molto invasiva e distruttiva
nei confronti degli ambienti e dei litorali rocciosi che
ospitano i datteri perciò è vietata, cosi come è vietata
la commercializzazione.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Dattero di pietra, A tarla e dint'e' scoglie;
Liguria: Dattao de
ma; Puglia: Dàttere
de mare; Sicilia:
Cannulicchi; Francese:
Datte de mer; Inglese:
Date-shell; Spagnolo:
Datil de mar;
Tunisino: Tmar el bahr.
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37)
Dentice
(Dentex dentex)
Il Dentice è un pesce della famiglia degli
sparidi dal corpo alto,
robusto e compresso; il capo è massiccio, con profilo
dorsale quasi rettilineo nei giovani e arrotondato negli
adulti. Ha 4 denti canini ben evidenti su entrambe
le mascelle. Possiede pinne pettorali appuntite e lunghe
di colore rosato; la pinna dorsale è bruno rosata,
mentre le ventrali sono giallognole. La colorazione è
grigio azzurra, iridescente sul dorso, con numerose
macchie scure e con riflessi argentati lungo i fianchi;
soprattutto sul capo sono presenti macchiette più scure
e altre color azzurro vivo. I giovani esemplari hanno
una sfumatura rosea che diventa azzurra con il tempo.
Può raggiungere il metro di lunghezza e i 12 Kg di peso,
ma comunemente è circa 30 cm. Vive in prossimità della
costa su fondi rocciosi, sabbiosi e in praterie di
Posidonia, a profondità variabili dai 15 ai 160 m; solo
allo stadio giovanile vive in gruppi preferibilmente su
fondi molli e ricchi di alghe e presenta una colorazione
rosea che perde man mano durante l'accrescimento. Gli
adulti preferiscono le scogliere e in inverno scendono a
maggiori profondità, fino a 200 m. Molto diffuso nel
Mediterraneo. Viene catturato con reti da posta, nasse e
con lenze da fondo; raramente viene pescato con reti a
strascico. E’ una preda ambita dai pescatori subacquei.
Pesce magro e facilmente digeribile, ha carni bianche
pregiate , sode, dal sapore delicato molto apprezzate
dai consumatori. Viene venduto fresco e congelato. Per
me il modo migliore per cucinarlo è alla griglia ma è
ottimo anche al forno (Vedi ricetta Pagro) o alla
Matalotta (vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Dentice o Denticuozzo;
Liguria:
Dentexu o Lente;
Puglia:
Dotto, Dottori Etere, Dentat;
Sardegna:
Dentul o
Dentixi;
Sicilia:
Lentici, Rentici o Dintatu;
Veneto
e Venezia Giulia:
Dental;
Francese: Denté;
Inglese: Dentex;
Spagnolo:
Denton o Dentol (Catalano);
Tunisino:
Dendiq.
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38)
Dentice Corazziere
(Dentex gibbosus)
Il Dentice corazziere vive in acque meridionali
calde, pesce splendido e fiero è dotato di una pinna
dorsale assai particolare con il primo raggio più lungo
degli altri, una specie di cresta, e rispetto al dentex
dentex presenta una gibbosità sulla fronte che aumenterà
con l'età. Questo pesce di taglia massima attorno ai 20
chilogrammi è raro nei nostri mari, saltuariamente viene
catturato con i palamiti in Italia meridionale. Specie
molto pregiata, non frequente sul mercato;
commercializzata fresca, congelata ed essiccata. Anche
questa specie è ottimo alla griglia ed buono anche al
forno (Vedi ricetta Pagro) o alla Matalotta (vedi salse).
.Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Pauru dentatu o ‘ncurunatu;
Sicilia: Pauru masculinu
o cu la cricchia; Veneto:
Dental de la corona; Francese:
Gros denté rosé o Denté couronné;
Spagnolo: Sama de pluma;
Tunisino: Pagre royal.
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39)
Dentice occhione
(Dentex macrophthalmus)
Il Dentice occhione evidenzia rispetto ai
presententi due grandi occhi ed una lunghezza massima di
35 cm. Il corpo è ovale, corto, coperto di squame
abbastanza grandi, stese pure sulle guance e sui pezzi
opercolari. La testa è relativamente breve e l'occhio
molto grande. Il muso è corto e rincagnato. La bocca è
obliqua e l'estremità posteriore del mascellare arriva
alla altezza del margine anteriore della pupilla. Nella
mascella superiore ha due denti caniniformi per lato ben
sviluppati. Nella mandibola vi sono frontalmente due
serie di cinque canini, una per lato, seguiti da
un'unica serie di dentini conici. Il colore è di un
rosso intenso specialmente sul dorso. Vive in acque
profonde ed è gregario. Non risale mai al di sopra dei
40 metri di fondale. Si pesca con palangresi di fondo e
con la rete a strascico. Anche questa specie è ottimo
alla griglia ed buono anche al forno (Vedi ricetta Pagro)
oppure alla Matalotta (vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Liguria: Bucca
ruga o Sciamma;
Puglia:
Letrinu;
Sicilia:
Dintadu, Occhiu beddu, Vucca russa, Budicaru;
Francese: Denté
aux gros yeux;
Spagnolo:
Cachuco;
Tunisino:
Guerfal.
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40)
Donzella
(Coris julis)
La
Donzella è un pesce dai colori stupendi, ha il corpo
affusolato e un po’ compresso. La testa è lunga con muso
appuntito, bocca piccola fornita di denti affilati..
Pinna dorsale con i primi raggi spinosi più lunghi. Le
femmine hanno il dorso marrone e il ventre bianco mentre
nei maschi i colori sono più appariscenti (foto). Lungo
i fianchi decorre una banda gialla marrone compresa tra
due bianche. Pinne impari gialle - arancioni. I maschi
adulti hanno il dorso verde, blu o bruno e il ventre
bianco - giallastro ed i fianchi ornati da banda sinuosa
rossa - arancione.Abita i fondi rocciosi e le praterie
di Posidonia, da pochi metri fino a 120 m, ma più
sovente fino a circa 60 m di profondità. Carne fine e
gentile, ottimi fritti. Bisogna comprarli freschissimi.
Vengono usati per le zuppe.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Cazzillo ‘e rre, Pinto ‘e rre;
Liguria: Tordo de
scheggio, Ziguella, Mincia, Maravizzo Membro di re;
Puglia: Sciurie,
Salveteddre o Cedaine;
Sicilia: Cazzurei, Minchia di re, Viola e Viriola;
Toscana: Girasole e
Nicchio di re; Veneto:
Donzella o Papagà; Venezia
Giulia: Pesce di re, Cazzo di re o Girella;
Francese: Girelle;
Greco: Ghylos; Inglese:
Rainbow wrasse; Spagnolo:
Julia o Doncella; Turco:
Gun baligi.
Ricette: n. 14, 35, 76 e 91 (Secondi)
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41)
Favollo
(Eriphia verrucosa)
Il Favollo è un granchio molto robusto, ha il
carapace appiattito, armato di 6 spine di cui alcune
bifide, frontalmente è dotato di spine da 4 a 6
tubercoli. Ha 10 zampe, 5 per lato con la prima
coppia anteriore chiamate chele, che fungono in alcune
specie da arma di difesa. Raggiunge una lunghezza di 10
cm e 12 di larghezza.La colorazione è marrone scura ed è
leggermente peloso. Vive sulle rocce tra buche e
fenditure delle pareti rocciose e sotto i sassi, dalla
zona di marea fino a 10 metri di profondità. E’ diffuso
in tutto il Mediterraneo. Buono da mangiare bollito da
sgranocchiare ma si può usare anche nelle zuppe.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Rancio ‘e scoglie o ‘e pertuse, Papiro peluso;
Puglia: Corsaro o
granzuni; Sardegna:
Pilurzia; Sicilia:
Aranciu pilusu; Veneto:
Granciporro Tasca o Pauro;
Francese: Eriphie o Pelou;
Spagnolo: Cangrejo
moruno.
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42)
Fieto
(Stromateus fiatola)
Il
Fieto o Leccia bastarda è un pesce molto scarso nei
mari italiani ma sarebbe importante se ce ne fossero di
pù infatti si nutre anche di meduse e sappiamo quanto
queste siano fastidiose. Il corpo è alto e compresso, la
testa alta ed il muso corto con profilo arrotondato. La
bocca terminale, piccola. Il colore va dal blu a
brunastro con macchie scure sul dorso mentre il ventre è
argenteo e biancastro. Viene commercializzato fresco e
le sue carni sono discrete. Si può cuocere alla griglia
spennellato di Ammogghiu (vedi salse) o fritto.
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Alicella o Lampruzza; Liguria:
Leccia bastarda o Pesce fiasco;
Marche: Alice piccola o pesce figa;
Puglia: Pernice;
Sardegna: Indorada;
Sicilia: Sciatula o
Pisci sapuni; Francese:
Fiatole; Inglese:
Pomfret; Spagnolo:
Pampano; Tunisino:
Elmiss.
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43)
Gamberello o Gambero delle rocce
(Palaemon serratus)
Il Gamberello vive in acque poco profonde in
vicinanza delle coste. Ha il corpo traslucido e
raggiunge una lunghezza massima di 7 cm. Il corpo è
attraversato da bande tenui di vario colore che vanno
dal verde al rossiccio. E’ facile incontrarli lungo
tutte le coste del Mediterraneo. Sono ottimi da
mangiare.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Gammaro gentile; Liguria:
Gambao o Macotto; Puglia:
Ammarjedde o Rammarielle;
Sicilia: Gambero formicolito o Ammareddru;
Toscana: Maggese;
Francese: acrevette
rose; Inglese:
Common Prawn; Spagnolo:
Quisquilia o Camaron;
Tunisino: Gembri.
Ricette: n. 18-25-26
(Antipasti)
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44)
Gamberetto grigio o della sabbia
(Crangon Crangon)
Il
Gamberetto grigio è un crostaceo molto umile ed
anche uno dei più piccoli. Ha una lunghezza media di 5 o
6 cm e massima fino a 9 cm. Come tutti i gamberi ha il
cefalotorace allungato a forma conica, decapode con il
primo paio di piedi a forma di pinza che non si chiude,
rostro scanalato con punta tondeggiante e due antenne
filiformi. Il colore e grigio-bruno. Si pescano con reti
a strascico in tutto il Mediterraneo sui fondali
sabbiosi e su praterie costiere entro i venti metri di
profondità, molto presente nelle lagune e negli estuari
dei fiumi. In due minuti si cuociono e sono ottimi come
antipasto.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Gammariello o Ammere a rena;
Liguria: Gambao; Puglia:
Iammariello o Rammariello;
Sardegna: Saldarola;
Sicilia: Ammareddru;
Veneto,Venezia Giulia: Schila;
Francese: Crevette grise;
Greco: Psili garida;
Inglese: Brown Shrimp o
Shrimp; Spagnolo:
Quisquilia gris; Tunisino:
B’rgouth bahr.
Ricette: n. 18-25-26
(Antipasti)
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45)
Gambero imperiale o Mazzancolla
(Penaeus Kerathurus)

Il Gambero imperiale o
Mazzancolla è uno dei gamberi migliore. Come
tutti i gamberi ha il corpo coperto da carapace e
compresso lateralmente. Ha un rostro con 10-11
dentelli e due lunghe antenne filiformi e la coda a
forma di ventaglio. Il colore è marroncino grigio con
riflessi gialli e rossastri. Può raggiunger un lunghezza
massima di 22 cm. Vive tra 20 e 50 m di profondità, vive
sepolta durante il giorno nei fondali sabbiosi costieri
prossimi alle foci dei fiumi. Le sue carni sono
eccellenti e si trovano in commercio sia freschi che
congelati.
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Gambero mazzigognu; Campania:
Mazzacuognu o Gammaro ‘e funnale;
Liguria: Sparnocchia;
Puglia: Ammaro o Lammaro;
Sicilia: Ammaru
imperiali; Veneto,Venezia
Giulia: Granzo;
Francese: Caramote o Grosse crevette;
Greco: Garida;
Spagnolo: Langostino o
Llangosti (Catalano); Tunisino:
Gembri kbir o crevette royale.
Ricette: n. 33 e 34 (Secondi)
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46)
Gambero rosa o bianco
(Parapenaeus longirostris)

Il
Gambero rosa o bianco è il crostaceo più comune
del Mediterraneo ed anche il migliore dal punto di vista
è il crostaceo più comune del Mediterraneo ed anche il
migliore dal punto di vista organolettico ha carni molto
buone e dal gusto delicato, ma il valore economico è
inferiore rispetto ad altri peneidi. Viene
commercializzato sia fresco che congelato. Come tutti i
Peneidi il corpo del gambero rosa è compresso
lateralmente e la parte anteriore è ricoperta da un
carapace da cui si diramano 13 paia di appendici. Sul
carapace è presente un caratteristico dente che permette
di distinguere facilmente il gambero rosa dagli altri
Peneidi; sulla superficie laterale sono presenti due
suture longitudinali ben evidenti. La superficie esterna
del gambero rosa è praticamente liscia e priva di
setole. Il rostro del gambero rosa è diritto o appena
sinuoso e leggermente incurvato verso l’alto, dotato di
5-9 spine nella parte dorsale e privo di spine in quella
ventrale. Il rostro prosegue posteriormente in una
carena fin quasi al bordo del carapace. Gli occhi sono
peduncolati e privi di tubercoli. Può raggiungere una
lunghezza massima di 15 cm. La colorazione è
rosa-arancio tendente al rosso-violaceo sul carapace e,
soprattutto, sul rostro. Il gambero rosa vive in acque
piuttosto profonde e viene pescato principalmente con
reti a strascico e rappresenta un’importante specie
commerciale per le flotte di tutti i paesi Mediterranei.
Nomi regionali o
stranieri: Sicilia:
Ammaru biancu; Francese:
Crevette rose du large; Greco:
Garidaki; Spagnolo:
Gamba (Catalano); Tunisino:
Gembri sghir.
Ricette: n. 18-25-26
(Antipasti) 2-47-59-60-71-74 (Primi) 7-33 (Secondi)
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47)
Gambero rosso
(Aristeus antennatus)
Il
Gambero rosso del mediterraneo è una specie
demersale, predilige fondi fangosi e vive tra i 200 e
1000 m, ma è più comune a profondità comprese tra i 300
e gli 800 m. Vive in banchi e si nutre di piccoli
organismi animali e vegetali. Il Gambero rosso del
mediterraneo è di taglia media, con corpo compresso
lateralmente, costituito da una parte anteriore
(cefalotorace) ed una parte posteriore (addome)
segmentata. Il cefalotorace è ricoperto di una robusta
corazza (carapace) con numerose spine ed è provvisto di
13 paia di appendici, tra cui un paio di antennule, di
antenne, di mandibole, 2 paia di mascelle, 5 paia di
arti per la locomozione (o pereiopodi). Quattro paia di
pereiopodi terminano con una piccola pinza. Il
cefalotorace è seguito dalla regione posteriore o
addome, che è costituita da 6 segmenti articolati, lisci
ed intersecati longitudinalmente da una piega, di cui i
primi 5 sono muniti ciascuno di un paio di appendici per
il nuoto (pleopodi) ed il sesto è formato da appendici a
lamelle (uropodi) e termina con un ventaglio. Il
carapace è armato da un rostro munito nella parte
superiore di tre denti. Il rostro presenta un dimorfismo
sessuale (più lungo nelle femmine), particolare che
permette una sommaria identificazione del sesso. I
grossi occhi sono localizzati su un peduncolo sotto il
rostro e che sormonta l'apparato boccale.La colorazione
del corpo è rosso-chiara o rosea, con sfumature violacee
nella parte superiore del carapace e lungo le giunture
dei segmenti dell'addome. La lunghezza massima di questa
specie è di circa 22 cm, comune a da 10 a 18 cm. Viene
pescato con reti a strascico e si trova in commercio sia
fresco che congelato. Le su carne sono ottime. I
pescatori di Mazara del Vallo consigliano, per tutti i
crostacei da loro pescati, quelli congelati a bordo in
quanto su essi usano meno conservante.
Nomi regionali o
stranieri: Campania:
Gammaru russo; Liguria:
Gambao rossuciaeo; Sicilia:
Ammaru russu; Francese:
Crevette rouge; Inglese:
Red Shrimp; Spagnolo:
Carabinero o Gamba Rosada (Catalano).
Ricette: n. 33 e 34
(Secondi)
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48)
Garizzo
(Spicara flexuosa)
Il
Garizzo ha corpo ovale, muso appuntito, occhi grandi
e il corpo ricoperto di squame. Si distingue dai
congeneri Maena o Centrachantus per la
lunghezza della testa che è uguale all’altezza del corpo
e per il diametro oculare che è maggiore. Il muso è più
appuntito di quello della mennola e la bocca, molto
protrattile, è un poco più ampia. La parte spinosa della
pinna dorsale è più alta della parte a raggi molli e
l'incisione tra le due parti è lievemente più
accentuata. La colorazione è grigio bruna sul dorso e
argentea sui fianchi, al centro del corpo al di sotto
della linea laterale si trova una macchia rettangolare
scura. Raggiunge una lunghezza massima di 21 cm il
maschio, 18 cm la femmina ma è comune da 10 a 18 cm. Le
femmine sono molto più chiare. È una specie ermafrodita
con inversione sessuale. Il maschio nel periodo
riproduttivo presenta una livrea nuziale particolare:
pinne ventrali scure e macchie e linee longitudinali blu
lungo il corpo. E' una specie gregaria non migratrice,
il cui habitat si estende verso profondità maggiori tra
i 70 e i 130 metri circa, su fondali in prevalenza
fangosi e si pesca con reti a strascico, reti a
circuizione, tremagli e con le nasse. Specie comune in
tutto il Mediterraneo, le catture maggiori vengono
effettuate in Liguria. Le sue carni sono buone
specialmente fritte e con il Mattarocch (Vedi salse).
Nomi regionali o
stranieri: Calabria:
Sgargi; Campania:
Spicaro; Lazio: Spigaro;
Liguria: Menua de fangu;
Marche: Minnola
schiavona; Puglia:
Nzimburu, Zammaredde o Sbirre;
Sardegna: Bocci sardau, ciarla o mascu de
ciuccara; Sicilia:
Spicaro, Spicareddu, Mammalucco; Macchettu o
Maccarruneddu (il novellame);
Toscana: Sigolo;
Veneto: Garisso, Gavizzo
o Menola bianca; Venezia Giulia:
Menola sciava; Francese:
Giarrell o Gerle; Inglese:
Pickarel; Spagnolo:
Picarel o Gerla.
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49)
Gattopardo
(Scyliorhinus stellaris)

Il Gattopardo appartiene all’ordine degli
squaliformi di piccola taglia raggiunge infatti una
lunghezza massima di 120 cm è normalmente di colore
grigiastro o bruno cinereo con macchie scure abbastanza
grandi. Ha il muso corto e arrotondato, gli occhi
allungati orizzontalmente. Vive nei fondali rocciosi ed
è abbastanza comune in tutto il Mediterraneo. In cucina
può sostituire il Palombo, buone le polpette.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Gattuccia;
Campania:
Sgatto o Sgattolo;
Liguria: Gatta
d’argua o Gattusso;
Marche:
Gattuccia;
Puglia:
Iattu, Liobardo, Staddotu;
Sardegna:
Ganiottellus, Gattu cinturini, Gattu steddari;
Sicilia:
Labardu o Cazzuni;
Veneto:
Gatta nostrana e Gatta d’asprea;
Venezia Giulia:
Gatta o Gatta schiava;
Francese:
Grande roussette;
Inglese: Nurse
hound o Huss;
Spagnolo:
Alitan o Gatvaire (Catalano);
Tunisino:
Qattous.
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50)
Gattuccio
(Scyliorhinus canicula)
Il Gattuccio è, a
tutti gli effetti, un piccolo squalo, molto vorace, ma
non pericoloso per l'uomo. Può arrivare a una lunghezza
massima di settantacinque/ottanta centimetri. La bocca
è, come tutti gli squali, situata sotto la testa ed è
fornita di numerosi denti, piccoli e con un numero di
punte variabile. Il corpo è slanciato e fusiforme,
assottigliandosi gradualmente verso la coda; il muso è
arrotondato e gli occhi sono ovali, senza membrane
nittitanti e hanno una spessa piega della pelle lungo il
margine inferiore. Le aperture branchiali sono cinque,
piccole, e le ultime due sono situate sopra la pinna
pettorale. La pelle è ruvida e un tempo veniva usata per
levigare il legno, l'alabastro e il rame. Le pinne
dorsali sono due; la prima in posizione posteriore a
quella ventrale, la seconda in posizione immediatamente
posteriore a quella anale. La pinna caudale è dritta ed
è rivolta verso l'alto in maniera quasi impercettibile e
il lobo superiore è molto più stretto di quello
inferiore. Il dorso è bruno rossastro, grigio o
giallo-grigio con molte macchie piccole e nere, talvolta
persino bianche, disseminate per tutto il corpo. Il
Gattuccio è oviparo e le sue uova hanno forma
rettangolare, essendo contenute in capsule trasparenti
di colore bruno giallastro, lunghe da cinque a sei
centimetri e larghe da due a tre centimetri. Le uova
sono ancorate al fondo tramite delle appendici situate
agli angoli della capsula, a forma di viticci, che si
appendolo alle gorgonie del fondo. Il Gattuccio è comune
nel Mediterraneo, nell'Atlantico orientale, a nord fino
alla Norvegia e a sud fino al Senegal. Predilige i
fondali sabbiosi o fangosi, comunque nelle vicinanze di
scogli sommersi, dai tre ai quattrocento metri di
profondità. I Gattucci hanno abitudini notturne e di
giorno li si vede spesso adagiati sul fondo di tane più
o meno tortuose, mentre di notte si mette in caccia,
nutrendosi di animali che vivono al contatto con il
fondo. I luoghi più adatti a questi pesci sono i
fondali misti di scoglio ed alga, a diretto contatto
però, con le profondità elevate. Si cattura con reti a
strascico (in genere oltre i 100 m) ed abbocca
facilmente agli ami dei palamiti. Il Gattuccio è
commestibile e viene comunemente venduto, spellato,
insieme al palombo. In Sardegna è utilizzato per la “burrida”,
un piatto tipico cagliaritano. Fritto è ottimo ma
è buono anche in umido.
Ricetta della Burrida:
Nettate
il gattuccio, spellatelo, sventratelo e tagliatelo a
pezzi e fatelo bollire (insieme al fegato) in abbondante
acqua salata aromatizzata con aglio e alloro. Prendete
il fegato lessato, mettetelo in un mortaio e riducetelo
in poltiglia, amalgamandolo con delle noci finemente
tritate. A parte preparate un soffritto con una cipolla,
finemente tritata, nell'olio d'oliva. Unite al
soffritto il pesto di fegato e noci, peperoncino a
piacere, qualche foglia di alloro e un po’ di aceto.
Fate cuocere per qualche minuto a fuoco basso, lasciando
che l'aceto sfumi e la salsa si addensi. Tagliate, nel
frattempo, il pesce lessato in piccoli tocchi e
disponetelo in un tegame di terracotta e coprire,
completamente, con la salsa preparata e ben calda.
Fate insaporire la preparazione al fresco senza
rimescolarla per circa 24 ore. Si può servire sia come
antipasto che come secondo piatto.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Jattopardu;
Campania:
Cacciottiello, Pardolle o Sguattulo;
Liguria:
Gattuso o Pinto-rousso;
Marche:
Gattina o Cagnola;
Puglia:
Cacciune, Salamme, Doabarda o Sguattu;
Sardegna:
Sanaculus;
Sicilia:
Jadduzzu o Cannulicchiu;
Veneto:
Gata o Gatta d’aspreo;
Venezia Giulia:
Gata de quarnero, Gata nostrana o Piunca;
Francese:
Petite rossette o Gat (Midi);
Inglese:
Dogfish o Roude hound;
Spagnolo:
Pintarroja o Gat (Catalano);
Tunisino: Kalb
bahr.
Ricette: n. 16
(Secondi)
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51)
Ghiozzo
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52)
Grancevola o Granzeola
(Maja squinado)

La
Grancevola o Granzeola è un granchio che vive in
tutto il Mediterraneo. Fornito di un carapace ovoidale
che può raggiungere una lunghezza massima di 20 cm.,
coperta di protuberanze, e dorso e zampe coperte di
peli. Ha quattro paia di zampe lunghe e arcuate che
terminano a punta e 2 chele lunghe, sottili,
apparentemente delicate, ma in realtà robuste e temibili
negli esemplari più grandi. Le su carni sono squisite e
molto pregiate. Si pesca sia a strascico che con
tremagli. Può sostituire benissimo l’Aragosta (Vedi
ricette) ed è buona anche in insalata..
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Rancio
fellone; Liguria: Faolo
o Grittun; Marche:
Granga; Puglia:
Suenne; Sardegna:
Marmotta o Pilaggiu; Sicilia:
Tarantola, Aranciu fudduni o cu li peri longhi;
Toscana: Margherita;
Veneto: Granseola o
Granzeola; Venezia Giulia:
Franzeola, Granzo o Musciarola;
Francese: Araignée o
Squinado (Midi); Inglese:
Spider crab; Spagnolo:
Centolla o Cabra (Catalano);
Tunisino: R’tila bahr.
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53)
Granchio comune o Carcino
(Carcinus meditterraneus)
Il Granchio verde
che si trova in tutto il Mediterraneo ha il corpo ovale
liscio con una seghettatura nella parte anteriore. Il
suo colore è verdastro sul dordo e giallo nella parte
inferiore ed una lunghezza di 7 – 9 cm . E’ munito
di cinque paia di zampe per lato, il primo paio
possiede due potenti pinze con le dita
dentate e appuntite che sono utilizzate per la difesa e
l'attacco. Nella laguna veneta esistono dei vivai dove
vengono immessi i granchi pescati in Adriatico in attesa
del cambio della muta, infatti sono molto apprezzati il
loro carapace è molle. Questi granchi molli (chiamati in
Veneto moleche) sono la base per una ricetta
molto apprezzata “Moleche alla Muranese”.
Ecco la ricetta: Togliere alle moleche le zampe,
disporle in un recipiente dove sono state sbattute
alcune uova intere. In pochi minuti i granchi
assorbiranno le uova e allora si tolgono dal recipiente,
si infarinano e si friggono nell'olio bollente.
Servitele ben calde.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Mammunacchia,
Rancitrilli o Rancio; Liguria:
Gritta o Granchio ripario;
Marche: Grancio;
Puglia: Rancetiello o
Kaure; Sardegna: Cavuru;
Sicilia: Vranzi o
Aranciu bonu; Toscana:
Granchiessa; Veneto e Venezia
Giulia: Granso, Granso bon, Spiantano (prossimo
alla muta) Capello (durante la muta) Moleca (subito dopo
la muta); Francese:
Crabe vert o Favouille (Midi);
Inglese: Shore crab;
Spagnolo: Cangrejo de mar o Cranc verd
(Catalano); Tunisino:
Aghrebe bahr.
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54)
Granchio melograno
(Calappa granulata)

Il Granchio Melograno
è l’unico rappresentante nelle acque italiane della
famiglia Calappidae, ed è comunemente conosciuta con i
più disparati nomi, tra cui ricordiamo Calappa, Granchio
melograno, Granchio vergognoso, Granchio gallo e
Granchio reale. Può raggiungere una taglia di 15 cm.
Predilige i fondali sabbiosi, più raramente quelli
ghiaiosi, vive in tutto il Mediterraneo. E' un granchio
che passa la maggior parte del suo tempo sotto la sabbia
lasciando sporgere all'esterno solo gli occhi. Ha un
carapace rotondeggiante, marroncino con noduli rosso
acceso. Le chele sono molto voluminose, dentellate
superiormente e strutturate in modo da poter essere
mantenute a contatto con la parte anteriore del
carapace. Il carapace è molto convesso e più stretto
nella parte anteriore mentre i bordi laterali sono
inizialmente seghettati e la parte posteriore porta
denti sviluppati sotto i quali il crostaceo può
ripiegare le appendici toraciche. Le chele, molto
grosse, hanno la parte interna appiattita. La parte
esterna è invece provvista di tubercoli e di una cresta
dentellata. La colorazione è giallognola con evidenti
macchie rosse in corrispondenza dei tubercoli. Questi
crostacei vengono anche detti “granchi vergognosi”
perché hanno l’abitudine di tenere le chele molto vicine
al carapace quando sono minacciati. Le zampe sono
sottili e lisci. Vive fino a 400 m di profondità
ed è
in tutto il Mar Mediterraneo.
E’ pescato con reti a strascico, da circuizione,
tramaglio, nasse, ma soprattutto con bilancette
innescate con pezzi di stoccafisso, in quanto la sua
carne, dal sapore molto delicato, è considerata in
alcune località una vera leccornia e lessato e fatto in
insalata, con olio e aceto, lo è.
Nomi regionali o stranieri: Non ho trovato nomi
dialettali, lo chiamano a
Mazara: Aranciu puma;
Francese: Crabe honteux o Coq de mer;
Inglese: Shamefaced crab;
Spagnolo: Cangrejo real,
Pessic o Crac rej (Catal.);
Tedesco: Schamkrabbe.
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55)
Granciporro
(Cancer pagurus)

Il
Granciporro è un grosso granchio con carapace più
largo che lungo, a forma di ampio ventaglio, la
superficie è liscia e priva di tubercoli. Può arrivare
ad una larghezza di 35 cm ed un peso di 3 Kg. Il suo
colore è marrone rossiccio. Ha quattro coppie di zampe
con peluria giallognola e 2 robuste chele, di colore
scuro nelle estremità delle due tenaglie. Ottimo bollito
e condito in insalata per antipasto.
Nomi regionali o stranieri:
Sicilia:
Aranciu di ferru;
Veneto
e Venezia Giulia:
Gransiporo;
Francese:
Touteau o Dormeur;
Inglese: Edible
crab;
Spagnolo: Buey;
Turco:
Pavurya.
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56)
Grongo
(Conger conger)

Il
Grongo è, come l’anguilla e la murena, un pesce
serpentiforme con il corpo molto allungato. Gli occhi
sono grandi e circolari. La bocca e' ampia,
profondamente incisa, munita di numerosi denti il cui
numero ed in rapporto all'età. Il suo corpo è liscio e
ricoperto da una sostanza mucosa, viscida al tatto. Il
suo colore dell'animale varia dal grigio-cenere al
nerastro. Il ventre è bianco sporco. Il margine
superiore delle pinne dorsale ed anale è nero. Può
raggiungere una lunghezza massima di 2,50 m e pesare
fino a 50 kg. E’ molto comune nel Mediterraneo e vive in
vicinanza della riva o in fondali fangosi fino a 100 m
di profondità e si cattura con palamiti, nasse e
naturalmente con lo strascico. Le sue carni sono buone e
molto saporose (sanno di selvatico), la parte che va
dall’ano fino alla coda non mangiatela perché è piena di
spine.
Il modo migliore per mangiarlo è stufarlo:
dopo averlo pulito e tagliato a tocchi, infarinarlo e
soffriggerlo, a parte preparare una salsa di pomodoro e
dopo averla cotta immergere dentro i pezzi di grongo e
lasciarlo cuocere a fuoco medio almeno per una ventina
di minuti aggiungendo nella salsa un rametto di
finocchio selvatico. Condire, con il sugo ottenuto, una
pasta fatta in casa.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Ruongo;
Liguria: Brunco o
Tiagallo; Puglia:
Ruenche; Sardegna:
Grongo macalleri o Luxenti;
Sicilia: Rungu, Runcu, Ciccimurri o Butticanali;
Francese: Congre o Fiela
(Midi); Inglese: Conger
eel; Spagnolo: Congrio o
Congre (Catalano);
Tunisino: Gringou.
Ricette: n.
14-16-35-36-74 e 91 (Secondi)
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57)
Lampreda
(Petromyzon marinus)
La Lanpreda è un pesce
anguilliforme corpo cilindrico che termina a punta,
compresso nella parte posteriore; doppia pinna dorsale,
situate sulla metà posteriore del dorso e assai vicine
tra loro, la prima, più bassa, ha forma subcircolare, la
seconda triangolare; bocca ovale con piastra sopraorale
munita di due denti vicini tra loro, piastra suborale
con 7-9 denti e 4 piastre labiali con due denti
ciascuna; colorazione dell'adulto bruno nerastra sul
dorso, a macchie scure su fondo giallo verdastro sui
fianchi, biancastro il ventre; nei giovani la
colorazione è uniformemente bruno chiara. La pelle,
nuda, è ricoperta dì muco vischioso. dimora presso la
zona litorale marina; specie anadroma, risale lungo i
fiumi nei periodo riproduttivo che ha luogo in zone con
corrente rapida e fondali ghiaiosi e sassosi; i giovani
vivono in acque fluviali calme con fondo fangoso fino
alla metamorfosi. E' una specie che sopporta notevoli
sbalzi di salinità e di temperatura e, pertanto, si può
trovare in acque dolci o salmastre, ma, anche, in mare
fino a 600 metri circa di profondità. Gli stadi larvali
si nutrono di plancton e quelli adulti sono parassiti di
altri pesci, di cui succhiano il sangue (forse loro
unico nutrimento). Non abboccano agli ami e vengono
raramente prese con le reti. Può raggiungere una
lunghezza massima di 90 cm. Hanno una carne più delicata
delle anguille e si cucinano allo stesso modo.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Zugapece;
Liguria:
Lamprua, Magna-peixe o Sussa-peixe;
Puglia:
Gianfreta o Sanguetta de mare;
Sardegna:
Sugapixi;
Sicilia:
Alampia, Alampina o Alampuia;
Veneto:
Sapiotto o Bigatto flauto;
Venezia Giulia:
Magna pegola;
Francese:
Lamproie o Sept yoeux;
Inglese: Sea
lamprey;
Spagnolo:
Lampreda de mar o Llampresa de mar (Catalano).
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58)
Lampuga
(Coryphaena hippurus)
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La Lampuga è l’unico
esemplare dei cofinedidi che vive nel Mediterraneo, a
causa delle differenze morfologiche visibili tra adulti
e giovani (che hanno il muso tondo), o tra femmine e
maschi (riconoscibili dalla forma gibbosa della testa),
in passato si pensò che fossero molte le specie della
famiglia dei Corifenidi alla quale viceversa la Lampuga
appartiene da sola. L’unico esemplare che vive nel
Mediterraneo (arriva fino a 1 m. e a 15 kg) è infatti la
"Coryphaena hippurus”. Grande differenza tra il maschio
adulto e la femmina sta nella forma della testa. La
pelle è coperta di piccole squame, gli occhi sono
piccoli e tondi, la bocca obliqua, le mandibole
prominenti paiono segnalare l’indole aggressiva e
mordace di questo pesce pelagico, che assale prede a
galla e a mezz’acqua. Il colore è l’aspetto più strano
di questo pesce bellissimo. Va dal blu all’azzurro e dal
verde al giallo con toni dorati. Ma perde questa
fantsmagorica pigmentazione subito dopo la morte e la
vivacità cromatica sfuma nel grigio. Le Lampughe vivono
in branchi in mare aperto lontano dalle coste, hanno
acrobatiche capacità natatorie e amando l’ombra i
pescatori le cercano sotto i corpi galleggianti
(tronchi, relitti, boe, altro) o creano un pagliolato
composto da canne, dette "le cannizze" che servono per
attirare le lampughe o "capuni". Si pesca tutto l’anno
al largo della Sicilia e della Sardegna, nelle acque
dell’Elba e nel Basso Adriatico. Ottime fritte in saor
(Vedi ricetta secondi spatola n. 68). Quelle grosse sono
buone al forno o in umido.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Lampuca o Pampano;
Liguria:
Pappagallo o Indorada;
Puglia: Capone
o Lambrucha;
Sardegna:
Cavaglia;
Sicilia: Capuni;
Veneto:
Catalusso o Ombria;
Venezia Giulia:
Cataluzzo;
Francese:
Coriphene;
Inglese:
Dolphin fish;
Spagnolo:
Lampuga o Llampuga (Catalano).
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59)
Lanzardo
(Scomber japonicus colias)
Il
Lanzardo è un pesce che somiglia molto allo
sgombro, ha però l'occhio molto più grande e un
corsaletto evidente, oltre alla presenza della vescica
natatoria; la prima pinna dorsale ha un numero minore di
raggi spinosi. La colorazione è simile a quella dello
sgombro verde-bluastra, ma ha le strisce vermicolari
nere del dorso più strette, più interrotte e meno
evidenti. Anche la presenza di macchie scure sui fianchi
argentati, lo differenzia dallo sgombro. Spesso si
rinviene una fascia dorata longitudinale, che va
dall'opercolo alla pinna codale. E’ presente in tutto il
Mediterraneo e si pesca come lo sgombro cioè con reti a
circuizione (ciancioli) con le lampare. Si trova in
commercio fresco, salato o sott’olio. E’ di grande
importanza, infatti, per l’industria conserviera. Ottimo
alla griglia servita con Ammogghiu o Salmoriglio (Vedi
salse)
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Polaurittu,
Strummu cucuzzaru, Mutuli;
Campania: Lacerto o Scurtone;
Liguria: Cavalla,
Cagnassa, Strombo; Lazio:
Maccarello, Cavalla o Ganzariolo;
Marche: Lanciardo o
Lucardo; Puglia: Culeo,
Maccarieddo, Lacerto, Lazarteo Scummarieddo;
Sardegna: Scumbru o
Pisci scurmu; Sicilia:
Uocchi ruossi, Strummu, Scurmu ucchiutu, varatulu,
ucchiazza o occhi grossi;
Toscana: Occhione;
Veneto: Lucardo, Lanzardo o Ganzariol;
Francese: Maquereau
espagnol o Cavallo; Inglese:
Chub mackerel; Spagnolo:
Estornino o Bisso (Catalano);
Tunisino: Skoumbri; Turco: Kolyoz.
Ricette:
n. 66 (Secondi)
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60)
Latterino
(Atherina mochon)

Il Latterino è un piccolo
pesce che vive in banchi in prossimità degli estuari.
Caratteristico è il suo colore argenteo, la sacca che
contiene le uova è di un argento vivo molto bella. Ha
una lunghezza massima di 15 cm. Ne esistono 3 tipi nel
Mediterraneo: oltre all’Atherina mochon c’è l’Atherina
hepsetus e l’Atherina boyeri. Viene confuso spesso con
l’acciuga dalla quale si distingue per avere due pinne
dorsali. Carni non molto pregiate è buono sia fritto che
bollito.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Augurette, Argendine o Lattarone;
Calabria:
Curunedda;
Campania:
Cecenielle o Lavone sardaro;
Marche: Agone o
Lucardo;
Sardegna:
Lattarina o sicretu;
Sicilia:
Attarina, Curunedda o Muccu;
Toscana:
Crogiolo sardinaro;
Francese:
Pretre o Siouclet;
Inglese:
Atherine o Sand-smelt;
Spagnolo:
Pejerrey;
Tunisino: Bou
chaiara;
Turco:
Gumus.
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61)
Leccia
(Lichia amia)

La Leccia è una
specie abbastanza comune nel Mediterraneo ha il corpo
allungato di forma romboidale molto compresso ai fianchi
ed il muso acuto. Ha 2 pinne dorsali la prima piccola e
spinosa, la seconda contigua e con la parte anteriore
più ampia di quella posteriore. La pinna anale speculare
rispetto alla seconda dorsale, anche come andamento
dell'ampiezza della pinna, pettorali e ventrali piccole
e poco allungate, caudale a due lobi ma non molto ampia.
Le pinne sono di colore grigio con le estremità nere. Il
corpo è di colore grigio-verdastro sul dorso, fianchi
argentei e linea laterale nerastra. Arriva fino a due
metri di lunghezza e a 50 kg di peso, molto frequente la
taglia commerciale di qualche kg (tra 40 e 100cm).
Predilige sia i fondali sabbiosi, ma spesso si porta
intorno alle secche rocciose per cacciare, che le acque
portuali e le foci dei fiumi che può risalire anche per
lunghi tratti. La Leccia è carnivora e le sue prede
preferite sono cefali (soprattutto vivi), triglie,
cefalopodi, sardine. Si cattura sia con le reti a
strascico, con i le volanti e con i palangari. In cucina
può sostituire benissimo il tonno. Il modo migliore,
secondo me, per gustarla è alla griglia servita con
Salmoriglio (Vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Cavagnola o
Aliciastra; Campania:
Liccia; Liguria: Serrena;
Lazio: Ombrina leccia;
Marche: Aliccia; Puglia:
Arciola o Lupina; Sardegna:
Lizzu o Sirviola; Sicilia:
Licciolu o Sibiola; Toscana:
Aluzzo; Veneto:
Lissa; Venezia Giulia:
Lisa; Francese:
Liche né-bè; Inglese:
Leerfish; Spagnolo:
Palometon o Palomida (Catalano);
Tunisino: Shabata;
Turco: Akya.
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62)
Leccia stella (Tracinotus
ovatus o glaucus)

La Leccia stella a
differenza della Lichia amia ha la prima pinna dorsale
formata da raggi liberi non uniti fra loro e tutte le
sono appuntite ed hanno una bordatura scura. Il colore è
grigio azzurro sul dorso, argentato sui fianchi.
Possiede da 3 a 6 macchie nere ovali lungo la linea
laterale. E’ anch’essa molto comune nel Mediterraneo è
carnivora come l’altra, si pesca con reti a strascico o
a circuizione. Le sue carni sono molto buone ed in
cucina si usa come la precedente.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Pesce facile;
Calabria: Cavigghiola
‘mperiali; Campania:
Ricciola; Liguria:
Leccia bastarda; Lazio:
Ombrina stella; Puglia:
Arciola o Lupina; Sardegna:
Sirviola; Sicilia:
Sfodero o Cionara; Toscana:
Pesce stella; Veneto:
Lissa; Venezia Giulia:
Lisa; Francese:
Palomine; Spagnolo:
Palometa blanca; Tunisino:
Shelbout.
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63)
Linguattola (Citharus
linguatula)

La Linguattola è un pesce
piatto dal corpo ellittico allungato; il muso è
appuntito e gli occhi sono situati sul lato sinistro del
corpo. Si distingue dagli altri pesci piatti per la
presenza di una spina sulla pinna pelvica. Può
raggiungere 25 cm di lunghezza ma comunemente si trova
da 10 a 20 cm. La colorazione è grigio-giallastra o
paglierino chiara translucida. Sulle coste italiane è
considerata abbastanza comune. Vive su sabbia e fango
fino a 300 m. di fondo, è carnivora e si pesca con le
reti a strascico. La sua carne non è molto pregiata, ma
fritta è ottima.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Suacia de fango;
Liguria: Pampaloti o
Petrale; Marche:
Zanchetta o Cianchetta;
Sardegna: Palaja;
Sicilia: Linguatedda., Tampa di funnu o
Tampicedda; Toscana:
Passara o Linguattola;
Veneto: Pataracia de quarnero;
Francese: Fausse limande;
Spagnolo: Solleta;
Tunisino: Balay.
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64)
Luccio di mare o Barracuda (Sphyraena
sphyraena)
Il Luccio di mare è
parente stretto del più famoso Barracuda, ha la forma
affusolata, il muso appuntito e la mascella inferiore
prominente. La bocca e provvista di denti molto aguzzi e
sottili. Il dorso è grigio bluastro o verdastro, lungo i
fianchi si trovano delle striature a banda scure, il
ventre è argenteo. Ha 2 pinne dorsali di cui la seconda
speculare e parallela a quella anale. Pinna caudale è
biforcuta. Può raggiungere 1 metro di lunghezza, comune
attorno ai 30/40 cm . Sempre più raro lungo le coste e
in bassi fondali, il Luccio marino pare prediligere i
grandi spazi liquidi e profondità sempre più
impegnative. E’ poco comune nel Mediterraneo e si pesca
o con lo strascico o con i palamiti. Io l’ho cucinata al
forno come la Palamita (Vedi secondo n. 48) ed è
risultato eccellente.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Schermo;
Calabria: Aluzzo;
Campania: Aluzzo;
Liguria: Lussao de mar o
Spigon; Sardegna: Luzu;
Sicilia: Luzzu;
Veneto e
Venezia Giulia: Merluzzo
salvadego; Francese:
Becune europeenne o Brochet de mer;
Inglese: European
Barracuda; Spagnolo:
Espeton; Tunisino:
Moghzel.
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65)
Lumachino Bombolino (Nassarius
mutabilis)
  |
Il Lumachino Bombolino è
un mollusco gasteropode con conchiglia tondeggiante a
spirale e con apertura di forma semicircolare. La
superficie esterna è liscia di colore giallo bruno e con
delle macchioline irregolari più scure. Vive nei fondali
sabbiosi e fangosi intorno ai 20 metri di profondità e
si trova in grandi quantità nella laguna veneta e nella
fascia costiera adriatica dove vengono pescati in
notevole quantità con reti a strascico ma soprattutto
con nasse o cestini a forma di tronco di cono, fatti di
metallo e rete, dentro le quali viene messa un’esca che
attira l'animale. Si vendono nei mercati ittici ma la
misura deve essere superiore ai 18 mm. e solo se vive e
fresche e, prima di essere vendute, non subiscono alcun
trattamento in quanto la loro alimentazione non è legata
alla filtrazione dell’acqua marina. Le carni, molto
buone, sono largamente consumate come antipasto in
sauté e gratin. |
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Cuccioletta o
Maruzzella; Marche:
Bombetto; Romagna:
Lumaghein; Veneto:
Bumbulin; Francese:
Nasse ceinture; Inglese:
Changeable Nassa; Spagnolo:
Mugarida lisa.
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66)
Magnosa o cicala di mare (Scyllarides
latus)
La Magnosa detta anche
“cicala di mare”, sistematicamente vicina alle aragoste,
è conosciuta anche con il nome di "batti-batti"
per il caratteristico rumore che faccio muovendomi nell’
acqua. Ha un corpo appiattito ed antenne foliacee,
piatte ed ovali, simili a palette, con il margine
anteriore liscio. La colorazione è brunastra con
sfumature blu (antennule, antenne ed arti). Può
raggiungere i 45 cm di lunghezza. Vive su substrati
rocciosi o detritici, a profondità compresa tra i 5 ed i
100 metri. Si confonde con l’habitat in cui vive perché
è ricoperta di una patina fangosa. Una specie simile, ma
di dimensioni minori (non oltre i 16 cm), è Scyllarus
arctus nota come “magnosella”, presente anche
all’interno delle praterie di Posidonia. Entrambe le
specie si sono notevolmente rarefatte e sono considerate
a rischio di estinzione. Le sue carne sono prelibate.
Trattatela, in cucina, come l’Aragosta.
Nomi
regionali o stranieri:
Calabria: Cicala;
Campania: Cicala ’e mare;
Liguria: Dormignosa o
Batti-batti; Sardegna:
Cicala; Sicilia: Cicala
Magnusa o Zoccolo; Veneto e
Venezia Giulia: Cicaleta de mar;
Francese: Grande cicale;
Inglese: Flat lobster;
Spagnolo: Cigarra;
Tunisino: Ziz el bahr.
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67)
Melù o Potassolo (Micromesistius
poutassou)
Il Melù è un pesce della
famiglia dei merluzzetti con corpo snello, allungato.
Bocca grande, con la mascella inferiore leggermente
prominente. Linea laterale quasi dritta, ricalcante il
profilo dorsale. La terza pinna dorsale la più lunga.
Pinna caudale con margine molto incavato, di colore
grigio-blu sul dorso, chiaro sul ventre, e lunghezza di
circa 35-40 cm. Vive nel bacino occidentale del
Mediterraneo ma è molto più diffuso in Atlantico
settentrionale dove pescato in abbondanza e viene
impiegata per la produzione di farina di carne e per la
produzione di bastoncini di pesce o viene venduto
affumicato. Le carni sono poco saporite e molli, non
viene apprezzato molto dal mercato, la sua importanza
commerciale varia a seconda delle regioni; si consuma
generalmente fresco. Si pesca con reti a strascico e con
i palamiti di profondità. Nelle catture della pesca a
strascico le taglie sono in genere comprese tra 10 e 30
cm, mentre esemplari più grandi vengono catturati con
palangari di profondità e reti da posta. Nell’Argentario
e precisamente a Porto Ercole dopo aver selezionato i
migliori esemplari, il "melù" viene sfilettato e, previa
salatura, posto ad essiccare. Le fiche maschie non si
trovano in commercio, si tratta di un prodotto
artigianale destinato totalmente all’autoconsumo. Le
fiche maschie a stocchetto, infatti, vengono preparate
dai pescatori a bordo dei pescherecci: vengono tese per
un giorno o due al massimo per l’essiccazione e poi
vengono consumate. Recentemente c’è stata una Sagra
delle fiche maschie organizzata dalla Polisportiva di
Porto Ercole per il rilancio della tipicità legata a
questo prodotto.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Morgano;
Campania: Lupara;
Liguria: Brazullo;
Marche: Morgano;
Puglia: Pesc sben;
Sardegna: Stocco;
Sicilia: Marduzza o
Luppinu; Toscana:
Stocco, Potassole o Fiche;
Veneto: Molo de parangal;
Venezia Giulia: Ocialone;
Francese: Poutassou;
Inglese: Blu whting;
Spagnolo: Bacaladilla;
Tunisino: Nazalli.
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68) Mennola (Maena
maena)
La Mennola è un pesce
della famiglia degli sparidi ed è polimorfa nel senso
che cambia sesso (da maschio a femmina).raggiunge circa
i 25 cm. di lunghezza, con colorito grigio, riflessi
azzurri metallici e una macchia nera caratteristica
sulla linea laterale, a metà corpo. I giovani sono molto
snelli ed i maschi adulti sono caratterizzati da una
specie di gibbosità. Il corpo è rivestito di squame
distribuite lungo tutto il corpo. La bocca è piccola,
obliqua, molto protrattile, con mascelle uguali e labbro
superiore abbastanza spesso, i denti disposti sulle
mascelle e sul vomere sono piccoli e puntuti. E'
una specie gregaria, non migratoria, che vive
nell'ambiente pelagico in vicinanza della costa dove si
concentra in zone più o meno ampie all'epoca della
riproduzione. E’ comune in tutto il Mediterraneo e si
pesca con reti a strascico o con reti di circuizione.
Carne non molto pregiata ma è buona sia fritta che
arrostita.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Mindola;
Campania: Menda o
Mindolo; Liguria: Menoa,
Menua da custi, Locu; Sardegna:
Matta-suldat o Bastarduni;
Sicilia: Minnula, Minuta o Biada;
Veneto: Menola bianca o
Maridola; Venezia Giulia:
Menola sciava o Maridola;
Francese: Mendole commune;
Inglese: Picarel;
Spagnolo: Chucla;
Tunisino: Zmeimra.
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69) Merlano (Merlangius
merlangus merlangus)
Il Merlano è un pesce dal
corpo snello allungato compresso ai lati, il capo è
stretto ed appuntito, sono comuni esemplari di 20-30 cm
ma può raggiungere i 50 cm.Possiede tre pinne dorsali
contigue, anche le pinne anali sono vicine, la caudale è
triangolare e concava all’estremità. Colore grigio
argenteo sul dorso, bianco o bianco argenteo su fianchi
e ventre. Presenta una macchia sulla base delle pinne
pettorali. Taglia comune tra i 30-40 cm, max 70 cm, Vive
in banchi nel Mediterraneo nord orientale, lungo
le coste tirreniche e adriatiche e nel Mar Nero;
predilige fondali fangosi fino ai 100 metri di
profondità. Si pesca con reti a strascico e le sue carni
sono ottime, particolarmente apprezzate per la loro
delicatezza; si consuma solitamente fresco sia fritto
che bollito servito con un tritato di prezzemolo ed
aglio, olio, limone e pepe.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Arface;
Liguria: Morgano;
Romagna: Mulet;
Sicilia: Pisci fica;
Veneto: Molo de parangal;
Venezia Giulia: Molo; Francese:
Merlan; Inglese: Whiting;
Spagnolo: Plegonero;
Tunisino: Nazalli.
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70) Mitilo
o Cozza (Mytilus
galloprovincialis)
Il Mitilo o Cozza è un
mollusco con la conchiglia divisa in due valve
(bivalve). La conchiglia è di carbonato di calcio
estratto dall'acqua di mare. Le valve sono tenute
insieme da un meccanismo a cerniera costituito da 3-4
dentelli. La singola valva ha forma di ovale allungato,
squadrato e cuneiforme, con bordo appiattito e ben
arrotondato su un lato ed appuntito con uncino terminale
lievemente curvato sull'altro. La superficie esterna
della valva è formata da sottili cerchi (accrescimento)
radiali e concentrici; internamente è liscia.
All'interno della conchiglia, il mantello racchiude gli
organi interni (branchie, cuore, centri nervosi,
intestino, muscoli adduttori, organi riproduttivi, palpi
labiali, sifone inalante ed esalante e stomaco). La vita
media di questa specie è di circa 4 anni.La colorazione
esterna della conchiglia è nerastra o nero violacea. La
colorazione interna è madreperlacea, mentre il bordo del
mantello è violetto o violetto porpora.La specie può
raggiungere una lunghezza massima di 11 cm; la taglia di
mercato è di 6 cm, raggiunta in circa 14 mesi. Vive, in
condizioni particolari, in lagune o laghi costieri. La
Cozza vive nel Mediterraneo, nel Mar Nero ed in
Atlantico, dalla Manica fino alle coste del Marocco.
Mytilus galloprovincialis è oggetto di pesca
professionale, principalmente effettuata da operatori
subacquei professionali il suo allevamento, la “mitilicoltura”,
viene invece praticato con diverse tecnologie in
Adriatico, nello Ionio, nel Tirreno
centro-settentrionale e nel Mar di Sardegna. La maggior
parte della produzione deriva dall’allevamento. Devono
sempre essere acquistati in confezioni sigillate con
indicata la data di confezionamento ed il nome del
centro di spedizione.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Cozza nera o
Cozzica; Lazio: Cozze,
Dattero nero o Muscolo;
Liguria: Dattero nero o Musculu;
Marche: Coppola
musciolino, Peocio; Puglia:
Cozzica o Cozzala, Cozza cionca o de
Taranto; Sardegna:
Cocciuta de niaccara o Cozzala niudda;
Sicilia: Anapinnula,
Arcella niura o Cozza nivura;
Veneto: Peocio, Peocio
de vale; Venezia Giulia:
Peocio, Pedòcio; Croazia:
Dagnje; Francese: Moule
commune; Inglese: Mussel;
Spagnolo: Mejillon o
Mussclo (Catalano); Tunisino:
Tamr el bahr.
Ricette: n. 26-59-70-79
(Primi) 7 e 90 (Secondi)
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71) Molva
occhiona (Molva
macrophthalma)
La Molva occhiona è un
pesce con corpo cilindrico, anguilliforme, coperto di
squame molto piccole e aderenti. La testa ha occhio
grosso, ovale. La bocca è ampia, il margine posteriore
del mascellare arriva circa all'altezza della verticale
che passa per il centro dell'occhio. La mandibola,
prominente, è munita inferiormente all'apice di un
barbiglio frangiato, più lungo nei giovani, I denti
nella mascella superiore sono molto piccoli, ganciuti e
disposti a scardasso, mentre sulla testa del vomere ve
ne sono altri dello stesso tipo più o meno incapsulati
nella mucosa in mezzo ai quali ne sporgono una dozzina
di altri lunghi, acuminati e robusti, disposti a ferro
di cavallo. Le pinne dorsali sono due, la prima molto
corta rispetto alla seconda che è lunga più della metà
della lunghezza totale, l'anale, anch'essa molto lunga
entra invece più di due volte in tale lunghezza e
termina sul peduncolo codale, lievemente più indietro
della seconda dorsale. La colorazione è grigio-rosa sul
dorso, più chiara sui fianchi e bianco-argentea sul
ventre, negli adulti. Nei giovani è macchiata di bianco
e nero in due serie di scacchi alternati. Queste macchie
si affievoliscono con la crescita, fino a sparire quasi
completamente negli adulti. Raggiunge la lunghezza di 70
m. La sua presenza nei mari italiani è segnalata più
comune nel Tirreno e in Sicilia, più rara in Adriatico e
nello Ionio, è diffusissima nell’Atlantico. Si cattura
esclusivamente con reti a strascico. Si consuma
solitamente fresco sia fritto che bollito servito con un
tritato di prezzemolo ed aglio, olio, limone e pepe.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Pisci Palu;
Campania: Lupesca, Ronco
‘e funtale o Lupa; Lazio:
Ruonco; Liguria:
Linarda o Pasiensa; Marche:
Priviera; Puglia:
Ciapudda; Sicilia:
Paddottula di funnali, Stoccafissu, Pisci palu o runcu
imperiali; Francese:
Lingue o Julienne; Inglese:
Spanish ling o Mediterranean ling;
Spagnolo: Arbitan o
Escola (Catalano).
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72) Mormora (Lithognathus
mormyrus)
La Mormora è un pesce
della famiglia degli Sparidi ha il corpo ovale
slanciato, il dorso alto e il muso è allungato. La
colorazione del dorso è grigio-bruno chiaro, mentre i
fianchi ed il ventre sono argentei; sui fianchi si
notano particolari fasce verticali bruno-scure; la parte
superiore del muso è scura. La mormora può raggiungere
una lunghezza di 45 cm ed 1Kg di peso, ma comunemente si
aggira attorno 20-25 cm. E’ un pesce gregario,
soprattutto da giovane, che si riproduce in estate, fra
giugno e luglio; raggiunge la maturità dopo due anni
(individui di 14 cm) ed è una specie ermafrodita
proterandrica, (prima è maschio poi diventa femmina).
Questo fenomeno è comune a molti Sparidi. La mormora
vive su fondi sabbiosi o sabbioso-fangosi, lungo le
coste rocciose e presso le praterie marine, da pochi
metri fino a 80 m di profondità; è comune in
Mediterraneo e Atlantico. Nei mari italiani si trova
principalmente in Alto e Medio Adriatico e nel Medio
Tirreno, dove viene catturata soprattutto nei mesi
estivi ed autunnali con lo strascico, il tremaglio ed
anche con i palamiti. Ottima alla griglia, alla Matalotta
(vedi salse) ma si può usare anche per le zuppe.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Gajulu o Ajula;
Campania: Marmolu o
Mirmura; Lazio:
Marmarozza; Liguria:
Pagai o Mormua; Puglia:
Calcioli o Vosceli; Sardegna:
Murmungioni; Sicilia:
Ajula; Francese: Marbrè;
Inglese: Striped bream;
Spagnolo: Herrera o
Mabre(Catalano); Tunisino:
Menkous.
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73) Moscardino
bianco (Eledone
cirrosa)
Il Moscardino bianco è un
mollusco cefalopode che, come tutti gli "octopus", ha
otto "tentacoli" con una linea di ventose su ognuno. La
colorazione va dal giallastro al rosso-arancio fino al
marrone rossastro, con macchie di marrone scuro
bruciato, biancastro sulla superficie ventrale. Arriva
ad una lunghezza, tentacoli compresi, di circa 40-45 cm.
Vive nei fondali sabbiosi-fangosi-rocciosi ad una
profondità di 30/100 m. Si pescano con reti a strascico.
Ricette: n. 70(Primi) 16
e 42 (Secondi)
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74) Moscardino
muschiato (Eledone
Moschata)
Il Moscardino muschiato ha
le stesse caratteristiche del moscardino bianco ma
predilige fondali di maggiore profondità. Il colore è
marroncino con riflessi grigio-brunastri. Appena pescato
emana un caratteristico odore di muschio. Può
raggiungere una dimensione massima di 35 cm ed il peso
massimo si aggira attorno ai 700 g, le dimensioni ed il
peso più comuni sono però 15-20 cm e 100-300 g. Vive su
diversi tipi di fondali, nutrendosi di bivalvi e
crostacei. Anch’esso si pesca con reti a
strascico.
Nomi regionali o stranieri per
entrambe le specie:
Campania: Polpo asinisco;
Liguria: Mouscarin rous;
Puglia: Purpo-siccia o
Vurpe de paranze; Sicilia:
Purpu di siccu, sghirru, purpu biancu o purpiteddu;
Francese: Eledone;
Inglese: Curled octopus;
Spagnolo: Pulpo blanco o
Pop blanc (Catalano); Tunisino:
Qarnit sghir.
Ricette: n. 70(Primi) 16 e
42 (Secondi)
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75) Motella (Gaidropsarus
mediterraneus)
La Motella è un pesce
allungato e compresso ai lati, somiglia molto alla
Musdea, ha la bocca molto grande con la mascella
superiore prominente. Presenta un barbiglio ai lati di
ciascuna narice e uno sul mento. Ha una lunghezza
massima di 50 cm e la sua colorazione è brunastra,
variamente scura, uniforme o variegata di linee più
chiare, schiarentesi centralmente e con la
presenza di piccole macchiette biancastre in particolare
lungo la linea laterale. Specie comune nei nostri mari
vive su fondali rocciosi fino a 400 m di profondità.
Viene pescata con reti a strascico, palamiti e nasse. Le
sue carni sono molto fini ma è di scarso valore
commerciale perché deperisce facilmente. Buona bollita
e servita con un tritato di prezzemolo ed aglio, olio,
limone e pepe.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Papotula;
Campania: Musdea ‘e
funnale; Liguria:
Belus, Mosella o Fustella de fundo;
Puglia: Joula,
Musciaredda o Varvarella;
Sardegna: Mustilla, Luisa o Maria luisa;
Sicilia: Baddrottula di
funnu, Furettu, Mustia di funnali o pisci lupu;
Francese: Mostelle;
Inglese: Three-bearded
rockling; Spagnolo:
Bertorella o Fura (Catalano);
Tunisino: Gelingik.
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76) Murena (Muraena
helena)
La Murena ha un corpo
anguilliforme è un serpentone con occhio rotondeggiante,
bocca con mascella un po’ sporgente e una bocca con
denti lunghi ed affilati. La colorazione è bruno-castana
con macchie gialle di varia tonalità. Manca delle pinne
pettorali e la pelle è priva di squame e ricoperta di
una sostanza grassa. Raggiunge buone dimensioni, oltre
il metro e mezzo. Ha abitudini notturne; durante il
giorno è difficile incontrarla fuori dalla tana. Si
nutre di polpi, cefalopodi, piccoli crostacei e pesci
che individua grazie all'olfatto ben sviluppato. Il
morso può essere pericoloso, in quanto i micro organismi
presenti nella bocca provocano la rapida infezione della
ferita, è comunque doloroso e causa ampie
lacerazioni che si rimarginano lentamente. Vive in
fondali rocciosi costieri ricchi di fessure ed anfratti
entro i quali si nasconde. Le carni sono buone ma molto
grasse. La pesca avviene con i palamiti.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Murina;
Campania: Morena;
Liguria: Muena;
Puglia: Murena pinta;
Sardegna: Murina
anguiddarggiu; Sicilia:
Murina monaca, Marajuni o Garajuni;
Francese: Murene;
Inglese: Moray eel;
Spagnolo: Morena;
Tunisino: Mrina.
Il modo migliore per mangiarla è stufarla: dopo averla
pulita e tagliata a tocchi ( buttate via la parte finale
della coda dall’ombelico in giù perché è piena di spine)
infarinarla e soffriggerla, a parte preparare una salsa
di pomodoro e dopo averla cotta immergere dentro i pezzi
di murena e lasciarla cuocere a fuoco medio almeno per
una ventina di minuti aggiungendo nella salsa un rametto
di finocchio selvatico. Condire, con il sugo ottenuto,
una pasta fatta in casa.
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77) Murice
o Ragusa (Bolinus
brandaris)
Il Murice o
Ragusa è un mollusco gasteropode che assomiglia ad
una grossa lumaca. Questa specie è probabilmente la più
caratteristica e nota dell'intero Mediterraneo; si
distingue senza difficoltà per le dimensioni ed il lungo
canale sifonale. I giri sono compatti, la spira poco
elevata. Lungo i giri si rilevano numerosi ed evidenti
arresti di crescita ad intervalli regolari, in
corrispondenza di ciascuno dei quali sporgono due spine,
una alla spalla ed una più in basso e visibile solo
nell'ultimo giro. Un altro giro di spine, generalmente
meno vistose, si presenta verso la metà del canale
sifonale. Tali spine sono di solito più pronunciate
negli esemplari giovanili. La superficie esterna è
corrugata e percorsa da numerosi cordoncini spirali.
Esistono due specie di murici, entrambe commestibili
anche se di sapore diverso, una con sifone lungo e spine
e l’altra di colore ancora più scuro, fino al bruno
rossiccio, con sifone corto e senza spine. Quello a
destra è un esemplare teratologico; le difformità in
questa specie divengono facilmente notevoli, soprattutto
quando riguardano il lungo canale sifonale: esso
infatti, in caso di frattura durante la vita del
mollusco, difficilmente può essere ripristinato alla
perfezione, conferendo alla conchiglia fogge singolari.
Anticamente da questi molluschi si ricavava la porpora,
con la quale Fenici e Romani dipingevano le tuniche
delle personalità più importanti; data la scarsa
quantità di sostanza colorante che si poteva ottenere da
ciascun animale (circa un grammo da 8000 molluschi) era
necessario un numero elevatissimo di molluschi per
tingere un solo capo. Il murice è comune in tutto il
Mediterraneo, in particolare in Alto Adriatico. È
carnivoro, si ciba di organismi morti e di molluschi, in
particolare di ostriche e patelle, delle quali perfora
il guscio secernendo una sostanza acida. Bollitele
estraete la parte edibile (prima parte dell’animale
quella dura) e condirle con olio ed aceto. Ottimo
antipasto.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Sconciglio;
Liguria: Cornetti,
Rocchetta o Ronseggio; Marche:
Crocetta o Ragusa; Puglia:
Kueccele; Sardegna:
Buccuni mannu o spinusu;
Sicilia: Muccuni o Buccuni;
Veneto: Bulo maschio o
Garusolo; Francese:
Rocher epineux; Spagnolo:
Canadilla.
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78) Musdea
o Mostella
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Phycis Phycis |
La
Musdea o Mostella ha corpo allungato, rigonfio
nella parte anteriore e compresso e rastremato in quella
posteriore. Testa grossa con muso corto e bocca
ampia con la mascella superiore lievemente sporgente
sull'inferiore. L'occhio è relativamente grande,
rotondo, con iride argentea. Il corpo è cosparso di
piccole scaglie lisce che si distaccano molto facilmente
e che non sono molto appariscenti, perché ricoperte di
un sottile strato mucoso. E' carnivora e si pesca con
reti a strascico o con palamiti, tremagli e nasse. Sono
rappresentate nelle fote le due specie pià comuni nel
Mediterraneo la Musdea bianca (Phycis Blennioides)
e la Musdea nera o di scoglio(Phycis Phycis).
La bianca si distingue dalla nera per il colore più
chiaro, e per le pinne ventrali bifide più lunghe e
mentre la nera vive in acque poco profonde su fondali
rocciosi, negli anfratti bui l’altra si trova anche su
fondi fangosi, tra 100-200 m.. Comune nei mari italiani
non supera i 50 cm di lunghezza. Le sue carni sono molto
delicate e gustose se bollite e servite con un tritato
di prezzemolo ed aglio, olio, limone e pepe.
Nomi regionali o stranieri per
la Musdea bianca: Campania:
Zoccola 'e funnale, Fica, Pesce fica;
Liguria: Mustella gianca;
Lazio: Zoccola o
Postema; Marche:
Galluccio; Puglia:
Musciaredda, Pesce muscio, 'Nzorba o Mosci;
Sardegna: Figa masciu,
Musdea, Musdella o Mustía; Sicilia: Mùstia de funnu,
Mùstia, Lupu di funtali o Lupu 'i rina;
Veneto e Venezia Giulia:
Mustie, Figo, Pesce figo;
Francese: Mostelle de fond;
Inglese: Forkbeard;
Spagnolo: Brotola.
Nomi regionali o stranieri per la Musdea nera: Campania:
Musdea o Pesce fica;
Liguria: Mustella de scheuggiu;
Lazio: Postema o
Postemula bruna ; Marche:
Moschizza; Puglia:
Mosci; Sardegna:
Mogliola o Mustía; Sicilia:
Mùstia o Lupu di rocca; Veneto:
Pesce sorze; Venezia
Giulia: Sorzo; Francese:
Mostelle; Inglese:
Forkbeard; Spagnolo:
Brotola de roca.
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Phycis
Blennioides |
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79) Nasello (Merluccius
Merluccius)
Il Nasello è un
pesce di media taglia con corpo allungato e poco
compresso. La testa è lunga, con la parte superiore
appiattita, la bocca grande con mascelle con due o tre
serie di denti, di cui quelli interni mobili. Gli occhi
sono vicini al profilo superiore della testa., ha due
pinne dorsali distinte, di cui la prima alta e
triangolare e la seconda lunga e con la parte posteriore
più alta. La pinna caudale è triangolare. La colorazione
è grigio acciaio sul dorso, argentea lungo i fianchi e
bianca sul ventre. Le pinne sono grigie. Molto
comune nel Mediterraneo ad una taglia compresa tra
30 e 40 cm, ma possono anche raggiungere i 110 cm. Il
nasello migra verso acque più profonde nella stagione
invernale, mentre è presente a minori profondità nella
stagione estiva. Ha sessi separati e le femmine crescono
più velocemente. Vive su fondali sabbiosi e fangosi. Gli
adulti sono comuni a profondità comprese tra i 70 ed i
370 m, ma ne sono stati trovati anche dai 30 a 1000 m.
Al genere Merluccius appartengono 13 specie, di cui
dieci vivono parzialmente o totalmente in Oceano
Atlantico. Merluccius merluccius è l'unica, che
vive anche in Mediterraneo. Si pesca con reti a
strascico e pelagiche e con palangari di profondità. E’
presente normalmente sui mercati italiani ed è
commercializzato principalmente fresco o congelato.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Merluzzo; Calabria: Mirruzzu o Mirruzzu
giannettinu;
Campania: Merluzzo o
Merluzziello; Liguria:
Merlan o Capelan; Marche:
Merluzzo o Pesce lupo; Puglia:
Mazzule, Maggime o Nuzz; Sardegna: Marluzzu o Pisci
incànu; Sicilia:
Mirruzzu o Mirluzzu; Toscana:
Merluzzo; Veneto:
Merluzzo o Lova; Venezia Giulia:
Merluzzo, Asinel o Pesse prete;
Francese: Merlu;
Inglese: Hake; Spagnolo:
Merluza; Tunisino:
Nazalli.
Ricette: n. 64(Primi)
41 e 43 (Secondi)
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80) Occhialone (Pagellus
centrodontus)
L’Occhialone è un pesce
degli sparidi, ha il corpo allungato compresso
lateralmente con testa piuttosto corta ed ottusa.
All'altezza delle aperture nasali vi è in genere
una specie di bozza frontale che è più evidente nei
grossi esemplari. Il muso ha profilo tondeggiante ed
è caratterizzato dalla bocca non molto ampia situata
in posizione terminale inferiore. I denti sono piccoli,
disposti anteriormente in serie strette e fitte e
posteriormente in forma di molari. L'occhio è
molto grande e questo è il motivo del nome comune. Ha
una sola pinna dorsale con raggi spinosi nella prima
metà e molli nella seconda. La colorazione è
fondamentalmente argentea con tendenza al rosa vinaceo,
più scuro sul dorso, che è grigiastro rosa. Una macchia
nerastra, ben evidente, appare nella maggior parte degli
adulti, dietro all'opercolo e all'inizio della linea
laterale. E’ comune in tutto il Mediterraneo e vive nei
fondali delle secche a coralline, ma si trova anche in
quelli fangosi fino a 600/700 metri di profondità.
Si pesca con le reti a strascico, tremagli e nasse.
Ottimo se cotto in umido o alla Matalotta (per evitare
che il pesce si rompa, iniziare sempre la cottura a
freddo e lasciate che il bollore sia quasi
impercettibile) ma anche alla griglia.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Mupu o
Mupagghiuni; Liguria:
Bezago o Bezugo; Marche:
Occhio largo; Sicilia: Ucchialuni, Muppa o Muppa
‘mperiali; Veneto:
Pizzogna o Albaro bastardo;
Venezia Giulia: Orada;
Francese: Dorade commune;
Inglese: Red bream;
Spagnolo: Besugo;
Tunisino: Murjane.
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81) Occhiata (Oblata
melanura)
L’Occhiata è un pesce
degli sparidi, il suo corpo è allungato e di forma
ovale. Il muso è breve e presenta il caratteristico
occhio grande. La colorazione è argentea, più scura sul
dorso. Dispone di un'unica pinna dorsale e anale, la
coda è biforcuta e sul peduncolo caudale spicca una
macchia nera a forma di sella. Ha una colorazione
grigio-azzurra sul dorso, argentea sui fianchi e
biancastra sul ventre. Può raggiungere una lunghezza
massima di 30 cm ma comunemente si trovano sul mercato
intorno ai 20 cm. I sessi sono in prevalenza separati,
ma ci sono anche ermafroditi proterandrici ovvero che
maturano prima come maschi e poi diventano femmine. Vive
in tutto il Mediterraneo e predilige fondali arenosi e
rocciosi fino a 50 metri di profondità, pesce pelagico,
forte migratore. Ottima se cotta in umido o in court
bouillon ma anche alla griglia servita con Salmoriglio.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Jata, Fiata,
Sperone o Occhiuzza;
Liguria: Oià, Oggià o Blada;
Puglia: Acchiata,
Uacchiata, Iata o Uocchinire;
Sardegna: Orbata, Orbara Orbuta o Orbieta;
Sicilia: Ucchiata, biata,
Palazzo o Usata; Veneto:
Oclà o Albaro bastardo; Venezia
Giulia: Cantara o Cantarion;
Francese: Oblade;
Inglese: Saddled
seabream; Spagnolo:
Oblada; Tunisino:
Kahalaia.
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82) Orata (Sparus
aurata)
L’Orata
è un pesce molto pregiato, naturalmente quello
pescato in quanto sul mercato si trovano quasi sempre
quelli di acqua cultura, ha il corpo ovale, alto e
compresso ai lati. La mascella leggermente sporgente
rispetto alla mandibola, i denti robusti ed adatti
a rompere i gusci di conchiglie e crostacei di cui si
nutre. Le pinne pettorali sono lunghe e quelle
addominali sono molto più corte. La pinna caudale è
suddivisa in due lobi, con sfumature grigio - verdi. Il
corpo è di colore grigio e presenta dei riflessi azzurro
- dorati sul dorso e argentei sui fianchi. L'orata si
riconosce per la presenza di una macchia rossa più o
meno evidente tra gli occhi. pesce sedentario, vive
solitario oppure in piccoli gruppi. Specie
abbastanza comune in tutto il Mediterraneo predilige le
praterie di alghe e i fondali sabbiosi. Nel corso della
crescita ogni orata inverte il proprio sesso, è
ermafrodita proteandrico: fino ai due anni si comporta
da maschio, successivamente diventa femmina. La maturità
sessuale dei maschi viene raggiunta a 2 anni, nelle
femmine invece a 3 - 4 anni. Raggiunge una lunghezza
massima di 70 cm e un peso di 6 Kg. Le sue carni sono
eccellenti e sul mercato si trova generalmente fresco
vista la concorrenza di quelli allevati.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Dorata o Orata;
Liguria: Ouè, Oggià o Oà;
Puglia: Bandicedde o
Bannicella; Sardegna:
Cagnina, Carina o Caniotta;
Sicilia: Arata o Aurata;
Veneto: Orada de la corona;
Venezia Giulia:
Palassiola; Francese:
Daurade; Inglese:
Gilt-head bream; Spagnolo:
Dorada; Tunisino: Çipura.
Ricette: n. 44 e 45
(Secondi)
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83) Orecchia
di mare o di San Pietro (Haliotis
tuberculata)
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L’Orecchia marina o di San
Pietro è un mollusco bivalve abbastanza comune sotto
gli scogli e fra le pietre, ha una forma inconfondibile.
Sulla conchiglia è presente una serie di fori, di cui
solo gli ultimi cinque o sei sono aperti: attraverso
questi fori il mollusco fa fuoriuscire delle
protuberanze del mantello a forma di tentacolo. E'
l'unica specie della famiglia Haliotiidae presente nel
Mediterraneo. Popola i fondali rocciosi e pietrosi,
generalmente poco profondi. Ha abitudini notturne,
durante il giorno resta nascosta sotto i sassi o le
fenditura rocciose. La superficie esterna è scabra,
grezza, di colore marrone-verdastro talora screziato,
lascia al più riconoscere alcune costole radiali molto
irregolari, internamente la conchiglia è madreperlacea.
E’ ottima sia cruda che in umido in sauté.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Patella riale;
Liguria: Patella da möö;
Puglia: Orecchia di
prete o Recchia de prievite;
Veneto: Oregeta de mar;
Francese: Ormeau o Oreille de mer;
Inglese: Ormer;
Spagnolo: Oreja de mar;
Tunisino: Oreille de
mer.
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84) Ostrica (Ostrea
edulis)
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L’Ostrica
(conosciuta anche come ostrica piatta) è un mollusco
bivalve con conchiglia esterna di forma variabile;
generalmente sono tondeggianti e vengono tenute assieme
da una sorta di cerniera. La conchiglia è circolare,
rugosa e ineguale; l’interno delle valve è liscio e di
colore bianco, formato da materiale madreperlaceo.
Esternamente la conchiglia è grigia, con macchie brune e
viola. Può raggiungere al massimo il diametro di 15 cm,
ma è molto comune trovarla attorno ai 6-9 cm. È una
specie filtratrice, cioè si alimenta filtrando l’acqua e
trattenendo plancton ed altro materiale organico in
sospensione. Vive su fondi costieri duri fino a
profondità di 40 m. L'Ostrica è ermafrodita possiede
contemporaneamente organi sessuali maschili e femminili,
che alterna a seconda della fase di accrescimento e
della stagione. La colorazione esterna della
conchiglia è grigio-brunastra o verdastra più o meno
macchiata di bruno o viola. All’interno è madreperlacea
biancastra.
Questa specie ha carni gustose, consumate generalmente
crude e particolarmente apprezzate dai buongustai.
L’ostrica è oggetto di pesca professionale
principalmente con attrezzi da traino. Le ostriche
devono essere vendute in confezioni sigillate, con
indicata la data di raccolta ed il centro di spedizione
che è la struttura responsabile della qualità
dell’ostrica.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Ostrica o
Ostrica verace; Romagna:
Ostrighi; Liguria:
Ostrega; Puglia: Osteca
o Oscere; Sardegna:
Ostioni, Ostioni burdu o Ciampa;
Veneto: Ostrega;
Venezia Giulia: Ostrega
o ‘nstriga; Croazia:
Kamenica; Olandese:
Oester; Francese: Huitre;
Inglese: Oyster;
Spagnolo: Ostra;
Tunisino: Istridia.
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85) Pagello
bastardo (Pagellus
acarne)
Il Pagello bastardo ha un corpo fusiforme
ricoperto di squame e il muso conico. Entrambe le
mascelle sono provviste anteriormente di alcune serie di
denti conici appuntiti, con quella più interna seguita
da una banda di numerosi denti cardiformi leggermente
più piccoli; posteriormente seguono denti molariformi
biseriati. La colorazione è bruno - chiara rossastra sul
dorso, argentea sul ventre con una caratteristica
macchia scura all'attaccatura delle pinne pettorali.
Specie comune nel Mediterraneo vive sino ad una
profondità di 300 m sia su fondali rocciosi sia fangosi.
Si pesca con reti a strascico, tremagli e nasse. Può
raggiungere una lunghezza massima di 35 cm ma
generalmente si trovano sul mercato intorno ai 20-25 cm.
sia fresco che congelato. Le sue carni sono buone ma di
scarso interesse commerciale. E’ buono anche fritto.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Scazzuppulu o Luvaru;
Campania:
Scarzoppola o Manfrone;
Liguria: Roello,
Ruello o Fragolino bastardo;
Puglia: Frau,
Fraula, Lutrine o Scardedde;
Sardegna:
Pagellottu;
Sicilia: Mupu,
Scarzobbulu o Luvaru;
Toscana:
Pagello o Mafrone;
Veneto: Albaro
bastardo;
Venezia Giulia:
Albaro pagnesco;
Francese:
Pageot blanc o Pageau;
Inglese:
Bronze-bream o Spahish-bream;
Spagnolo:
Aligote o Besuc;
Tunisino: Kirma
mercan.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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86) Pagello
fragolino (Pagellus
erythrinus)
Il Pagello fragolino
è un pesce dal corpo ovale, compresso lateralmente, il
muso acuto. Entrambe le mascelle sono provviste, come
per il Pagellus acarne di alcune serie di denti
conici appuntiti. L'unica pinna dorsale ha raggi duri
inizialmente e molli nella parte finale, come la pinna
anale. La colorazione del corpo è rosso-rosata, con
riflessi argentei. La testa è più scura, in particolare
fra gli occhi e il muso. Le pinne sono rosa, ad
eccezione di quella caudale che è più scura.Una macchia
rossa è presente alla base delle pinne pettorali.
Spesso, è presente una lieve punteggiatura azzurra nella
parte superiore dei fianchi. E’ un pesce gregario cioè
vive in branchi, lo troviamo sia su fondi rocciosi e
ghiaiosi, sia su fondi sabbiosi e melmosi è ampiamente
presente lungo tutte le coste del Mediterraneo e
raggiunge una lunghezza massima di 50 cm, ma è comune a
10-30 cm. Si pesca con reti a strascico, volanti,
cianciolo e tremagli. Questa specie è piuttosto
ricercata sui nostri mercati dove è regolarmente
presente e viene commercializzata sia fresca che
congelata. Ottimo alla Matalotta (Vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Arboretto;
Calabria: Pissogna;
Campania: Lustrino o
Luvaro; Liguria:
Pagas, Pageo o Pagao.veaxo;
Lazio: Pagello rosso;
Marche: Arboleto o Madagio;
Puglia: Frajo, Lutrino o
Lutrino russe; Sardegna:
Lémaru, Lémuru o Pagellu eru;
Sicilia: Uvaru, Muccu russu, Propognatu o Luvaru;
Toscana: Parago;
Veneto: Alboro o Medagia;
Venezia Giulia: Alboro,
Arbun, Madagion o Ribon;
Croazia: Rumenac;
Francese: Pageot rouge;
Inglese: Pandora;
Spagnolo: Breca o Pajel;
Tunisino: Murjane.
Ricette: n. 14, 16,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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87) Pagro
azzurro
(Pagrus Ehrenbergi)
Il Pagro azzurro è
il primo, in ordine alfabetico, dei tre Pagrus
che vive nel Mediterraneo ha il corpo alto e poco
compresso ai lati. II capo ha un profilo obliquo e la
bocca e' massiccia. La dentatura è costituita da
incisivi e canini conici, corti e robusti, e da molari
possenti. Ha una pinna dorsale in cui i primi due raggi
sono spinosi e corti mentre il terzo è lungo. La
colorazione è rossastra sul dorso, più chiara sui
fianchi e bianca argentata sul ventre. Lungo i fianchi
ha delle punteggiature azzurrastre, da cui il nome
italiano, che scompaiono quando il pesce è morto. Vive
su fondi sabbiosi o fangosi a modeste profondità. E' una
specie piuttosto rara nei nostri mari in Sicilia
soltanto, infatti, esiste il termine dialettale. Si
pesca con reti a strascico o con palamiti. La sua
lunghezza massima è di 60 cm. Le sue carni sono ottime e
ritrova sul mercato di più congelato in quanto esemplari
pescati nell’atlantico dove è più diffuso. Ottimo alla
griglia o al forno cotto intero.
Nomi regionali o stranieri:
Sicilia: Paulu
‘mperiali;
Francese: Pagre
bleu o bossu;
Inglese: Sea
bream;
Spagnolo:
Zapata;
Tunisino:
Jeghail.
Ricette:
n. 47 (Secondi)
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88) Pagro
dentice
(Pagrus Pagrus)
Il Pagro dentice è spesso
confuso con il Dentice. Ha il corpo ovale e compresso.
La testa con profilo molto convessoe il muso corto
e arrotondato. La bocca è fornita di potenti canini e da
più' di due serie di robusti molari. Le squame sono
piuttosto grandi e la sua colorazione e può subire
variazioni a seconda dell'età, da giovani hanno il dorso
roseo ed i fianchi giallo-rosato mentre da adulti sono
rossastri con riflessi argentati. Il ventre è
bianco-argenteo e le pinne rosa. A volte presentano sui
fianchi punteggiature di vario colore o linee
longitudinali rosa-argentato. Le punte della coda sono
bianche. Vive su fondai pietrosi, arenosi e
detritici, da 20 a 200 metri di profondita'. Si cattura
con tremagli, reti a strascico, nasse e con palamiti di
profondità. Può arrivare fino a 70 cm di lunghezza. E'
presente in tutti i nostri marie le sue carni
bianco-rosa sono gustose e particolarmente ricercate.
Ottimo alla griglia o in umido in padella così:
mettete in padella un tritato di prezzemolo ed aglio,
olio e adagiatevi il pesce aromatizzate con origano o
timo pepate e dopo dieci minuti di cottura spruzzatevi
sopra mezzo limone fate cuocere ancora per qualche
minuto e spegnete servendolo ben caldo oppure alla
Matalotta (Vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Sagro;
Campania: Praje;
Liguria: Pagao buffo,
Pagao adentou o teston; Marche:
Sagro; Puglia: Fraje,
Bufalacu, Manfrone o Sparo bastardo;
Sardegna: Su Paguru o
Prainu; Sicilia: Pauru,
Paulu, Pavulo, Praiu o Scannavaddu;
Toscana: Sparo Prago o
Manfrone; Veneto:
Alboro-pagnesco, Alboro pagro, Tàboro o Sparo d’Istria;
Venezia Giulia:
Cantarella, Pagro o Pagari;
Francese: Pagre commun;
Inglese: Couch’s sea bream;
Spagnolo: Pargo o Pagro;
Tunisino: Sinarit.
Ricette: n. 47
(Secondi)
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89) Pagro
reale
(Pagrus auriga)
Il Pagro reale che
si distingue dagli altri due per aver quattro fasce
verticali rosso-brune. Ha il corpo abbastanza alto e
compresso lateralmente, la bocca robusta ma poco ampia,
la pinna dorsale, formata dai primi due raggi spinosi,
molto corti, mentre il terzo, quarto e quinto sono molto
allungati e liberi, tale caratteristica è presente solo
negli individui di sesso femminile, nei grossi maschi
questi raggi spinosi sono alquanto ridotti e la pinna
caudale è forcuta; le pettorali sono abbastanza
allungate e le ventrali sono pure sviluppate e munite di
una vistosa spina. Il colore varia a seconda
dell'età e del sesso. Gli individui giovani di sesso
femminile hanno un colore di fondo argentato con 5 fasce
verticali di colore rosso-ruggine, rosso-violaceo o
rosso-mattone. Nei maschi, invece, scompaiono le fasce
scure ed il corpo assume una colorazione tendente al
violaceo, più sbiadita sui fianchi e bianco sporco sul
ventre. Vive su fondi sabbiosi, fangosi o rocciosi a
modeste profondità non spingendosi mai oltre i 100 metri
Si pesca con reti a strascico, con i tramagli e
palamiti. La lunghezza massima può toccare i 75 cm. Le
sue carni sono buone si prepara come il precedente.
Nomi regionali o stranieri:
Puglia: Fraie o Fraule;
Sardegna: Sparu;
Sicilia: Pauru o Praiu
bastardu; Veneto e Venezia
Giulia: Fagari o Pagari;
Francese: Pagre royal;
Spagnolo: Hurta;
Tunisino: Harous.
Ricette: n. 47
(Secondi)
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90) Palamita
(Sarda sarda)
La
Palamita è un pesce pelagico della famiglia degli
sgombridi che vive in banchi e compie ampie migrazioni.
Ha un corpo di forma allungata ricoperto di piccole
squame color azzurro-argentato più scuro sul dorso e con
striature nerastre oblique che continuano sui fianchi
ove il colore è più chiaro. Il muso è appuntito,
l’occhio piccolo e la bocca grande con entrambe le
mascelle munite di denti presenti anche sul palato.
Dispone di 2 pinne dorsali, una pinna anale, pinna
codale concava. Può raggiungere 80 cm di lunghezza e 10
Kg di peso, ma è frequente sui mercati attorno ai 2 Kg
di peso. Si pesca con le palamitare o con le reti a
strascico e abbocca facilmente anche al traino. E’ molto
diffusa nel Mediterraneo e le sue carni sono gustose e
saporite. Ne esiste un’altra specie Orcynopsis
unicolor (Palamita bianca) ma è poco diffusa nel
Mediterraneo e non presenta sul dorso le striature
nerastre oblique.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Palàmitu o
Palàamitu maiàticu; Campania:
Cuvarita o Palamito; Liguria:
Bonnicou o Paamia; Sardegna:
Palamitu o Pilamitu; Sicilia:
Palamitu, Cuvaritu, Pamitu, Pirantuni o Pisantuni;
Veneto e Venezia Giulia:
Palamidao Palamia; Francese:
Bonite o Pàlamida; Inglese:
Bonito; Spagnolo:
Bonito; Tunisino:
Balamit.
Ricette: n. 48
(Secondi)
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91) Palombo
(Mustelus Mustelus)
Il
Palombo è sicuramente un piccolo squalo che può
raggiungere una lunghezza massima di 150 cm. Ha un corpo
snello, appiattito ed affusolato, la testa piatta con
muso corto. Occhi ovali privi di membrana. Bocca arcuata
con mascelle provviste di piccolissimi denti appuntiti.
Possiede cinque fessure branchiali, a volte si possono
trovare individui maculati che in passato hanno fatto
pensare all’esistenza di più specie in Mediterraneo. La
pelle o zigrino è ricoperta di piccole scaglie, quasi
liscia. Le pinne dorsali sono prolungate posteriormente.
Ed il colore è grigio-bluastro sul dorso, biancastro sul
ventre. Vive su fondali fangosi a medie profondità e
fino a 100 m; forma piccoli banchi e si ciba di
molluschi, piccoli crostacei e pesci. Comune in tutto il
Mediterraneo, in particolar modo in Sicilia dove le
catture, con reti a strascico, con palangari di
profondità e tremagli, sono più abbondanti. E’ privo di
lische, le carni sono buone e molto apprezzate. In
commercio si trova sia fresco che congelato a trance o
intero. Il palombo si può cucinare in vari modi: al
forno, in umido, all’agliata (vedi ricetta secondi n.
72). Ottime le polpette di palombo.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Palummo fino o
Pesce palummo; Liguria:
Nisseau, Pallouna o Cagnassetto;
Marche: Nizza o Stire;
Puglia: Palummo, e
Penna; Sardegna: Mussula,
Palummu o Mussula lisa; Sicilia:
Palummu, Pisci cani, Passatore o Palummeddu;
Toscana: Palombo comune;
Veneto: Can o Cagnolo;
Venezia Giulia: Can
bianco; Francese:
Emissole commune; Inglese:
Smooth hound; Spagnolo:
Musola o Cazon; Tunisino:
Ktat.
Ricette: n. 26
(Primi)
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92) Palombo
stellato
(Mustelus asterias)
Il Palombo stellato è
simile al palombo per abitudini e distribuzione
differisce per la presenza di numerose chiazze bianche
lungo i fianchi e per una diversa modalità di
riproduzione. Il palombo stellato è ovoviviparo e non è
facile per i non esperti distinguere le due specie.
Questa specie può arrivare fino a un lunghezza di 2
metri e mezzo. Si trova in commercio quasi sempre
congelato poiché, pur essendo presente anche nel
Mediterraneo, viene pescato principalmente in Atlantico.
In cucina si usa come il precedente.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Palummo verace
o Palumme pittiate; Liguria:
Nissola, Pallouna o Nissena;
Puglia: Palumme steddate o Pisci palummo;
Sardegna: Mussula
pinturunu; Sicilia:
Palummu stiddiatu, Bistinu o Palummu pintu;
Toscana: Palombo
nicciolo; Veneto: Can o
Cagnoleto; Venezia Giulia:
Can can o Cagneto pontisà;
Francese: Emissole tachetee;
Inglese: Unprickly hound;
Spagnolo: Musola
estrellada, Mussola dentuda o Mussola pigallada
(Catalano).
Ricette: n. 26
(Primi)
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93) Papalina
o Spratto
(Sprattus Sprattus)
La
Papalina o Spratto è pesce di piccola dimensione,
corpo affusolato e leggermente compresso lateralmente,
munito di squame caduche, muso prominente ed acuto,
pinna dorsale unica e posizionata a metà del corpo,
pinna anale verso la coda, pinne ventrali di dimensioni
ridotte, due pinne pettorali di ridotte dimensioni,
pinna caudale bilobata, colore del dorso blu-verdastro,
argenteo sui fianchi e sul ventre. E’ molto simile
all’Alaccia o alla Cheppia ma è molto più piccola ed ha
la pinna dorsale spostata verso la coda. Ha una
lunghezza media sui 15 cm, max 20-22 cm. Specie pelagica
e migratoria vive in banchi numerosi fino alla
profondità di 55 metri durante il giorno e la notte tra
i 15 ed i 35 metri. Vive in fondali arenosi e rocciosi,
abbastanza comune nel Mediterraneo si cattura con reti a
strascico o con la volante. E’ buona sia fritta che alla
griglia.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Sarachella;
Liguria: Serretta;
Marche: Argentina;
Romagna: Saraghina;
Sardegna: Gianchettu;
Sicilia: Sarda
fimminedda o papalina; Veneto:
Papalina o Renga; Venezia
Giulia: Saraghina;
Francese: Sprat; Inglese:
Sprat; Spagnolo: Espadin
o Amploia (Catalano).
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94) Passera
(Platichthys flesus)
La Passera ha due
sottospecie la Passera Pianuzza, diffusa soprattutto in
Adriatico e la Passera Nera, più diffusa nel
Mediterraneo occidentale fino al Tirreno. E’ un pesce
piatto con corpo compresso ed ovoidale, alto circa metà
della lunghezza, peduncolo caudale ben distinto,
bocca piccola e squame piccole su tutto il
corpo. La colorazione è marrone variabile sul lato
munito di occhi, biancastro sul lato cieco. Ha una
lunghezza massima di 52 cm ed un peso massimo di
2,5 kg. Vive in profondità su fondali sabbiosi e melmosi
dove ha l'abitudine di nascondersi. Le su carni sono
buone e viene commercializzata fresca. Ottima se cotta
in umido o in court bouillon ma anche alla griglia
servita con Salmoriglio.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Rummo o
Passara; Liguria:
Passona, Passua o Sola; Puglia:
Passerella o Passariello;
Sicilia: Linguata, Pittina russa o Linguata
pianusa; Toscana: Sovace;
Veneto: Latesiol o
Passerin; Francese: Flet;
Inglese: Flounder;
Spagnolo: Platija o
Remol de riu (Catalano).
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95) Patella
(Patella cerulea)
La Patella è un mollusco
molto conosciuto con una sola valva ed un grosso piede
arrotondato e molto ampio, e grazie ad esso che
l'animale sta attaccato sulle rocce. Il bordo
della conchiglia è sottile e si adatta alla superficie
alla quale l'animale aderisce. Il colore della parte
esterna varia dal grigio - giallastro al rossastro.
L'interno della conchiglia è chiaro, talvolta di colore
bluastro. Rimane fissato sullo scoglio anche per lunghi
periodi, è erbivoro e si nutre dello strato di alghe che
ricopre la superficie sulla quale vive. Ne esistono
almeno 200 specie e le nostre coste abbondano di
patelle, ma ad un occhio poco esperto potrebbero passare
inosservate, poiché il colore della conchiglia si
mimetizza con quello della roccia dove il mollusco vive.
La patella sceglie un sito dove vivere e riesce a
scavarsi nella roccia una sorta di nido circolare: una
piccola depressione con un bordo che aderisce
perfettamente all’orlo della sua conchiglia. Si
raccoglie utilizzando una robusta lama di coltello nei
momenti di alta marea, cioè quando il mollusco non
esercita il massimo della pressione sulla roccia. Non
sono molto richiesti nella nostra gastronomia, anche
perché sono tanti quelli che non li conoscono, ma le sue
carni sono buone e gustose anche se un pò dure e provate
a saltarli in padella con olio, un pò d’aglio e
prezzemolo tritato, aggiungendovi due spaghetti al dente
e mi direte come sono. Generalmente vengono mangiate
crude ma fare due spaghetti con le patelle è la fine del
mondo. In una padella con olio abbondante mettete un
tritato di prezzemolo ed aglio e quattro pomodorini
tagliati, aggiungete le patelle che avrete pulito con
cura per non lasciarvi attaccata sabbia e far saltare
per una decina di minuti, aggiungete gli spaghetti cotti
a parte amalgamate il tutto spruzzate un po’ di pepe e
servite.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Lampada;
Liguria: Ciappa o
Arzillo; Puglia: Patedde;
Sicilia: Patedda;
Sardegna: Pagellira o
Giova; Veneto: Pantalena;
Venezia Giulia:
Pantanela o Santanela;
Francese: Patelle;
Inglese: Limpet;
Spagnolo: Lapa o Barretet (Catalano);
Tunisino: N’lat.
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96) Perchia
(Serranus cabrilla)
La Perchia appartiene al genere Serranus
che è uno degli otto generi esistenti nel Mediterraneo
della famiglia dei serranidi e che comprende le spigole,
le cernie propriamente dette, le perchie e le castagnole
rosse. Le specie del genere Serranus (le altre specie
esistenti nel mediterraneo le tratteremo alla voce “SCIARRANO”),
sono pesci piccoli che raggiungono al massimo una
lunghezza di 35 cm. e per la forma del corpo, allungato
e coperto di squame, rassomigliano molto alle cernie.
Hanno una sola pinna dorsale di cui la parte anteriore
porta 10 raggi spinosi. Tre spine all'anale e una alle
ventrali. Sono ermafroditi ed i due sessi giungono a
maturità in tempi quasi coincidenti, rendendo quindi
possibile l’auto fecondazione. La colorazione varia in
relazione al sesso,all’età ed al suo habitat e consiste
in un fondo bruno chiaro, striato verticalmente da 7-8
grosse fasce brune irregolari e orizzontalmente da 1-3
linee regolari biancastre. Le pinne sono trasparenti con
riflessi azzurri, orlate di bruno. Gli individui che
vivono in acque più profonde sono meno colorati. Vive
tra gli scogli e la vegetazione della zona costiera,
principalmente a 30 e 50 m di profondità, fino ad
arrivare a 500 m è comune in tutto il Mediterraneo e le
sue carni sono buone. La perchia viene catturata con
tremagli, sciabiche e nasse ed anche i pescatori
sportivi ne fanno grossa incetta.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Perchia o
Perchia foretana; Liguria:
Perca o Bolaxa; Marche:
Sperga o Cranicetta; Puglia:
Perchie, Ganele, Chegnele e Ganele;
Sardegna: Serrania o
Vacca; Sicilia: Sirrania,
Buddaci o Burragia; Toscana:
Boccaccia, Bolagia o Sbirro;
Veneto: Sperga o Donzella;
Venezia Giulia: Perega
dalmata o Canisi; Francese:
Serran; Inglese: Comber;
Spagnolo: Cabrilla o
Serrà; Tunisino: Burqash.
Ricette: n. 14,
35, 74,76 e 91 (Secondi)
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97) Pesce
balestra
(Balistes capriscus)
Il
Pesce Balestra la famiglia dei balistidae è
composta da 26 specie ma nel Mediterraneo, la
famiglia è rappresentata da una sola specie che ha una
forma inconfondibile. Non è molto comune. Ha corpo
ovale, molto compresso lateralmente e piuttosto alto. E'
ricoperto di pelle spessa, cuoiosa e armata interamente
di placchette a losanga, che formano una specie di
corazza. La testa termina con un muso appuntito. Le
aperture branchiali sono ridotte a delle fessure
inclinate, situate poco al disopra dell'inserzione delle
pinne pettorali. L'occhio è piccolo, situato molto in
alto verso il profilo superiore della testa e da esso
parte un solco diretto in avanti. Le aperture nasali
sono piccolissime, di forma rotonda e situate molto
vicine al margine anteriore dell'occhio. La bocca è
piccola, con labbra grosse e carnose e porta sulla
mascella superiore due file di denti accostate tra loro.
Nella mandibola è presente una sola fila di otto denti
(centrali più robusti). La linea laterale ha un decorso
sinuoso, visibile negli stadi giovanili, non evidente
negli adulti, tranne la parte codale. Le pinne dorsali
sono due. L'anteriore è formata da tre spine che si
possono ripiegare indietro alloggiandosi in un solco
dorsale. La posteriore è ampia e a ventaglio, molto
simile alla anale alla quale è opposta. I raggi spinosi
della prima dorsale sono articolati tra loro in modo che
quando si trovano in posizione eretta, non è possibile
abbattere indietro il primo se non si agisce sugli altri
due, che formano così come una sicura dì scatto in un
grilletto. Da ciò deriva il nome di pesce Balestra. La
pinna codale varia di forma a secondo la età e negli
adulti gli apici si prolungano quasi in filamento. Le
pettorali sono piccole e tondeggianti, mentre le
ventrali sono trasformate in una placca mobile, rugosa
esternamente, unita a una membrana sostenuta da una
dozzina di spine, che si congiunge con l'apertura anale.
La colorazione va dal grigio piombo a grigio
azzurrastro, con riflessi verdastri sui fianchi e
biancastri sul ventre. Sul dorso grigio violaceo. Vive
in vicinanza della costa su fondali scogliosi e su
quelli detritici e algosi con sottofondo di sabbia. Si
nutre di molluschi e crostacei, spezzando coi denti
gusci e conchiglie. Si cattura occasionalmente
con reti strascico o con tramagli. Di ottimo sapore e in
alcuni luoghi la sua carne è molto apprezzata.
Arriva fino a 40 cm. di lunghezza, ma la taglia media è sui 25 cm. Io
lo cucino all’antica, come lo preparava mia Mamma: dopo
aver scuoiato, nettato e tagliato a tocchi (non si butta
niente ecco perché Pisci Porcu), il pesce va
lavato con acqua calda ed aceto (si toglie il sapore di
selvatico) quindi soffriggerlo in padella per fargli
perdere un po’ di liquido. A parte preparate la salsa di
pomodori aromatizzata con finocchio selvatico e quando è
cotta immergetevi i tranci di pesce e far cuocere per
una ventina di minuti. Lessate una buona pasta fatta in
casa e condite con il sugo del pesce. E’ la fine del
mondo.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Mola; Campania:
Pesce puorco; Liguria:
Pescio porcu; Puglia:
Pesce puorco; Sardegna:
Pisci castangia; Sicilia:
Pisci porcu; Veneto:
Pesce grillo; Francese:
Baliste; Inglese:
Frigge-fish; Spagnolo:
Pez Ballesta o Bot (Catalano);
Tunisino: Hallouf bahr.
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98) Pesce
castagna
(Brama brama)
Il Pesce castagna ha un
corpo moderatamente alto, corto, e compresso
lateralmente e squamoso. La testa è fortemente
compressa ed un muso corto. Ha la bocca grande obliqua
e l’occhio ben sviluppato. Possiede una pinna dorsale
lunga con il lobo anteriore a forma di falce La
pinna codale è molto forcuta, con lobi uguali, stretti e
acuti. La colorazione del dorso e della pinna dorsale
sono azzurro verde o azzurro indaco, con riflessi
metallici scuri. I fianchi sono brillanti per i riflessi
dorati e argentati che si schiariscono nella parte
ventrale. E’ abbastanza comune nei nostri tranne che
nell’Adriatico settentrionale. Si cattura con lo
strascico, i tremagli e i palamiti. La carne è buona e
viene commercializzato sia fresco che congelato. Ottima
se cotta in umido o alla Matalotta ma anche alla griglia
servita con Salmoriglio.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Pisciu castagnu;
Campania:
Castagna di mari, Talieri o Pesce castagna;
Liguria:
Castagnola o Rundanin;
Lazio:
Castagna;
Puglia: Capone
o Lampucha;
Sardegna:
Nodola o Carraginu;
Sicilia: Saracu
imperiali o Pisci luna;
Veneto: Nodola
o Ociada bastarda;
Venezia Giulia:
Cataluzzo;
Francese: Brème
de mer;
Inglese: Ray’s
bream;
Spagnolo:
Japuta o Castanyola (Cat.).
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99) Pesce
chitarra
(Rhinobatus Rhinobatus)
Il
Pesce chitarra ha la forma vagamente somigliante ad
una chitarra, da qui il nome, ha il corpo schiacciato
dorso-ventralmente nella metà anteriore e si prolunga in
avanti con un muso triangolare che porta al centro due
creste rostrali cartilaginee abbastanza ravvicinati e
parallele. Le mascelle sono brevi, fornite di denti
piccoli, ovoidali e uniformi e in una serie se ne
possono contare una ottantina circa. Lungo tutta la
parte dorsale vi sono una serie di spine acute e robuste
di forma conico-uncinata, presenti anche tra le due
dorsali. Lungo le carene rostrali si notano altre serie
di spine e tutta la pelle del lato dorsale è ruvida al
tatto, per la presenza di minutissime scaglie dermiche
appuntite mentre la faccia ventrale, risulta più liscia.
Il colore del dorso è bruno chiaro con riflessi
bronzati, ad eccezione del muso che è molto più chiaro,
ocraceo dorato e semi-trasparente. Il lato ventrale è
bianco sporco e all'apice del muso si nota spesso una
macchia nerastra. Passa la maggior parte del tempo
semiseppellita nella sabbia, lasciando sporgere soltanto
i globi oculari e le aperture degli spiracoli. Vive a
basse o medie profondità massima di 80 m e nelle nostre
coste è presente solo intorno alla Sicilia e nel
Tirreno. Si cattura occasionalmente con reti a strascico
o con palangresi di fondo. La carne non è molto
apprezzata e non si trova spesso sul mercato. Può
raggiungere i 2 m di lunghezza totale. Si può cuocere
come la razza chiodata o il trigone viola.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Cetola o Squatra chitarra;
Lazio: Mandulino;
Puglia: Chetarre o
Calascione; Sicilia:
Squatru monacu, Pisci chitarra o Mandulinu;
Francese: Guitare;
Inglese: Guitar fish;
Spagnolo: Guitarra.
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100) Pesce
forca
(Peristedion cataphractum)
Il
Pesce forca ha l’aspetto simile alle gallinelle o
cocci con testa grossa e muso molto allungato ricoperto
su ciascun lato da 4 serie di placche dermiche
ossificate, carenate e munite di spine rivolte
all’indietro. La testa è grossa e ricoperta di placche
ossee munite di spine e di creste, con la faccia
ventrale appiattita. Le ossa pre orbitali si estendono
in avanti molto allungate e danno al muso la forma
di rostro appiattito a due punte. Sopra ognuna delle due
aperture nasali anteriori vi è una spina. Gli occhi sono
grandi e ovali, situati in alto sulla testa. La bocca si
apre in posizione inferiore ed è piccola, semilunare e
priva di denti. La colorazione va dal rosa scuro al
rossastro, più pallido nella zona ventrale. Le pinne
hanno la tinta del corpo, tranne le ventrali che sono
bianco azzurrastre e la caudale che è rossa alla base e
giallo cromo nella parte posteriore. Il margine esterno
dell'anale è bianco azzurrastro. Vive in tutto il
Mediterraneo solitario e frequenta fondali fino a 500
metri. Si nutre di piccoli organismi viventi nel fango.
Si cattura con reti a strascico in profondità. La carne
è buona. Raggiunge la lunghezza massima di 35 cm ma si
trovano sul mercato generalmente intorno ai 20 cm,
comunque è poco commercializzato e si trova solo fresco.
Se provate la ricetta n. 35 potreste preparare una
minestra di riso con il brodo. E’ ottima.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Pisci curnutu;
Campania: Furcale;
Liguria: Pescio forca o
Furchetta; Lazio: Pesce
cornuto; Puglia:
Pesce cornute, Tuba o Tubete;
Sardegna: Pisci corrudu;
Sicilia: Forcata, Raspa rugna, Curnutu o
Curnuteddu; Toscana:
Forcone; Veneto:
Anzoleto de la Madonna; Francese:
Malarmat; Inglese: Armed
gurnard; Spagnolo:
Armado; Tunisino:
Serdouk.
Ricette: n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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101) Pesce
lucertula
(Synodus saurus)
Il Pesce lucertola ha il corpo molto affusolato
compresso lateralmente e la testa simile ad un triangolo
con una grande bocca a taglio obliquo. Ha denti
aguzzi sia sulle mascelle che sul palato e anche sulla
lingua. Ha un'unica pinna dorsale, situata al centro del
corpo e la coda biforcuta e ben appuntita. La
colorazione è grigio brunastra con riflessi giallastri e
alcune macchie più scure lungo il dorso. Occhi giallo
oro e ventre bianco. Raggiunge una lunghezza massima di
40 cm. E’ più comune in Sicilia e nel Tirreno, raro
invece in Adriaticoe nello Jonio. Frequenta fondali
vicini alla costa sabbiosi, ma anche detritici e fangosi
ed ha ottime capacità mimetiche.Specie senza grande
interesse sui nostri mercati ove compare saltuariamente;
commercializzata fresca e le sue carni sono considerate
di buona qualità.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Lacerta;
Liguria: Lagheu; Lazio:
Pesce tarantola; Puglia:
Strafica; Sardegna:
Sazzalunga de mari; Sicilia:
Tiru, Tiraciatu, Tiru di siccu o Scarmu;
Toscana: Ramarro;
Francese: Lézard;
Inglese: Lizard fish;
Spagnolo: Pez de San
Franciscu; Tunisino:
Zerzoumia.
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102) Pesce
martello
(Sphyrna zygaena)
Il Pesce martello
si riconosce subito per la caratteristica forma a
martello del capo e con gli occhi situati alle estremità
e provvisti di membrana nittitante. La bocca è molto
arcuata ed è munita di denti triangolari e molto
appuntiti, il dorso è grigio bruno o verdastro e le
punte delle pinne più scure del dorso. La pelle è
coperta di scaglie. Vive nei pressi del fondale, in
acque profonde, nutrendosi di pesci crostacei e
cefalopodi bentonici, per questo motivo la bocca è
rivolta verso il basso. Raggiunge i 4 m di lunghezza e
700 kg di peso ma è poco comune in Mediterraneo nelle
nostre acque si trova lungo le
coste siciliane, raro ovunque e specialmente in
Adriatico. Specie vivipara, i piccoli alla nascita
misurano già mezzo metro. Ha abitudini pelagiche e
nuota lentamente in superficie, facendo sporgere la
prima pinna dorsale. Si cattura con lo strascico, con
lenze o con palangresi galleggianti. La carne è cattiva.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Giammetta;
Calabria:
Magnusa;
Campania: Cape
‘e chiuove, Cape ‘e martello o Magnosa;
Liguria: Pei
judiu, Pescio scrossua o Marteu;
Lazio:
Martello o Stampella;
Marche:
Ciambetta;
Puglia: Magnusa
o Minghiusa;
Sardegna: Pisci
carrabineri;
Sicilia:
Magnusa, Carrabineri, Pisci marteddu o Pisci crozza;
Toscana:
Ribello o Pesce carabiniere;
Francese:
Requie Marteau;
Inglese:
Hammarhead;
Spagnolo: Pez
martillo o Llunada (Catal.).
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103) Pesce
pilota
(Neucrates ductor)
Il Pesce pilota
è un pesce diffuso in tutti i mari, si riconosce per il
corpo allungato con testa arrotondata e grossa bocca,
pinne forti e muscolose e la coda a due lobi e la
colorazione del corpo azzurrastra, con larghe
fasce trasversali blu-nero o bruno-nero. Gli individui
più giovani hanno colorazione bianco-gialla con
strisce brune sfrangiate. E' una specie pelagica, che ha
l'abitudine di precedere pesci di grossa taglia,
particolarmente squali e mante ed i branchi dei pesci
pilota sono sempre molto poco numerosi e nuotano al
largo delle coste. Ha l'abitudine di radunarsi all'ombra
di alghe o altri oggetti galleggianti. Il rapporto di
questo pesce con gli squali viene descritto come quasi
simbiotico ed è estremamente raro che uno squalo si cibi
di un pesce pilota tanto che si notano spesso piccoli
pesci pilota che nuotano nella bocca degli squali per
nutrirsi dei residui di cibo rimasti tra i denti,
fornendo in cambio un “servizio” di pulizia. Si alimenta
principalmente di crostacei pelagici e altro plancton,
ma anche pesci e molluschi. La sua cattura è casuale con
reti di circuizione o con lenze trainate. E'
attirato anche dalla luce delle lampare. Ha carne
prelibata e raggiunge dimensioni di 70 cm ma sul mercato
si trovano mediamente intorno ai 30 cm. Ottimo alla
griglia con Salmoriglio o alla Matelalotta (vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Lampera,
Fanfanu o Pampinu; Campania:
Npamparo, Nfanfaro o Fanfano;
Liguria: Pampanu o Fanfré;
Marche: Fanfano;
Puglia: Fanfene o
Tanfanu; Sardegna:
Fanfiru, Fanfaru o Pàmfara;
Sicilia: Fanfalu, Pisci d’ummra, Pisci pampana o
Pampana; Toscana:
Pilotino o Pesce pilota;
Francese: Poisson pilote o Fanfare (Prov.);
Inglese: Pilot fish;
Spagnolo: Pez piloto o
Vairò (Catal.).
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104) Pesce
prete
(Uranoscopus scaber)
Il
Pesce prete è un pesce di piccola taglia dalla testa
molto grossa appiattita e rivestita da placche ossee. E'
munita di una spina velenosa dietro ogni opercolo che
provocano pericolose ferite e spesso si difende con
l’emissione di scosse elettriche. Ha il corpo cilindrico
per la metà anteriore che si restringe in prossimità
della coda.Le pinne pettorali sono grandi e le prime due
pinne dorsali hanno raggi molli. Raggiungono una
lunghezza massima di 25 cm. La colorazione è grigio -
brunastra, più scura dorsalmente, biancastra sul ventre,
con linee trasversali più scure sui fianchi. Vive sui
fondi fangosi dai 15 a 250 m di profondità del
Mediterraneo soprattutto in Sicilia e nel Mare
Adriatico. Si pesca con reti a strascico, tremagli e
nasse. Le sue carni sono buone e si trova sul mercato
sia fresco che congelato.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Bocca
in cielo o Coccane;
Calabria:
Lumera o Buccuni;
Campania: Capa
tosta, Bocca in cielo o Boccana;
Liguria: Mirou
o Pescio praevo;
Marche: Bocca
in cava;
Puglia:
Lucerna;
Sardegna:
Pappacocciula, Coccu o Pische preideru;
Sicilia: Camu,
Cocchiune, Cuccu o Succi;
Veneto: Boca in
cao o Chiacchia;
Venezia Giulia:
Ciacia;
Francese: Boeuf,
Rat o Miou (Prov.);
Inglese:
Star-gazer;
Spagnolo: Rata,
Miracelo o Saltabardissa(Catal.).
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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105) Pesce
San Pietro
(Zeus faber)
Il
Pesce San Pietro ha un corpo ovaliforme, alto
e nettamente schiacciato sui fianchi. La mascella
inferiore è sporgente e la bocca, protrattile, può
essere estesa parecchio in avanti quando il pesce cerca
di afferrare la preda. Presenta nella pinna dorsale con
raggi spinosi molto allungati e trasformati quasi in
filamenti nella parte terminale.. La pinna dorsale ed
anale sono munite alla base, su ciascun lato, di placche
ossee recanti una spina, solitamente biforcuta.
Raggiunge una lunghezza massima di 66 cm ma comunemente
si trova dai 20 ai 50 cm. La colorazione è
grigia-verdastra ed ai lati spicca una macchia nera
rotonda bordata di bianco (il segno di San Pietro?).
Specie abbastanza comune in tutto il mediteranno vive
in acque costiere fino a 400m con maggior frequenza tra
i 50 e i 150 m al di sopra di zone caratterizzate da
fondali fangosi. Si cattura generalmente con lo
strascico o con i tremagli. Specie assai apprezzata,
regolarmente ma non abbondantemente presente sui nostri
mercati; commercializzata fresca o congelata, sia intera
che in filetti. Ottimo alla Matalotta (vedi salse) o sfilettato, passato nell’uovo sbattuto, impanato e
fritto.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Pesce Gallo;
Lazio: Citula; Liguria:
Ratta, Pei san peire o sampè;
Puglia: Zetula, Rotula, Cemicè o Pisci cetra;
Sicilia: Gaddu, Iaddru,
Addru Italu o Pisci gadolu;
Francese: Saint-Pierre o Poule de mer;
Inglese: Dory;
Spagnolo: Pez de San
Pedro o Gall (Catal.); Tunisino:
Hout sidi sliman.
Ricette: n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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106) Pesce
sciabola o Spatola
(Lepidopus caudatus)
Il
Pesce sciabola o Spatola è un pesce della famiglia
dei Trichiuridi ha un corpo molto allungato,
nastriforme, schiacciato ai lati e privo di squame; la
testa è grande, con una cresta prominente sulla nuca. La
mascella inferiore è più lunga di quella superiore,
entrambe sono allungate da un’appendice carnosa ed hanno
denti molto acuti e taglienti; la pinna dorsale è bassa
e molto allungata, ugualmente quella anale. Il suo
colore e bianco-argento ed ha una lunghezza che varia
tra i 50 cm ed i 2 metri. Vive in profondità, si
avvicina alla costa in primavera dove si cattura con i
palancari di profondità, con reti a strascico, tremagli,
ciancioli e lenze. E' diffuso nel Mediterraneo
occidentale, è comunissimo nello stretto di Messina e
nel mar Ionio e nel Golfo di Napoli. Viene
commercializzato fresco e la sua carne bianca-rosata è
molto saporita.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Pesce Argentino o argentina;
Calabria: Spatola;
Campania: Squagliasole o
Pesci bannèra; Lazio:
Pesce bandiera; Liguria:
Pescio Jamma o Argentin; Puglia:
Argentina o Pisci d’argiento;
Sardegna: Pisci lama o Pisci bannera;
Sicilia: Spatola o Pisci
mavistu; Veneto e Venezia
Giulia: Pesce Falce, Argentin o Serpentin;
Francese: Sabre o Péis
d’ajen; Inglese:
Scabbard-fish; Spagnolo:
Pez cinto o Sabre (Catal.);
Tunisino: Sbata.
Ricette: n. 67 e 68 (Secondi)
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107) Pesce
serra
(Pomatomus saltatrix)
Il Pesce Serra è
un pesce dal corpo allungato massiccio e muscoloso,
fusiforme, quasi cilindrico e con occhio piuttosto
piccolo. La pinna dorsale è bassa e corta, la seconda
lunga e più alta spostata verso la coda, la pinna anale
opposta alla seconda dorsale. La coda è bilobata. La
colorazione blu verdastra dorsale, argentea sui fianchi
e ventre, con una macchia nero bluastra alla base delle
pettorali; anale con margine biancastro. Ha una
lunghezza massima 115 cm. e pesare fino a 10 Kg. Specie
comune nel Mediterraneo è una specie pelagica che migra
in grandi banchi alla ricerca di cibo, è diffuso in
molti ambienti e spazia dalle acque portuali a quelle
dell’immediato sottocosta, sia su fondo roccioso che
sabbioso. Spesso si inoltra in canali, fiumi e lagune
anche sino a dove l’acqua è completamente dolce. Si
cattura con reti a circuizone o volanti. Sui nostri
mercati compare abbastanza frequentemente ma non una
specie particolarmente ricercata e viene
commercializzata fresca, congelata, ed affumicata.
Nomi regionali o stranieri:
Liguria: Limun; Sicilia:
Pisci serra o Rassuia; Toscana:
Pesce limone; Veneto:
Pesce bianco; Francese:
Tassergal; Inglese:
Blue-fish; Spagnolo:
Anjova; Tunisino:
Karradh.
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108) Pesce
spada
(Xiphias gladius)
Il
Pesce spada è un pesce pelagico di notevoli
dimensioni, può raggiungere i 4 m e mezzo di lunghezza e
i 500 Kg di peso, nei nostri mari raggiunge al massimo i
3 m di lunghezza (esclusa la spada) e un peso di 350 Kg;
sono peraltro comuni gli esemplari che vanno da 120 a
180 cm. Ha un corpo robusto soprattutto nella parte
anteriore, più allungato nella parte posteriore, non ha
squame né denti negli esemplari adulti né pinne
vertebrali. Ha una mascella inferiore appuntita mentre
la mascella superiore ha un lungo rostro osseo, la
“spada” che è il prolungamento della mascella superiore,
ha bordi taglienti ed è circa un terzo della lunghezza
totale del pesce. E’ Dotato di 2 pinne dorsali, 2 pinne
anali, una pinna codale forcuta negli adulti. La sua
colorazione è di un azzurro scuro sul dorso, argentea
sui fianchi e sul ventre. Ritrova in tutto il
Mediterraneo e la pesca più diffusa avviene con le
palamitare, caratteristica la pesca nello stretto di
Messina con le Feluche (imbarcazioni) e con le fiocine.
Ha carne bianca-rosata soda e dal sapore delicato, viene
commercializzato sia fresco che congelato. Indico solo
una ricetta ma tutti sappiamo la bontà del pesce spada
alla griglia o in padella con olio, aglio, origano e
capperi.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Pisci spada o Spateddu;
Campania: Pisce spata;
Liguria: Pei spa, Pescio
spa, Spado, Espadon o Emperatour;
Puglia: Pisci spata;
Sicilia: Pisci spata,
Spatieddo, Puddicineddu (piccoli);
Veneto e Venezia Giulia:
Spadon o Pèse spada; Francese:
Espadon o Empereur; Inglese:
Swordfish; Spagnolo: Pez
espada, Emperador o Peiz espasa(Catal.);
Tunisino: Bou sif.
Ricette:
n. 51 (Secondi)
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109) Pesce
violino
(Xiphias gladius)
Il Pesce violino si differenzia dal Pesce
chitarra perché ha dimensioni più grandi, dal tronco
schiacciato dorso-ventralmente nella metà anteriore che
si prolunga in avanti con un muso triangolare che porta
al centro due creste rostrali cartilaginee meno larghe e
raggiunge oltre un metro di lunghezza. Come l’altro la
pelle è ricoperta da una zigrino molto fine, un poco più
ruvido sul muso e finissimo nel lato ventrale e la
colorazione è variabile sul nocciola più o meno
ocraceo o grigiastro nella parte dorsale, la zona
ventrale è bianca. Spesso le due specie si confondono
anche perché le differenze sono minime. Vive sui fondi
sabbiosi o fangosi, in basse profondità seppellita a
metà nella sabbia o nel fango. Si cattura con reti a
strascico e sciabiche. La sua carne, mangiata salata e
seccata, è scadente. In Italia si trova nelle zone
meridionali, particolarmente in Sicilia.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Squatra
viuline; Puglia:
Calcione o Viulino; Sicilia:
Viulinu o Mandulinu; Francese:
Violon; Inglese: Guitar
fish; Spagnolo: Guitarra;
Tunisino: Mohrat.
Vi suggerisco di cuocerlo così: nettate il pesce e
tagliatelo a tranci, lessatelo, eliminate le varie
parti cartilaginose e la carne rimasta amalgamatela bene
con l’Aioli (vedi salse).
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110) Pesce
volante
(Exocoetus voltitans)
Il
pesce volante è un pesce con pinne che somigliano a
delle ali e grazie alle quali è in grado di volare
rasente la superficie marina e raggiungere una velocità
di 50 Km orari. Il suo volo fuori dall’acqua dura dai 10
ai 30 secondi e può anche coprire una distanza di 200
metri. Ha corpo allungato che somiglia ai cefali tranne
il grande sviluppo delle pinne pettorali. La testa è
tozza, con muso breve e occhi molto grandi. Può
raggiungere i 30 cm circa di lunghezza ha il ventre
bianco argenteo, il dorso blu. E' specie pelagica che
non si avvicina alle coste e si trova sovente mescolata
ai banchi di sardine o di acciughe. Ha capacità di volo
simile alla rondinella di mare. Si pesca occasionalmente
nelle reti di circuizione per la pesca delle costardelle.
Ha una lunghezza massima 25 cm. Nel nostre coste si
trova particolarmente nel mar Ligure, nel Tirreno
specialmente lungo le coste della Sardegna e della
Sicilia. Le sue carni sono poco apprezzate ma è buono
sia fritto che bollito.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Rennenella de mare e Rondinone;
Liguria: Rondinina de ma
e Arendola; Puglia:
Anceledde, Ancediedde e Sciallone de mare;
Sardegna: Baladori de
bentu o Lissa baladori; Sicilia:
Ancileddu, Angilettu, Rinninuni e Ariddu di mari;
Veneto: Pesce Barbastrel
o Barbastrilo; Francese:
Poisson volanteo Hirondelle de mer;
Inglese: Flying fish;
Spagnolo: Pez volador,
Golondrina de mar o Orenyola(Catal.);
Tunisino: Khoutiffa.
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111) Piè
d'asino
(Glycimeris Glycimeris)
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Il
Piè d’asino è una conchiglia bivalve rotondeggiante
con bordo bianco e ricoperta da periostraco
bruno-rossastro e con striature sia concentriche cha a
ventaglio. Vive su fondali sabbiosi. Ed ha una
dimensioni media di 7/8 cm. Viene pescato con rastrello
e le sue carni non sono molto teneri. E’ abbastanza
diffuso nel Mediterraneo e nell'Atlantico. Crudo come
antipasto è ottimo.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Palora, Paluorde o Cozze ‘e schiave;
Puglia: Cozze o Nuce
scarpare; Sicilia: Cuppa
liscia; Veneto e Venezia Giulia:
Piè d’asen; Francese:
Amanda de mer; Inglese:
Dog-cockle; Spagnolo:
Almedra de mar o Petxinot (Catal.);
Tunisino: Mahar.
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112) Pinna
o nacchera
(Pinna nobilis)
La Pinna presenta una
conchiglia allungata di forma triangolare, le valve sono
uguali, anteriormente sono appuntite e arrotondate nella
parte posteriore. La superficie è incrostata e speso
funge da substrato per l'ancoraggio di piccoli organismi
sessili. Si insedia da giovane sul fondale marino
sabbioso o sabbioso-fangosi o detritici fra le praterie
di posidonie da pochi metri fino a 40 metri di
profondità ed inizia a crescere. La colorazione della
conchiglia è bruna, l'interno è rossastro e
madreperlaceo E’ il più grande mollusco bivalve del
Mediterraneo e rischia di scomparire. Può raggiungere
anche un metro d’altezza. I giovani hanno una conchiglia
fragile, quasi trasparente e ricoperta da escrescenze
simili a spine o a scaglie. Gli adulti nascondono,
invece, tutta la loro bellezza all’interno. Il suo
bisso, la sostanza filamentosa con cui il mollusco si
fissa sul fondo marino con l’estremità più aguzza, un
tempo era raccolta, specialmente in Sardegna, per la
tessitura di preziosi indumenti dai colori cangianti.
Nomi
stranieri: Francese:
Jambonneau; Sicilia:
Ancileddu; Inglese: Fan
mussel; Spagnolo: Nacar
o Nacre (Catal.); Tunisino:
Pines.
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113) Polpessa
(Octopus macropus)
La
Polpessa va subito chiarito non è la femmina del
Polpo ma è un’altra specie che ha i tentacoli più
lunghi e sottili in proporzione al corpo, la testa più
affusolata e la colorazione rossastra con dei puntini
bianchi ed ha carni meno pregiate. Anch’essa ha corpo
ovale a forma di sacco e otto tentacoli muniti di una
doppia fila di ventose e altri due più lunghi ed
allargati si estendono lateralmente. Non si mimetizza ma
si nasconde velocemente sotto la sabbia o negli anfratti
. E’ più piccola rispetto al polpo e vive su fondali
rocciosi o a sabbia grossolana fino a 100 m. So
che in Liguria ed in Campania lo pescano e lo mangiano
ma non è ricercato.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Polpo asinisco;
Liguria: Scorrià;
Puglia: Prupessa o
Vurpàscele; Sicilia:
Fàracu, Purpu Fraieddu. Frairddu russu o Purpu sareddu;
Toscana: Stringa;
Francese: Poupe tacheté,
Polpe rouge o Poupresse;
Inglese: White-spotted Octopus;
Spagnolo: Poulpon, Pulpo
manchado o patudo; Tunisino:
Qarnit sghir.
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114) Polpo
(Octopus vulgaris)
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Il
Polpo è un mollusco cefalopode ottopode, con corpo
ovale a forma di sacco da cui partono 8 tentacoli muniti
di due file di ventose. La colorazione è cangiante e va
dal grigio al giallo, con possibili macchie di vari
colori quali il verde o alcune tonalità del rosso e del
marrone. La lunghezza totale può arrivare anche al metro
e pesare 10 Kg ma sono comuni gli esemplari dai 20 ai 30
cm con un peso di 1 o 2 kg Non possiede conchiglia
ossea. Ai lati della testa, sono evidenti occhi
piccoli, sporgenti lateralmente e sormontati da due
protuberanze. Nella parte posteriore del mantello sono
presenti da 7 a 11 lamelle branchiali ed un sifone per
espellere l'acqua. Al centro delle braccia, è situata la
bocca.. Il Polpo può cambiare colore mediante speciali
cellule, utilizzate per la trasmissione di segnali e per
mimetizzarsi con il fondale. E’ comune in tutto il
Mediterraneo e predilige fondali costieri rocciosi o
sabbiosi fino ad una profondità di 100 metri. Si pesca
tutto l’anno con reti a strascico, attrezzi da posta, è
interessante e di antica tradizione la pesca con lo
specchio e la fiocina. Il polpo è commercializzato
fresco e congelato ed è ottimo.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Tolbo o Fulpo;
Calabria: Pruppu;
Campania: Purpo verace;
Puglia: Vurpe o Lèmbeto;
Sardegna: Pruppu-eru o Pruppu i terra;
Sicilia: Pruppu, Pulpu
di paranza o Pulpu maiulinu;
Veneto e Venezia Giulia: Folpo;
Francese: Pieuvre o
Poulpe; Inglese: Octopus;
Spagnolo: Pulpo o Pop (Catal.);
Tunisino: Qarnit kbir.
Ricette: n. 29 e 56
(Antipasti)
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115) Rana
pescatrice
(Lophius piscatorius)
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La Rana pescatrice
detta anche rospo è presente su fondi sabbiosi, fangosi
o detritici dai 50 metri fino a profondità notevoli fino
ai 1000 m. E’ un pesce di medio-grandi dimensioni e di
aspetto inconfondibile. La testa è appiattita ed
allargata, come la parte anteriore del corpo, e di forma
ovale mentre il tronco è conico. La bocca è molto ampia
e con mascella inferiore prominente. I denti
robusti, molto acuti e rivolti verso l'interno sono in
un'unica serie nella mascella superiore e in due in
quella inferiore. Gli occhi sono situati al centro della
parte superiore della testa. Sulla testa e sul corpo
sono sparse numerose spine. Le spine di maggiori
dimensioni sono presenti in coppie ai lati del bordo
superiore della bocca e anteriormente alle pinne
pettorali. La pelle è priva di squame e viscida. Le
pinne dorsali sono due. La pinna dorsale anteriore ha il
primo dei sei raggi isolato situato al centro del
margine superiore della bocca, molto allungato, con
l'estremità allargata e divisa in due lobi e frangiata.
La seconda pinna dorsale è presente nella metà
posteriore del tronco. La colorazione del dorso è bruna,
con sfumature violacee, olivacee o giallognole. Il
ventre è biancastro. Le pinne sono più scure del dorso,
in particolare quelle pettorali che hanno la parte
inferiore nera. Può raggiungere i 2 m di lunghezza ed i
40 kg di peso, comuni sono gli individui di 20 - 100 cm.
E’ presente in tutto il Mediterraneo e vive solitaria,
immobile, ben mimetizzata e semisepolta nel fondo, dove
attira le prede agitando il filamento posto sul bordo
superiore della grande bocca. Viene pescata con reti a
strascico e le sue carni sono ottime e viene
commercializzata fresca o congelata (coda di rospo).
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Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Rospo marino;
Calabria: Piscatrice; Campania: Rattale,
Pescatrice nera o Rana piscatrice;
Lazio: Martino o giudeo;
Liguria: Giudio, Boldrò,
Budego o Gianello; Marche:
Rospo grosso; Puglia:
Piscatrice; Sardegna:
Piscatrixi; Sicilia:
Magu, Diavulu di mari, Giurana di mari o Peccatrici;
Veneto e Venezia Giulia:
Diavolo de mar, Pesce rospo o Rospo de fango;
Francese: Baudroie;
Inglese: Angler-fish;
Spagnolo: Rape o Rap (Catal.);
Tunisino: Ra’asha.
Ricette: n. 26 e 75 (Primi) 7, 49, 50 e 91
(Secondi)
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116) Razza
bianca
(Raja alba)
La
Razza Bianca è la prima che prendo in considerazione
delle 15 specie che vivono nel Mediterraneo e tutte
hanno corpi larghi e piatti. Gli occhi sono nella parte
dorsale e la bocca nella parte ventrale. Questa ha il
corpo più largo che lungo. Sul dorso la pelle liscia
negli individui giovanili è spinosa negli individui più
grandi tranne che nella zona centrale del corpo, mentre
quella del ventre più o meno spinosa tranne la
parte esterna delle pettorali. Ha sulla coda di una
serie di circa 15 spine e di 1 - 2 serie di robuste
spine ricurve per lato. Presenta una colorazione dorsale
che va dal bruno - rossiccia al grigio - giallastra,
grigio – bluastra mentre la ventrale è biancastra
con margine scuro lungo le pettoral. Può raggiungere una
grandezza massima di 2 metri. E’ abbastanza comune
nel Mediterraneo ma non desta particolare interesse sui
nostri mercati in quanto le sue carni sono buone ma non
ottime. Nell’Adriatico si pescano con i rapidi altrove
con lo strascico o con i palangari.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Raja liscia;
Lazio: Razza listata;
Liguria: Fumat, Migliaret, Storsicos o Rasa
capusinha; Puglia:
Chiamita o Rascia strisciata;
Sardegna: Ascritta o Zizillia scritta;
Sicilia: Picara liscia o
Raja liscia; Veneto;
Bavosa o Rasa fotacio; Venezia
Giulia: Moro;
Francese: Raie blanche;
Inglese: White skate;
Spagnolo: Raya blanca o Raya bramante.
Ricette: n. 57 (Secondi)
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117) Razza
chiodata
(Raja clavata)
La
Razza chiodata ha corpo, naturalmente come tutte,
piatto, con testa rostrata e pinne pettorali fuse in
forma romboidale. Nella parte ventrale sono presenti la
bocca, le narici e le aperture branchiali. La parte
dorsale è ricoperta da pelle ruvida con numerose spine.
La coda è armata di una serie centrale di spine ben
sviluppate e rappresenta una potente arma di difesa ed è
munita anche di organi elettrici di modesta potenza. La
parte ventrale del corpo generalmente è liscia nei
maschi e con presenza di placche spinose nelle femmine.
La colorazione del dorso è mimetica e variabile,
generalmente grigio o bruno chiaro con macchie nere più
o meno fitte. Possono essere presenti macchiette
giallastre, irregolari per forma e grandezza. La parte
ventrale è bianco-grigiastro. Nel Mediterraneo raggiunge
dimensioni massime di circa 100 cm, ma è comune a 30-80
cm. E’ presente su fondi di varia natura, ma predilige
fondi sabbiosi e fangosi da 80 a 200 m di profondità e
vive sul fondo o sepolta in esso. Rispetto alle altre
razze presenta sul dorso di larghe placche su cui sono
inserite grosse spine. Nell’Adriatico si pescano con i
rapidi altrove con lo strascico o con i palangari. Ha
carni buone, apprezzate dai consumatori e generalmente
si trova sul mercato fresca. Buona bollita e condita con
la maionese o in insalata.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Rascia o Baraccola;
Calabria: Raja pitrusa;
Campania: Raja petrosa;
Lazio: Arzilla pietrosa;
Liguria: Clavellado,
Rasa o Rassa veaxa;
Marche: Scardano;
Puglia: Pigara pitrosa, Pietruzza, Rasa Pichira o
Piraredda spinusa; Sardegna:
Scritta perdona, Capitana scritta o Rasciuga de funno;
Sicilia: Picara pitrusa
o Raja pitrusa; Toscana:
Razza chiodata o Arzilla di scoglio;
Veneto; Bavosa, Raza
spinosa o Rasa fotacio; Venezia
Giulia: Moro;
Croazia: Raza kamenjarka;
Francese: Raie boucleè;
Inglese: Thornback ray;
Spagnolo: Raya de clavos
o Clavellada (Catal.).
Ricette: n. 57 (Secondi)
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118) Razza
quattrocchi
(Raja miraletus)
La
Razza quattrocchi ha il corpo romboidale più largo
che lungo con angoli laterali alquanto appuntiti e
margini anteriori quasi dritti. Il muso è corto e con
rostro breve, sporgente ed appuntito. Ha pelle liscia
sul dorso e sul ventre, con muso spinoso nei maschi. Ha
di 3 serie di spine sulla coda. Il colore sul dorso è
bruno – giallastra e cosparso di macchiette grigiastre.
Presenta su ogni pettorale un vistoso ocello con centro
blu chiaro circondato da due anelli concentrici, viola
scuro - nerastro l’interno, giallo - arancio l’esterno
(sembrano altri due occhi) la parte ventrale è
biancastra. Questa specie è più piccola arriva al
massimo a 60 cm. Ha abitudini come le altre è presente
nel Mediterraneo e predilige fondali sabbiosi e fangosi
da 80 a 200 metri di profondità e si pesca con lo
strascico e con palangari di profondità. Le sue carni
sono buone, ottime fritte.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Razza occhialuta;
Campania: Raja
quattruocchie; Lazio:
Arzilla bavosa; Liguria:
Raza sfeeggeuna; Marche:
Muccosa, Occhialina o Occhiatella;
Puglia: Rascia liscia o
Chiamita; Sardegna:
Ferrasedda liscia, Scapuccina o Scritta quattrogus;
Sicilia: Picara monaca,
Picara liscia o Rajceddra quattrocchi;
Toscana: Razza
argentina; Veneto;
Scarparo o Rasa macchiata;
Francese: Raie miroir;
Inglese: Brown ray;
Spagnolo: Raya de espejos o Rajada de taques (Catal.).
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119) Razza
stellata
(Raja asterias)
La
Razza stellata anch’essa ha il corpo romboidale più
largo che lungo, con angoli laterali alquanto appuntiti
e margini anteriori quasi dritti. Il muso corto, con
rostro breve un poco ottuso.La pelle è interamente
ruvida quella del dorso e coperta invece di spine in più
zone quella del ventre. Presenta una serie di piccole
spine dalla nuca alla 1ª dorsale e presenta una serie di
spine sulla parte più esterna delle pettorali ed
un gruppo di spine sull’orlo del rombo a livello degli
occhi. La colorazione dorsale è bruno – ulivacea e con
macchiette bruno - nerastre e giallastre presenti anche
sulle ventrali. Il muso è ocraceo e trasparente e la
parte ventrale è biancastra. Arriva ad una lunghezza
massima di 80 cm. E’ specie comune nel Mediterraneo,
molto diffusa nel Tirreno ha abitudini come le altre
stando sommersa nei fondali fangosi, si pesca con lo
strascico e le sue carni sono buone.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Arzilla punteggiata;
Lazio: Arzilla di rena;
Liguria: Raza
muschinha; Puglia:
Rascia o Raja d’arena; Sardegna:
Scritta stiddata; Sicilia:
Picara fimmineddra, Picara stiddiata o Raja stiddiata;
Toscana: Razza
picchiettata; Veneto e Venezia
Giulia; Baracola o Raseta;
Francese: Raie estelée o
Raie douce; Inglese:
Spotted ray; Spagnolo:
Raya pintada, Raya estrellada o Rajada vera (Catal.).
Ricette: n. 57 (Secondi)
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120) Riccio
di mare
(Paracentrotus lividus)
I
Ricci di mare si riconoscono subito per la forma
semisferica piena di aculei articolati e mobili. I più
comuni sono il tipo Paracentrotus (comunemente
conosciuto come femmina) è di colore variabile dal bruno
al violaceo mentre l'Arbacia (conosciuto
come maschio) è sempre nero scuro. Inoltre il
primo è commestibile, il secondo non è commestibile.
Arriva fino ai 6 cm di diametro con aculei di 3cm di
lunghezza. Vive sui fondali rocciosi ricchi di alghe
a partire dalla superficie fino a oltre 40m di
profondità. Si nutre tramite la bocca, presente sulla
superficie inferiore, che consente al riccio di
"raspare" dal fondo alghe, piccoli crostacei, vermi
eccetera. Superiormente hanno invece l'orifizio anale.
Si raccolgono con rastrelli o a mano. Prima si usava una
rete con la bocca aperta da un ferro ricurvo (da noi
Angamu) ora vietato. Come sono? A chi piacciono
ottimi. Provateli con gli spaghetti e li amerete.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Ancine;
Sardegna: Arizzuni de mari;
Sicilia: Rizzi di mari;
Francese: Oursin;
Inglese: Sea-urchin;
Spagnolo: Achinos;
Tunisino: Qanfoud bahr.
Ricette: n. 45 (Secondi)
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121) Ricciola
(Seriosa dumerili)
La
Ricciola è un bellissimo pesce dal corpo
allungato, la bocca ampia con mandibola inferiore
prominente, linea laterale incurvata con 2 pinne dorsali
di cui la prima piccola e spinosa la seconda lunga con
parte anteriore più alta rispetto alla parte finale,
pinna caudale è bilobata ed appuntita, pinne pettorali e
ventrali piccole. Il colore è grigio-azzurro con
riflessi rosei sul dorso e presenta una banda giallastra
che percorre i fianchi, ed un'altra scura sulla testa,
il ventre è argenteo. Può raggiungere i due metri di
lunghezza (comunemente e' tra i 30-50 cm) e pesare fino
a 50 kg. Specie pelagica che vive generalmente tra 20 e
70 metri di profondità, si avvicina alle coste nei
periodi di riproduzione. Specie pelagica che vive
generalmente tra 20 e 70 metri di profondità, si
avvicina alle coste nei periodi di riproduzione.
Presente in tutto il Mediterraneo e si pesca tutto
l’anno, ma in modo particolare nei mesi primaverili ed
estivi quando si avvicina alle coste con
reti a strascico, reti volanti e palangari. Le sue carni
sono ottime e sui nostri mercati è presente abbastanza
regolarmente e viene commercializzata fresca, congelata,
affumicata e salata ed essiccata. Io la preferisco alla
griglia ma è buonissima anche al forno o alla Matalotta.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Ricciola ‘e funnale;
Liguria: Leccia,
Alicosa o Limone; Marche:
Alice grande; Puglia:
Jarrupe o Lecc; Sardegna:
Serviola, Sermoni o Lambuga;
Sicilia: Aricciola o Licciolu;
Toscana: Saltaleone;
Veneto e Venezia Giulia;
Lissa; Francese: Sériole
o Poisson limon; Inglese:
Amberjack; Spagnolo: Pez
de limon o Cervia (Catal.).
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122) Rombo
chiodato
(Psetta maxima)
Il Rombo chiodato appartiene a quei pesci
piatti, cui appartiene anche la sogliola, che
nascono come gli altri pesci ma che dopo qualche
giorno incominciano a nuotare coricati su
un fianco, il corpo è romboidale, gli occhi a
sinistra, pelle del lato superiore e colore
cangiante dal marrone al bruno-grigio. Lato
inferiore di colore biancastro, la pinna dorsale
e quella anale sono sviluppate per quasi
l’intera lunghezza del corpo e sono munite di
raggi. La lunghezza media intorno ai 40-50 cm (max
1 metro) ed un peso massimo di 10 Kg.
Il rombo chiodato è un pesce che vive su fondali
sabbiosi ad una profondità di 25-80 m. È capace
di rimaner adagiato sul fondo ricoprendosi
parzialmente con le sabbia o col fango, fino al
passaggio di una preda. E’ comune nel
Mediterraneo e in Adriatico. Si pesca con le
reti a strascico. Le sue carni sono ottime e
delicate, e più è grande più è buono. Sui
mercati la maggior parte dei rombi proviene
dagli allevamenti del Nord Europa. Pochi sono
quelli provenienti dall’attività di pesca, che
di solito hanno dimensioni maggiori. In cucina
ci si può sbizzarrire potete cuocerla in umido,
lesso servito con una salsina di vostro
gradimento ed anche fritto a filetti o impanato.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Rummo petruso;
Lazio:
Rombo di pietra;
Liguria:
Rombo velaxo o Clavelat;
Puglia:
Rumbu;
Sardegna:
Arrimbuli o Rumbulu de fango;
Sicilia:
Linguata imperiali o Tampa imperiali;
Toscana:
Rombo di scoglio;
Veneto e Venezia Giulia;
Rombo di sasso;
Francese:
Turbot;
Inglese:
Turbot;otack;
Spagnolo:
Rodabaldo;
Tunisino:
M’dess moussa.
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123) Rombo
di rena
(Bothus podas)
Il Rombo di rena ha forma di rombo naturalmente,
occhi situati sul lato sinistro separati tra loro da uno
spazio interorbitario variabile secondo il sesso
dell’animale. La bocca è piuttosto piccola ed è munita
di piccoli denti appuntiti. Il colore è grigiastro,
grigio – bruno con macchie bluastre distribuite su tutto
il corpo. Vive sui fondi sabbiosi o arenosi da pochi
centimetri di profondità fino a 400 metri. Di solito
l’animale sta infossato nella sabbia ed è molto
difficile scorgerlo poiché ha grandi capacità mimetiche.
Ha una lunghezza massima di 20 cm. Si pesca generalmente
con lo strascico. La sua carne magra, soda, digeribile e
saporita è buona fritta ma non è come le altre.
Nomi
regionali o stranieri:
Campania: Taccone o Palaje ‘e scoglio;
Liguria: Rumbo bastardo;
Puglia: Prajezza;
Sicilia: Taccuni,
Pettini uocchiuta o Tappa;
Toscana: Quattr’occhio;
Francese: Rombou Podas;
Inglese: Wide-eyed
flounder; Spagnolo:
Pòdas o Pèdaç (Catal.).
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124) Rombo
giallo
(Lepidorhombus whiffiagonis)
Il Rombo giallo è
anch’esso un pesce piatto che si distingue anche per la
mandibola sporgente il corpo, però, non è arrotondato
come quello del rombo, ma, al contrario, è molto
allungato.. Gli occhi sono molto vicini tra loro, pinne
dorsali ed anale molto lunghe coda dal margine convesso.
La linea laterale è ben visibile. Può raggiungere 60 cm
di lunghezza ma comunemente si trova da 20 a 30 cm. La
colorazione è grigio-giallastra sul dorso e la ventrale
è bianca talvolta con qualche macchia rossastra. Vive
generalmente ad una profondità di 50-300 m, spesso al
bordo della piattaforma continentale; cerca soprattutto
i fondi molli, sabbiosi o argillosi, dove ama
interrarsi. E’ abbastanza raro in Mediterraneo, si pesca
soprattutto in Adriatico e Mar ligure con reti a
strascico e con la sciabica. La carne è buona si fritta
che in padella in umido, cotto a fuoco medio, con un
bicchiere di vino oppure al forno con due pomodorini.
Nomi
stranieri: Francese:
Cardine; Inglese:
Megrim; Spagnolo: Gallo
del norte o Llseria.
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125) Rombo
liscio
(Scophthalmus rhombus)
Il
Rombo liscio è' molto simile al rombo chiodato,
anche se il corpo è più ovale che circolare e possiede
entrambi gli occhi sul lato sinistro. La pelle è liscia
e coperta di squame piccole molto aderenti. La
colorazione varia dal bruno scuro a grigiastra e con
frequenti macchie scure. E’diffuso in tutto il
Mediterraneo centro-occidentale e Adriatico e vive sulla
sabbia o sul fango tra i 20 e i 70 metri di fondo. Si
pesca con reti a strascico. Ha la carne ottima di
sapore, ma meno del rombo chiodato. Raggiunge al massimo
60-70 cm. e un peso di 30 kg. In media gli esemplari sul
mercato sono tutti sul chilogrammo. Il modo migliore per
cucinarlo è in umido oppure lessato e servito con una
salsina di vostro gradimento.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Rumbetto o Soaso;
Calabria: Passira;
Campania: Rummo liscio o
Taccone; Liguria: Rombou
o Rumbo de fundo; Marche:
Rombetto, Soaso o Suaso;
Puglia: Rummo liscio o Rumeniello;
Sicilia: Rummu lisciu o
Linguata mascula; Sardegna:
Rumbulu lisu; Veneto:
Rombo minore, Sosa o Soazo;
Venezia Giulia: Sfazo o Cuco;
Francese: Barbue;
Inglese: Brill;
Spagnolo: Rémol;
Tunisino: M’dess moussa.
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126) Rombo
quattrocchi
(Lepidorhombus boschi)
Il Rombo quattrocchi ha il corpo ovale allungato,
gli occhi grandi, vicini fra loro, entrambi sul lato
sinistro del corpo. Pinna dorsale ed anale terminanti
con gli ultimi 2 raggi sul lato cieco del peduncolo
caudale. Può raggiungere una lunghezza massima è di 40
cm , ma è comune da 10 a 30 cm. La colorazione è grigio
- giallastra chiara, ai lati posteriori delle
pinne dorsali e anale si notano quattro ocelli nerastri.
È comune in Mediterraneo occidentale,vive infossato o
adagiato su fondali sabbiosi e ha una grande capacità
mimetica, si spinge fino a 800 m di profondità, ma è
comune fra 100 e 400 m. viene pescato principalmente con
reti a strascico. Ha poca importanza commerciale ma le
sue carni sono buone anche se un pò asciutte. A casa mia
di solito lo cuciniamo in padella in umido così:
preparate un tritato di prezzemolo ed aglio, olio,
adagiatevi sopra il pesce e cocetelo con bicchiere di
vino a fuoco medio. E’ buono anche al forno ma non
fatelo asciugare troppo e tanti lo mangiano solamente
fritto.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Suace;
Lazio: Suacia francese;
Liguria: Petrale;
Puglia: Suace;
Sicilia: Panta di
funnale o Tampuni; Veneto e
Venezia Giulia:
Zanchettone o Ciancheta;
Francese: Cardine a quatres taques, Fausse
limande o Petro; Inglese:
Four spot megrim; Spagnolo:
Rapante, Rodaballo, Gallo o Bruixia a quatre taques (Catal.).
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127) Rossetto
(Aphia minuta)
Il Rossetto è un
piccolo pesce, che vive per un breve periodo ed ha un
alto valore commerciale. Predilige fondi sabbiosi e
fangosi. Di
colore bianco rosato o giallognolo, sul capo si
osservano dei puntini neri e macchie rosse (da cui il
nome). E' un animale gregario che forma spesso
banchi con numerosi esemplari che si trattengono vicino
alle coste, di solito in superficie. Vive in tutto il
Mediterraneo e si pesca con la sciabica
(particolarmente) in Adriatico, Tirreno e Mar Ligure. Si
consuma esclusivamente fresco, fritto, lesso e assieme
alle uova per frittate o frittelle.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Nannata;
Campania: Ciceniello
verace; Liguria: Bulasu;
Puglia: Quatte o
Muzzuleine; Sardegna:
Maccioneddu biancu; Sicilia:
Mazzunaru o Nunnata di cuvaru;
Veneto e Venezia Giulia: Omo nuo;
Francese: Nonnat;
Inglese: Trasparent Goby;
Spagnolo: Chanquete.
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128) Rovello
(Pagellus bogaraveo)
Il Rovello è un pesce dal
corpo ovale e con profilo superiore della testa
convesso. Ha il muso corto, occhio grande. La
bocca con apertura inferiore è piccola con mascelle
uguali. La pinna dorsale, unica e la pinna anale,
ripiegate all'indietro. Il corpo è coperto di squame
piccole. E’ un pesce gregario che ama sostare in copiosi
banchi nelle vicinanze del fondo, a profondità piuttosto
cospicue, dai 150 ai 500 metri. Nel Mediterraneo è
limitato al bacino occidentale, comune sulle coste
Tirreniche, ma raro nell'Adriatico settentrionale. La
sua lunghezza massima è di 25 cm e circa 2 Kg di peso.
Si pesca con le reti a strascico e anche con le lenze o
palangresi di fondo. Le sue carni sono buone, molto
ricercato in Campania. Ottimo se cotto in umido, alla
Matalotta in court bouillon (per evitare che il pesce
si rompa, iniziare sempre la cottura a freddo e lasciate
che il bollore sia quasi impercettibile) ma anche
alla griglia, fritto o buono anche per le zuppe. A
Sorrento la Pezzogna in umido è un piatto pregiato.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Mupagghiuni,
Scargiupulu, Mafruni o Scazzupulo;
Campania: Pezzogna,
Mafrone, Uocchiu largu o Luvaro;
Liguria: Bezugo o Ruellu;
Puglia: Bufulacu,
Pezzone, Marachiefe o Scazzatiedde;
Sardegna:
Babbauredda o Battauredda;
Sicilia: Mupagghiuni, Mupa o Vopu ruveddu;
Francese: Bogaravelle;
Inglese: Blue-spotted
bream; Spagnolo:
Goraz,; Tunisino:
Murjane.
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129) Salpa
(Boops salpa)
La
Salpa è un pesce dal
corpo di forma ovale, occhio piccolo e circolare e
bocca piccola con mascella superiore
lievemente più prominente di quella inferiore. Il colore
del dorso è grigio-verdastro con fianchi e ventre
argentati. Ha delle strisce dorate longitudinalmente ed
una macchia nerastra alla base delle pinne pettorali.
Può raggiungere i 50 cm di lunghezza e toccare
eccezionalmente i 3 kg di peso. E’ una specie gregaria che vive a limitate
profondità', non spingendosi mai oltre i 20 metri.
Preferisce i fondali rocciosi ricchi di Posidonie o di
Lattuga di mare (Ulva lactuga) di cui gli adulti sono
particolarmente ghiotti ed è ampiamente diffusa
lungo le coste del Mediterraneo.
Si cattura con tremagli, reti da posta, rezzagli, lenze
ed anche con nasse. Le sue carni non sono ottime ma alla
griglia con un pò di ammogghiu o salmoriglio non sono
male.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Bobba;
Puglia: Muscata,
Fitalora o Cuzziola;
Sicilia: Lupa,
Cavagnola, Sarpa o Mangiaracia;
Veneto:
Sciarpa o Vergatella (piccoli);
Francese: Saupe;
Inglese: Salema;
Spagnolo:
Salema o Salpa;
Tunisino:
Shelba.
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130) Sarago
faraone
(Diplodus cervinus)
Il Sarago faraone
è il piu’ grande dei saraghi, superando i 4 Kg di peso
ed una lunghezza massima di 60cm. E’ un pesce raro in
Italia. Si distingue immediatamente per la presenza di
cinque larghe fasce scure sui fianchi, sempre presenti
in tutti gli individui, sia giovani che adulti, che
risaltano nettamente sul colore argenteo dei fianchi. E’
un pesce forte e robusto, mediamente territoriale, che
vive in branchi più o meno numerosi, colonizzando le
tane più’ ampie nei fondali rocciosi. La presenza dei
saraghi sui fondali sabbiosi implica sempre la vicinanza
di scogli o di barriere. E' presente a sud del
Mediterraneo. E’ commercializzato sia fresco che
congelato e le sue carni sono saporite. Io lo preferisco
alla griglia ma anche al forno è squisito e va cotto
come la ricetta n. 44.
Nomi regionali o
stranieri: Puglia:
Sarge o Sparo; Sicilia:
Saracu farauni, saracu reali o sparagghiuni imperiali;
Toscana: Sarago
reale; Francese:
Sar a grosses lévres; Inglese:
Zebra seabream; Spagnolo:
Sargo breado o Sarg imperial (Catal.).
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131) Sarago
fasciato
(Diplodus vulgaris)
Il Sarago fasciato è un pesce degli
Sparidi dal corpo ovaliforme ricoperto di grosse
squame, la bocca è leggermente protrattile e munita su
ciascuna mascella di 8 incisivi nella parte anteriore,
la forma dei denti rivela le abitudini alimentari del
sarago, che utilizza i molari per sbriciolare il corpo
delle prede. Dispone di un'unica pinna dorsale e anale,
pinna codale forcuta. La sua colorazione
grigio-argenteo, più chiara sul ventre, è caratterizzata
da numerose e sottili righe gialle orizzontali e due
larghe fasce nere verticali, una alla base della coda ed
un'altra nuca. Può arrivara ad una lunghezza massima di
30 cm. Si pesca con le nasse, palangari di fondo,
con lenze e reti da posta in tutto il Mediterraneo ma
soprattutto in Sicilia, Sardegna ed in tutto il Tirreno.
E’ un pesce dalla carne saporita e molto
digeribile che si trova sempre sui mercati, del Tirreno,
della Sardegna e della Sicilia, dove viene venduto
fresco, ma è commercializzato anche congelato. Anche
questo pesce, come gli altri saraghi sono preferibili
alla griglia o al forno ma anche in umido in padella con
un tritato di prezzemolo, aglio, olio e cotto con un
bicchiere di vino a fuoco medio è ottimo.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Saraco;
Calabria: Varacodaru;
Campania: Variale,
Zagaro, Sario o Sarghi; Lazio:
Zacaro, Sargone o Varriale;
Liguria: Sparlo,
Svoià, Sant’andria o Testaneigra;
Marche: Sargo;
Puglia: Sarge o Cazzita;
Sicilia: Sacristanu,
Saracu varatulu o Vaiaratu;
Sardegna: Sarigu,
Feriada; Veneto:
Sparo o Occhiada; Venezia
Giulia: Sparo o Barajo;
Francese: Sar doré;
Inglese: Two-banded bream;
Spagnolo: Mojarra o
Variada (Catal.); Tunisino:
Shergou.
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132) Sarago
maggiore
(Diplodus sargus)
Il
Sarago maggiore detto anche Reale, è la specie più
diffusa in assoluto, abbondante su qualsiasi fondale,
sabbioso e roccioso, del Mediterraneo. Può raggiungere i
45 cm e i 2 Kg. Il corpo argenteo è solcato da fasce
scure e sottili trasversali. La parte superiore del
corpo è verdastra ed è sempre presente una macchia nera
sul peduncolo caudale. Si pesca nasse, palangari di
fondo, con lenze e tremagli. Viene commercializzato
fresco o congelato, le sue carni, specialmente alla
griglia, sono eccellenti.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Sparitiello; Liguria:
Esperli, Saagu e Sagol; Marche:
Sbaro o Sbavo; Puglia:
Sparitole, Sparijnola, Uocchita o Sarjace;
Sicilia: Aspariellu,
Sparagghiuni, Sparagliuni ‘mperiali o Spareddu;
Sardegna: Isparedda;
Veneto: Sparlato o
Sparo; Francese:
Sparaillon o Sparlot; Inglese:
Annular bream; Spagnolo:
Raspallon o Esparrall (Catal.);
Tunisino: Ispari.
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133) Sarago
pizzuto
(Diplodus puntazzo)
Il Sarago pizzuto è molto simile al Sarago
maggiore ma se ne distingue per il profilo del muso
molto più allungato (da qui il nome) ed arriva anch’esso
a pesare più di 2 Kg e 48 cm di lunghezza ma non è buono
come l’altro anche perché è pieno di lische tanto che
non è molto ricercato. Il colore del corpo è sempre
argentato, con riflessi più scuri sul dorso e 8 o 10
bande verticali sui fianchi che possono scomparire negli
esemplari più grossi. Anch'esso è gregario da giovane,
successivamente diviene solitario. E’ ermafrodita, ma
non sono sporadici i casi in cui il sesso è primario.
Anche questo pesce, come gli altri saraghi è buono sia
alla griglia che al forno ma anche in umido in padella
con un tritato di prezzemolo, aglio, olio e cotto con un
bicchiere di vino a fuoco medio è ottimo.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Saraco pizzuto;
Campania: Saraco
n’chiuso; Liguria:
Moruta Mus’agut; Marche:
Saraco pizzuto; Puglia:
Purciello, Pezzute o Appezzute;
Sicilia: Saracu monacu o Zucchu;
Sardegna: Murruda o
Puntutu; Veneto:
Sparo d’istria, Pissut o Spizzo;
Venezia Giulia:
Spizzo o Magnamorti; Francese:
Sar tambour o Mouré pountchou (Marsiglia);
Inglese: Sheepshead
bream; Spagnolo:
Morruda o Sargo picudo;
Tunisino: Maiza.
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134) Sarago
Sparaglione o Sparlotto
(Diplodus annularis)
Il
Sarago Sparaglione o Sparlotto e’ il rappresentante
piu’ piccolo della famiglia. Ha il corpo generalmente
dorato, le pinne tendenti al giallo ed ha la solita
macchia nera sull’attaccatura della coda è l’anello da
cui deriva il nome scientifico. Raggiunge una lunghezza
massima di 18 cm Anch'esso è gregario da giovane,
successivamente diviene solitario. Le sue carni sono
buone.
Nomi
regionali o stranieri:
Abruzzo: Saraco pizzuto;
Campania: Saraco
n’chiuso; Liguria:
Moruta Mus’agut; Marche:
Saraco pizzuto;
Puglia: Purciello,
Pezzute o Appezzute;
Sicilia: Saracu monacu o Zucchu;
Sardegna: Murruda o Puntutu;
Veneto: Sparo d’istria,
Pissut o Spizzo; Venezia Giulia:
Spizzo o Magnamorti; Francese:
Sar tambour o Mouré pountchou (Marsiglia);
Inglese: Sheepshead
bream; Spagnolo:
Morruda o Sargo picudo;
Tunisino: Maiza.
Ricette: n. 14, 35, 76 e 91 (Secondi)
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135) Sardina
(Sardina pilchardus)
La
Sardina, chi non la conosce? è il pesce azzurro più
conosciuto, di piccole dimensioni ha il corpo affusolato
e leggermente compresso lateralmente e coperto di grosse
squame, il muso prominente ed acuto e la bocca munita di
piccolissimi denti, gli occhi hanno una palpebra adiposa
ben sviluppata. L'unica pinna dorsale è situata circa a
metà del corpo e molto avanzata rispetto alla pinna
anale. La colorazione, tipica delle specie pelagiche, è
sul dorso azzurro-verdastra, argentea sul ventre e sui
fianchi, dove possono essere presenti alcune macchiette
nerastre. Raggiunge nel Mediterraneo la lunghezza
massima di 18-20 cm ma comunemente la troviamo sui
mercati intorno ai 15 cm. Le nostre coste abbondano di
sardine che nel periodo della riproduzione si riunisce
in banchi che si avvicinano alla costa e restano in
prossimità della superficie mentre nei mesi invernali si
allontana e si rifugia in acque profonde e più al largo
dove si trova fino a 180 m di profondità, ma vive
generalmente tra i 25 e i 35 m di di giorno, mentre di
notte si spinge fino a pochi cm dalla superficie. La
pesca delle sardine viene fatta soprattutto con le
lampare ma anche con reti da posta alla deriva, con reti
a strascico e reti volanti. Sono pescate prevalentemente
in Adriatico, in Sicilia, in Liguria ed in Toscana. Le
sardine pescate in primavera sono le più apprezzate, ma
la pesca è praticata in tutti i mesi dell’anno. La
Sardina è il pesce più acquistato dalle famiglie
Italiane e viene commercializzata fresca, salata,
sott'olio, in conserva. Il Novellame è il famoso
Bianchetto.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Sarda o Sardella;
Calabria:
Sarda, Sarducola o Biancomangiare;
Campania:
Sardone, Pesantuni o Janculilli (novellame);
Lazio:
Sarda o Sardella;
Liguria:
Sardine, Sardine, Vestio, Pausin e Gianchettu
(novellame);
Marche:
Saracca o Saraghina;
Puglia:
Sardèdde e Faloppe (novellame);
Sicilia:
Sarda, Sarda fimminedda, Muccu e Ninnata (novellame);
Sardegna:
Sardinine;
Veneto:
Sardèla, Palassiola o Renga;
Venezia Giulia:
Sardon;
Croazia:
Sredla;
Francese:
Sardine;
Inglese:
Pilchard;
Olanda:
Pelser o Sardien;
Spagnolo:
Sardina e Parrochi (novellame);
Tunisino:
Sardina.
Ricette:
n. 21,36,39 (Primi) 9, 58, 59, 60 e 78 (Secondi)
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136) Scampo
(Nephrops norvegicus L.)
Lo Scampo è un
crostaceo dal corpo allungato costituito da una parte
anteriore che comprende testa e torace ricoperta di una
robusta corazza calcificata (carapace) ed una parte
posteriore o addome costituita da 6 parti mobili e che
termina con la coda (telson). Il carapace è
caratterizzato dalla presenza di un rostro anteriore,
munito di 3-4 denti sui margini laterali della parte
superiore e di 1-2 sul margine inferiore, e dalla
presenza di numerose spine ed incisioni. Possiede lunghe
antenne ed il primo paio di periopodi (zampe)
è sviluppato in chele, armate di spine disposte in file
longitudinali, mentre il secondo e terzo paio portano
all'estremità delle piccole pinze. La colorazione è rosa
con sfumature aranciate più o meno marcate. La lunghezza
massima di questa specie è di 25 cm, ma è comune intorno
ai 10-20 cm. E’ comune in tutto il Mediterraneo e vive
su fondali sabbiosi e fangosi a profondità comprese tra
20 e 800 m. Si pesca con reti a strascico e viene
commercializzato sia fresco che congelato. Le sue carni
sono molto pregiate e molto apprezzate dai consumatori.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo: Rancio di
fondo; Campania:
Ranfele o Alifante ‘e funnale;
Marche: Astracio o
Arganello; Puglia:
Astracio; Sicilia:
Lempitu di fangu o Cicala;
Veneto e Venezia Giulia: Scampolo;
Croazia: Skamp;
Francese: Langoustine;
Inglese: Norway lobster
o Doublin Bay prown;
Olanda: Noorse kreeft;
Spagnolo: Cigala o Escamarlà (Catal.);
Tunisino: Jarradh el
bahr.
Ricette: n. 26 (Primi) 7, 63 (Secondi)
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137) Sciarrano
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Serranus Hepatus
(Sacchetto) |
Serranus Scriba |
Gli Sciarrani sono
pesci piccoli (raggiungono una lunghezza massima di 40
cm) dal corpo allungato leggermente compresso con
colorazioni che le distinguono una dall’altra (fasce
verticali bruno-rosse, giallastre, azzurraste) in
relazione a diversi fattori quali l’età o la profondità
dell’ habitat. Hanno un’unica pinna dorsale e la pinna
caudale è monolobata a spatola. Con il nome di
Perchia abbiamo trattato il Serranus cabrilla.
Qui parliamo del Serranus scriba che ha
una colorazione più vivace e il pesce presenta una
grossa macchia celeste-biancastra su entrambi i fianchi
e la coda ed il peduncolo caudale gialli. Il Serranus
hepatus che è il più piccolo (max 20 cm circa) e si
riconosce da una evidente macchia nera bordata di bianco
sulla pinna dorsale. Il Serranus atricauda si
riconosce per la sua coda nera. Sono comunissimi in
tutto il Mediterraneo, vivono su fondali arenosi e
rocciosi ed è una specie territoriale nel senso
che difende un territorio di caccia delimitando delle
tane al suo interno. Si nutre cacciando piccoli pesci e
crostacei. E' ermafrodita, può formare coppie permanenti
oppure accoppiarsi con partner occasionali. Le sue carni
sono buone, ottime per le zuppe.
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Serranus scriba
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Serranus atricauda |
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Nomi regionali o stranieri:
Calabria: Precchia,
Itala; Campania:
Serrano, Cagna , Canosa, Perchia, Cannuso e Cavagnola;
Lazio: Zerola e Cannufi;
Liguria: Balazo de
tacca, Barchetta, Perca de mar, Lucerna, Pampino;
Marche: Cranicetto;
Puglia: Cannulu e Fannu;
Sicilia: Baraggia,
Sirrania, Precchia, Sirena, Pisci capra e Preccerania;
Sardegna: Vaccas,
Vacchedda; Veneto:
Donzèla, Papagà, Perga e Merla de mar;
Venezia Giulia:
Sperga e Perga; Francese:
Serran, Perche, Serran ecriture e Serran tambour;
Inglese: Painted comber,
Blacktail comber, Brown comber;
Spagnolo: Serrano,
Berillo e Vaca (Catal.);
Tunisino: Burqash.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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138) Scorfano
di fondale
(Helicolenus dactylopterus)
Lo Scorfano di fondale è il primo che
descrivo della famiglia degli Scorpenidi, è
chiamato così perché, tra
gli scorfani,
è
quello che vive a maggiori profondità ed è meno
apprezzato dello scorfano rosso. Ha il corpo robusto
leggermente compresso ai lati, la testa grossa
contornata di spine, la bocca grande con la mascella
inferiore più prominente rispetto a quella superiore. Si
distingue per numerose creste, spine e appendici carnose
sopra la testa. Ha un’unica pinna dorsale, come tutti
gli scorfani, composta da una parte lunga e spinosa e da
una parte molle più corta e gli occhi grandi. Il
colore è rosso vivo con alcune fasce verticali brune e
presenta una macchia scura al centro della pinna dorsale
mentre il ventre è più chiaro e la cavità boccale nera.
Vive su fondali profondi mediamente da 200 a 500 metri
di profondità, con punte anche oltre i 1000 metri nel
Mediterraneo mentre è raro nell'Adriatico. Raggiunge una
lunghezza massima di 30 cm, si pesca
soprattutto con reti a strascico, con palangari di
profondità e con tremagli. Le sue carni rispetto agli
altri scorfani, sono meno apprezzate, ma sono buone.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Fascianu o Occhio bello;
Campania:
Carpa arza o Scorfano de funnale;
Liguria:
Scorpenin, Cardouniera,Badasso o Curdane;
Puglia:
Scorfunu;
Sicilia:
Cipudda di funnali, Cibulla, Furana, Scrofanu ‘mperiali;
Francese:
Rascasse de fond;
Inglese:
Rockfish;
Spagnolo:
Gallineta o Panegall (Catal.);
Tunisino:
Bou keshesh.
Ricette:
n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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139) Scorfano
nero
(Scorpaena porcus)
Lo
Scorfano nero si differenzia da quello rosso oltre
che per il colore anche per la grandezza infatti questo
è più piccolo e raggiunge una lunghezza massima di 25
cm. Anch’esso ha la testa corta e grossa, robusta e
munita di spine e creste è moderatamente compresso
lateralmente e con occhio grande. Somiglia molto
allo scorfano rosso ma ha soltanto yna pinna dorsale con
la parte spinosa più lunga e più sviluppata. La codale
ha il bordo posteriore libero arrotondato, come le
pettorali e le ventrali. La colorazione è bruno seppia a
macchie di varia intensità e varia disposizione e si
mimetizza bene con l’abitat in cui vive cioè le praterie
di posidonie e le piccole cavità sotto gli scogli dove
si trova immobile sul fondo. E' una specie sedentaria e
costiera e lo ritrova anche a a bassissime profondità.
Si cattura con nasse e tremagli. E’ comune in tutte le
coste italiane e le sue carni sono buone e delicate.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Scorpina;
Calabria:
Scorfunu verace;
Campania:
Scorfane nire o ‘e scoglio;
Liguria:
Scorpena, Scorpena de scheuggiu o Pesce Cappone;
Marche:
Scarpegna nera o Scarpigna;
Puglia:
Scrofola nera, Scrofole niure e Scrofn;
Sardegna:
Scupina o Scropula;
Sicilia:
Scrofanu, Scrofanu niuru, Scrofaneddu niuru o Scorfanu
di sicca;
Toscana:
Scorfano o Scurpena;
Veneto:
Scarpena de sasso o Scarpegna negra;
Francese:
Rascasse noire o brune;
Inglese:
Black scorpion fish;
Spagnolo:
Rascacio;
Tunisino:
Bou keshesh aghel.
Ricette:
n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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140) Scorfano
rosso
(Scorpaena scrofa)
Lo Scorfano rosso è sicuramente il migliore del
gruppo, dal punto di vista organolettico, ha il corpo
ellittico con grossa testa munita, come il precedente,
di bitorzoli spinosi soprattutto sugli opercoli. La
bocca è ampia ed ha due pinne dorsali di cui la prima a
raggi spinosi. La pinna caudale è monolobata ed ha
grandi pinne pettorali a ventaglio. Il colore è rosso o
arancione con macchie brunastre sparse su tutto il
corpo. Raggiunge una lunghezza massima di 55 cm. Specie
comune in tutto il Mediterraneo predilige fondali
fangosi e sabbiosi fino a 400 metri di profondità. Si
pesca con reti a strascico, tremagli e nasse. Le sue
carni sono ottime e si trova sul mercato tutto l’anno.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Scorfunu di fora;
Campania:
Scuorfano;
Liguria:
Bezugo o Pescio cappoun;
Marche:
Scarpina o Scarpina;
Puglia:
Ronola roscia o Scrofu;
Sardegna:
Capponi di mari, o Scropula arrubia;
Sicilia:
Cipudda, Capiddazza, Cipolla, Cipuddazza o Scazopulu;
Toscana:
Cappone;
Veneto:
Scorpena d’Istria o rossa;
Francese:
Rascasse rouge o Capoun (Midi);
Inglese:
Scorpion fish;
Spagnolo:
Cabracho;
Tunisino:
Bou keshesh ahmar.
Ricette:
n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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141) Scorfanotto
(Scorpaena notata)
Lo Scorfanotto è simile per forma allo scorfano
nero e per colorazione allo scorfano rosso. Quindi ha le
caratteristiche dello Scorfano nero con la testa è
corta, grossa, robusta e munita di spine e creste è
moderatamente compresso lateralmente e con occhio
grande. Le squame sono poco più piccole di quelle dello
scorfano rosso e più grandi di quelle del nero. La
colorazione è variabile in rapporto alla taglia degli
esemplari e va dal bruno castagno al bruno violaceo, con
zone più chiare biancastre (che sembrano ustioni) e
negli adulti schiarisce fino al rosaceo e al
bianco-rosa. Presenta macchie nere sulle pinne,
specialmente nella codale, anale e dorsale. Frequenta
fondali fangosi e sabbiosi dai 2 metri fino al massimo
ai 200 metri. Non supera i 18 cm di lunghezza è meno
comune degli altri scorfani ma è presente quasi in tutte
le coste italiane è rara nell'Adriatico settentrionale.
Si pesca con reti a strascico e tremagli. C’è poco
interesse sul mercato proprio per la piccola tagli ma ha
carni toste e buone.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Scorfaniello;
Sardegna:
Scorpuledda;
Sicilia:
Scrofana tignosa, Chicchiriddi, Occhi russi, Scrofaneddu,
e Occhiu beddu;
Toscana:
Cappone;
Francese:
Petite rascasse;
Inglese:
Small red scorpion fish;
Spagnolo:
Escorpora;
Tunisino:
Bou keshesh sghir.
Ricette:
n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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142) Seppia
(Sepia officinalis)
La
Seppia è un mollusco dal corpo ovale a forma di
sacco appiattito e circondato da una pinna da cui sporge
la testa con dieci bracci di cui due più lunghi e
retrattili. All’interno del corpo hanno l'osso, che è
una conchiglia calcificata con le estremità appuntite, e
una sacca piena di inchiostro che espellono nelle
situazioni di pericolo. La colorazione del dorso è molto
variabile dal bruno-nerastro al giallastro, con
striature chiare più o meno evidenti mentre quella
ventrale è biancastra. E’ fornita di speciali cellule
che permettono variazioni di colorazione utilizzati per
corteggiamento, accoppiamento, lotta tra maschi e per
mimetizzarsi con l’habitat circostante. Nel Mediterraneo
vive su fondi costieri, sabbiosi o melmosi, fino a
profondità di circa 150 m, ma è più comune a profondità
minori di 100 m. e raggiunge una lunghezza massima di 35
cm ma comunemente sul mercato si trova dai 15 ai 25 cm.
sia fresca che congelata. Si pesca con reti a
strascico,con nasse e con tremagli.
Ha
carni gustose, tenere ed apprezzate.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Siccia o Siccia imperiali;
Campania:
Seccia;
Liguria:
Sepia;
Puglia:
Seccia, Siccia, Purpu siccia o Cecce;
Romagna:
Sòipa;
Sardegna:
Sippia o Sepia;
Sicilia:
Siccia o Pruppusiccia;
Veneto e Venezia Giulia:
Sèpa o Sepa de porto;
Francese:
Seiche o Sèpia (Midi);
Inglese:
Cuttlefish;
Spagnolo:
Jibia o Sèpia (Catal.);
Tunisino:
Shoubia.
Ricette:
n. 6, 55, 59 73 74 (Primi) 7, 16, 64 e 65 (Secondi)
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143) Seppiola
o Seppietta
(Sepiola rondeleti)
La
Seppiola o Seppietta è un piccolo mollusco,
raggiunge una lunghezza massima di 6 cm, dal corpo a
sacco da cui fuoriesce il capo con grandi occhi e una
corona di 10 tentacoli intorno alla bocca. La
colorazione è variabile e va dal grigio al
bruno-rossiccio in funzione dell'attività delle
cellule. Vive su fondi sabbiosi o detritici nei pressi
della costa e si pesca con le reti a strascico. Le su
carni sono ottime e molto ricercate. Queste vanno
mangiate fritte ma se proprio non digerite il fritto
lessatele e servitele con olio e limone.
Nomi regionali o stranieri:Abruzzo:
Scartoccio;
Campania:
Seccetella o Totanino;
Marche:
Sepolina;
Puglia:
Seccitella o Scarpetta;
Sardegna:
Babbuccia;
Sicilia:
Beccaficu, Malnascui o Cappuccetto;
Veneto:
Zotolo o Zotoleto;
Venezia Giulia:
Seppetta o Xeppetta;
Francese:
Sépiole o Sépiou (Midi);
Inglese:
Little cuttlefish;
Spagnolo:
Gkibito o Sipio (Catal.).
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144) Sgombro
(Scomber scombrus)
Lo Sgombro pesce azzurro di abitudini pelagiche
ha un corpo fusiforme di medie dimensioni
ricoperto di piccole squame. Il muso è appuntito, la
bocca grande con mascelle munite di piccoli denti.
Presenza di 2 pinne dorsali, una pinna anale e pinna
codale triangolare e forcuta. La colorazione di base sul
dorso è blu-verde, con linee trasversali di andamento
irregolare e di colore nero marcato; i fianchi ed il
ventre sono bianco-argentati, con nessuna macchia. Ha
una lunghezza da 25 a 50 cm e peso sino ad 1 chilo. Si
trova in tutto il Mediterraneo. Vive in profondità ma
in
primavera-estate si sposta in banchi molto numerosi
vicino alla costa dove viene catturato principalmente
con i ciancioli ma viene pescato anche con le volanti o
rete da posta. Le su carni sono bianche, molto buone e
con un sapore intenso. Viene commercializzato fresco o
conservato sott’olio o in salamoia. Alla griglia con
ammogghiu non si può non provare.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Lacertu, Sgummero o Scombro;
Calabria:
Strummulu o Palamitu;
Campania:
Scurtone, Sgummoro, Tenna o Lagierto;
Lazio:
Sgomber o Maccarello;
Liguria:
Lacerto, Ariòlo Liertu o Laxertu;
Marche:
Lacerto;
Puglia:
Lacertu, Naccariedde, Naccaiello, Scocchiaiello,
Scocchiarieddo, Sgumro, Sgumru o Scùmmaru;
Sardegna:
Cavaglia, Biseru o Pisaru;
Sicilia:
Scurmu, Sbirru, Araculu o Scurmu veru;
Toscana:
Agerto, Lacerto o Maccarello;
Veneto:
Garzariol, Ganzariol, Maccarello o Scombro;
Venezia Giulia:
Ganzariol, Macarelo, Sgombro o Gasarizo;
Francese:
Maquereau;
Inglese:
Common Mackerell;
Spagnolo:
Caballa o Verat (Catal.);
Tunisino:
Skoumbri.
Ricette:
n. 66 (Secondi)
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145) Smeriglio
(Lamna nasus)
Lo
Smeriglio è un pesce della famiglia degli
squamiformi non molto diffuso nel Mediterraneo. Il suo
corpo tozzo è di colore blu grigiastro scuro, bianco
nella porzione ventrale. Ha una macchia bianca sulla
parte posteriore della prima pinna dorsale. La sua
lunghezza può raggiungere i 4 metri. Questo veloce
nuotatore vive vicino alle scarpate continentali in
acque fredde fine a profondità di 370 metri. Con i suoi
denti appuntiti si nutre di altri squali, pesci ossei,
sogliole e pesci di fondo. Necessita di muoversi
continuamente per respirare. La sua riproduzione è
vivipara. E’ un pesce privo di lische e le sue carni
hanno un buon sapore. Si può trovare in commercio anche
fresco ma generalmente si trova congelato a fette. In
cucina trattatelo come il palombo.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Sbriglio o Suriglio;
Calabria:
Tunnu palamitu;
Campania:
Soriglio, Sbriglio o Pesce pavone;
Lazio:
Sbriglio o Smeriglio;
Liguria:
Meanto, Mianto o Melantoun;
Marche:
Cranicia o Smeriglio;
Puglia:
Ozzerinu o Smiriglio;
Sardegna:
Mastinu feru, Sbrilliu o Sbrillu;
Sicilia:
Pisci cani, Mastinu feru, Tunnu palamitu o Bistinu;
Veneto:
Cagnia;
Venezia Giulia:
Cagnizza;
Francese:
Taupe o Melantoun;
Inglese:
Porbeagle shark;
Spagnolo:
Cailon, Ludia o Marraix (Catal.).
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146) Sogliola
(Solea vulgaris)
La Sogliola è pesce piatto dal corpo ovale molto
allungato e compresso. La testa è piccola ed il muso è
arrotondato con bocca piccola e occhi posizionati sul
lato superiore. La pinna dorsale parte dall’occhio
superiore ed arriva alla coda, le pinne pettorali sono
piccole, non simmetriche, e quella situata nella parte
inferiore dell'animale è più piccola. Il corpo è
ricoperto di squame piccole e spinose. Il dorso ha un
colore va dal bruno-grigio al rossastro mentre il ventre
è biancastro con sfumature rosate. E’ presente in tutto
il Mediterraneo e ne esistono 7 specie che vivono a
contatto con fondali sabbiosi e fangosi, a profondità
comprese tra 0 e 200 m. Raggiunge una dimensione massima
di 70 cm ma sul mercato si trova sui 20 – 40 cm e si
pesca con reti a strascico, con rapidi e tremagli. Ha
carni bianche, magre, pregiate e molto apprezzate dai
consumatori. E’ uno dei pesci più ricercati.
Sinceramente suggerire una ricetta per le sogliole non
saprei perché ognuno di noi ha la sua preferenza nel
gustarla;
Io la suggerisco alla mugnaia:
Nettare e
spellare il pesce, infarinarlo da entrambi i lati,
mettere in una padella 20 grammi di burro a schiumare
con fiamma vivace, ridurre la fiamma ed adagiare la
sogliola in padella evitando che scurisca o bruci,
cuocere per tre quattro minuti da entrambi i lati, unire
in una ciotola il prezzemolo tritato, il succo di un
limone e mescolare. Passare la sogliola in un
piatto e salarla, mettere nella padella altri 30 grammi
di burro e ripassare la sogliola nella padella e
ultimare la cottura a fuoco vivace. Versare sopra
la sogliola il prezzemolo ed il limone e servire ben
calda.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Anguatula o Sfoja;
Calabria:
Palaja;
Campania:
Palaia verace;
Lazio:
Linguattola;
Liguria:
Lengua o Sola secca;
Marche:
Anguatula o Sfoja;
Puglia:
Palaia;
Sardegna:
Palaia di rina o Palaria;
Sicilia:
Linguata;
Veneto:
Sfogio nostra o de sasso;
Venezia Giulia:
Sfoglio;
Croazia:
List;
Francese:
Sole;
Grecia:
Glossa;
Inglese:
Sole;
Spagnolo:
Lenguado;
Tunisino:
M’dess.
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147) Sogliola
dal porro
(Solea lascaris)
La Sogliola dal porro ha anch’essa corpo piatto e
ovale. Gli occhi piccoli situati entrambi sul lato
destro del corpo, le squame su tutto il corpo e si
differenzia dalla Vulgaris per il colore
brunastro di varia tonalità, con punti e macchie più
scuri; pettorale con macchia nera, con un contorno
bianco giallastro, non estesa fino al margine posteriore
dei raggi. Raggiunge una lunghezza massima di 35 cm. E’
assai frequente nel Mediterraneo ma è meno abbondante
sui nostri mercati e le sue carni sono buone ma meno
ricercate dell’altra. Questa specie è buona cotta fritta
o alla Matalotta(vedi salse).
Nomi
regionali o stranieri: Nei dialetti si usano gli stessi
nomi della precedente:Abruzzo:
Anguatula o Sfoja;
Calabria:
Palaja;
Campania:
Palaia verace;
Lazio:
Linguattola;
Liguria:
Lengua o Sola secca;
Marche:
Anguatula o Sfoja;
Puglia:
Palaia;
Sardegna:
Palaia di rina o Palaria;
Sicilia:
Linguata;
Veneto:
Sfogio nostra o de sasso;
Venezia Giulia:
Sfoglio;
Francese:
Sole à pectorale ocellée;
Grecia:
Glossa;
Inglese:
Lascar o French Sole;
Spagnolo:
Sortija.
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148) Sogliola
occhiuta
(Solea ocellata)
La
Sogliola occhiuta ha corpo poco allungato e di forma
ellittica quasi regolare ma gli occhi, come le altre,
sul lato destro con palpebre coperte di squame per di
più l'occhio superiore è spostato sensibilmente in
avanti ed è abbastanza vicino al profilo dorsale della
testa. Anche questa ha il corpo ricoperto di squame
piccole e spinosi. La colorazione del dorso è marrone
scuro con macchie nere variamente disposte, tra cui se
ne distaccano quattro ocellari più o meno simmetriche al
centro e nella metà posteriore del corpo, bordato di
giallo. La parte ventrale è bianca. Raggiunge una
lunghezza massima di 25 cm. E' abbastanza comune nel
Mediterraneo, più rara nell’Adriatico settentrionale, e
vive su fondali melmosi tra i 100 e i 300 m. Si pesca
con lo strascico. Anche questa specie ha carni molto
buone. Questa specie io l’ho mangiata preparata così:
Nettate e pulite il pesce filettandolo,
Infarinate leggermente i filetti di sogliola.
Passate i filetti nell'uovo sbattuto poco salato e poi
nelle mandorle tritate grossolanamente come se fosse un'impanatura.
Sciogliete un po’ di burro in un tegame e
adagiatevi il pesce. Cuoceteli alcuni minuti per parte
girandoli con delicatezza. Disponeteli su un piatto da
portata, guarnite con prezzemolo. E’ ottima.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Palaja ucchiuta;
Campania:
Palaia ‘e rena o ‘e scoglio;
Liguria:
Sole de foune o Lengua secca;
Puglia:
Zanchetta;
Sardegna:
Palaia steddara;
Sicilia:
Lingua occhiuta e Tuppitì;
Veneto:
Sfoja macià;
Venezia Giulia:
Sfoje de fiure;
Francese:
Sole ocellée;
Spagnolo:
Tambor real o Soldat (Catal.).
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149) Sogliola
turca
(Pegusa kleini)
La Sogliola turca ha le forme e le
caratteristiche uguali alle altre, ma se ne distingue
facilmente per l’orlo nero delle pinne e la colorazione
del dorso bruno chiara con piccoli punti nerastri e con
numerose macchiette biancastre. Questa specie nelle
nostre coste è più diffusa in Adriatico ed è ottima
fritta.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Palaia monica;
Liguria:
Lengua oxellinha;
Puglia:
Palaia de fanghe;
Sardegna:
Palaia njedda;
Sicilia:
Linguata di funnu;
Veneto:
Sfogio turco o Turchetto;
Venezia Giulia:
Sfoja sagretto;
Francese:
Sole de Klein o tachetèe;
Spagnolo:
Suela o Palaja petit (Catal.).
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150) Spigola
(Dicentrarchus labrax)
La
Spigola
o
Branzino
(nel Nord Italia), ormai la conosciamo tutti, è un pesce
di taglia medio-grande, con corpo slanciato e muso
appuntito, la bocca grande con mandibola leggermente
prominente e protrattile. Ha più serie di denti sottili
ed aguzzi. Ha due pinne sul dorso, la prima con raggi
spinosi e la seconda inizia con un raggio spinoso
ma gli altri raggi a sfinire sono molli.Il corpo e pieno
di squame. Raggiunge una lunghezza massima di
circa 1 m ed un peso di 12 kg., ma comunemente si
trovano, quelle pescate a mare, dai 20 ai 55 cm. E’
diffusa in modo uniforme in tutto il Mediterraneo e vive
in acque costiere in acque poco profonde fino a 100
metri di profondità ed è in grado di risalire i fiumi.
Da piccola vive in branchi ma da adulta à solitaria. E’
un pesce predatore e carnivoro. Viene
pescata con reti da posta, tremagli, ma anche con lenze
e raramente con reti a strascico. In laguna
è catturata in laguna con i lavorieri, che
consistono in barriere fisse che sfruttano le
migrazioni. Quando dicevo pescata in mare mi riferivo al
fatto che la Spigola è oggetto di allevamento estensivo
ed intensivo in tutto il mondo perché è
considerata una delle specie più pregiate e ricercate.
Si trova su tutti i mercati ma al 99/100 sono prodotto
di allevamenti sparsi in tutto il mondo. Chi non ha un
modo di cucinare questo pesce ormai alla portata di
tutti? Io che amo il pesce alla griglia lo
suggerisco accompagnato con salmoriglio (vedi salse).
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Spinola o Varòlo;
Calabria:
Spinula;
Campania:
Spinola, Bocca bianca o di pietra;
Lazio:
Lupo o Spinola;
Liguria:
Branzino, Gingareo, Luasso o Luvo;
Marche:
Varòlo o Varolotto;
Puglia:
Lupu, Spina, Spinotta o Ragnetta;
Sardegna:
Arranassa, Arrangiola, Arronzulu e Sperittu (i piccoli);
Sicilia:
Lupu di mari, Burascia, Bracciola, Serra, Spina o
Bullisa (i piccoli);
Toscana:
Ragno o Spinola;
Veneto:
Brancin, Varolo, Varoloto o Baicolo;
Venezia Giulia:
Branzin, Branginel, Vanino e Spigola bianca;
Croazia:
Lubin;
Danese:
Bars;
Francese:
Loup de mer o Bar;
Grecia:
Lavraki;
Inglese:
Sea bass;
Olandese:
Zeebars;
Portoghese:
Robalo;
Spagnolo:
Lubina o Llop (Catal.);
Tunisino:
Qarous;
Turco:
Levrek.
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151) Spigola
macchiata
(Dicentrarchus punctatus)
La
Spigola macchiata somiglia all’altra, è
proporzionalmente meno lunga e meno compressa
lateralmente. Il muso è più tozzo e meno appuntito e
l'occhio è più grande. Le squame sono più grandi. Ha il
corpo è cosparso di macchie nere e, sull'opercolo, reca
una vistosa macchia nera. L'argento dei fianchi è più
bianco e più brillante e il dorso si scurisce in nero
bluastro. Le pinne sono azzurrognolo grigiastro.
Raggiunge una lunghezza massima di 50 cm ed il peso di 3
Kg. Sulle nostre coste è poco diffusa ed è soltanto più
frequente lungo le coste della Sicilia. Vive in acque
costiere poco profonde e frequenta particolarmente le
acque salmastre. Si trova di preferenza su fondali
sabbiosi o misti con roccia e sabbia. Si pesca con
tremagli o alla lenza. Le sue carni sono ottime e
molto ricercate. In cucina vale lo stesso discorso della
specie precedente, ma voglio suggerirvi una ricetta
siciliana molto famosa: La Spigola al sale:
Nettate
la spigola e squamatela, ungetela d'olio, inserite
nello stomaco un po’ di rosmarino e qualche bacca di
pepe. In una teglia a bordi alti, versate uno spesso
strato di sale. Disponete sopra la spigola e ricopritela
completamente con altrosale, comprimendo delicatamente.
Passatela in forno già caldo a 180 gradi per 15/20
minuti. Portate in tavola la spigola nel suo guscio di
sale che romperete davanti ai commensali. Il profumo che
si sprigionerà ne anticiperà il sapore delizioso.
Nomi regionali si trovano solo quelli siciliani perché
nelle altre regioni e quasi sconosciuta o stranieri;
Sicilia:
Vurraccia, Vurraccina, Bullisa, Spina imperiali, Penta e
Buracciola;
Francese:
Bar tancheté;
Spagnolo:
Baila;
Tunisino:
Qarous bou nokta;
Turco:
Ispendik.
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152) Spinarolo
(Squalus acanthias)
Lo
Spinarolo è uno squalo di medie dimensioni,
raggiunge 1 metro di lunghezza e 12 Kg di peso, gli
occhi hanno grandi dimensioni e sono presenti spine su
entrambe le pinne dorsali di forma triangolare, davanti
alle quali è posto un aculeo liscio, possiede pinne
pettorali e ventrali ma è privo di pinna anale, la pinna
caudale ha il lobo superiore arrotondato. La sua
colorazione varia dal marrone al grigio con piccole
macchie bianche che sovrastano una chiara zona ventrale.
Vivono in acque fredde fino ad di 800 metri profondità
ma frequentano anche acque costiere in primavera e
migrano verso le acque più profonde durante i mesi
invernali. E’ caratteristica della specie la lentezza di
crescita e la longevità, possono infatti vivere anche
fino a 70 anni. Si pesca con le reti a strascico e con
tremagli. Le sue carni sono buone e di alto valore
commerciale.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Arquilate, Stiracciole o Spenarelle;
Campania:
Ferraro, Pesce ferraro o Palammo ferraro;
Lazio:
Palammo impunticchiato, Scazzone o Palombo dallo spimo;
Liguria:
Agugliat, Aguseo, Spinoelo, Spinarol o Macciou;
Marche:
Archilao macchiato, Palombo spinoso, Scozzone o Cagnolo;
Puglia:
Cendroene, Pesce alice, Ugghiarule, Cintrone o Cintrune;
Sardegna:
Jattuspinu de mari, Spinosu, Ughiaju o Agugliau;
Sicilia:
Ujatu, Augghiatu, Ujatu imperiali, Ghialoru, Palummu
spinusu, Ogghiarulo o Caddutu;
Toscana:
Spinarolo imperiale;
Veneto:
Asià, Asiar, Asià mascio, Arquilà e Azio;
Venezia Giulia:
Asià, Arguirà o Asial;
Francese:
Aiguillat commun o tacheté e Agulia (Prov.);
Inglese:
Spur dog o Pcked dogfish;
Spagnolo:
Mielga o Agullat (Catal.);
Tunisino:
Kelb el bahr o Ktat.
Ricette:
n. 72 (Secondi)
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153) Squadro
(Squatina Squatina)
Lo Squadro
è uno
squalo strano dal corpo appiattito ed il capo
schiacciato con una grande bocca situata
anteriormente alla testa e munita di piccoli denti. Gli
occhi si trovano sulla parte superiore e sia le pinne
pettorali che quelle ventrali sono molto grandi e
assomigliano a grandi ali. Come altri squali la pelle è
zigrinosa ed ha una colorazione che varia dal bruno
verdastro sul dorso al bianco sul ventre. Può
raggiungere una lunghezza di 240 cm. E’ comune nel
Mediterraneo, ama seppellirsi in fondali con sabbia e
fango, in attesa di catturare pesci e molluschi e
ripesca con reti a strascico, con i tremagli e palamiti.
Le sue carni bianche e prive di spine sono molto gustose
ma raramente si trovano sui mercati.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Squatro verace o Squatto de rena;
Liguria:
Squaeo, Angeo o Pesce angiu;
Sardegna:
Squadruzzu o Cenericu;
Sicilia:
Squattucefalu, Squattrunecefalu e Squatru;
Veneto:
Squalena o Sagrin;
Francese:
Ange de mer;
Spagnolo:
Anghelos o Escat (Catal.);
Tunisino:
Sfinn o Wagess.
Una ricetta che fa apprezzare le carni dello Squadro:
Sminuzzate una cipolla e due spicchi d’aglio in una
teglia, aggiungente l’olio e adagiatevi sopra i tranci
del pesce, versate sopra mezzo chilo di pomodorini
tagliuzzati e salati (non salate lo Squadro), spruzzate
di vino bianco cospargete di pepe ed origano e passatelo
al forno per 40 minuti circa.
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154) Squalo
manzo
(Heptranchias perlo)
Lo Squalo manzo ha il corpo slanciato, affusolato
ed esile. Ha la testa arrotondata ed il muso
appuntito, la pinna codale è lunga e robusta ed ha una
sola pinna dorsale. La pelle è ricoperta di denticoli
dermici che si sovrappongono strettamente sui fianchi.
La colorazione è uniformemente grigia, che diviene
biancastra sul ventre. Le pettorali sono bordate di
bianco, la dorsale é nera all'apice, con due macchie
bianche. La codale marginata inferiormente di bianco,
con apice nero bordato di bianco. Vive ovunque
nel Mediterraneo, più raro nell'Adriatico
a profondità di 300 e 400 metri vicino alla piattaforma
e alla scarpata continentale ma spesso lo si può
incontrare anche sotto costa.
Può raggiungere i 3 m di lunghezza e 2q di peso.
Qualcuno lo mangia per palombo ma non è molto buono.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Piscie manze o Grange;
Calabria:
Maccarello, Pisci alici o Angiova;
Campania:
Capachiatta, Stiare o Pisci angiovu;
Lazio:
Angiolo o Pesce manzo;
Liguria:
Pesciu boe, Mounge rous o Cagnulin;
Marche:
Pesce manzo;
Puglia:
Capachiatto, Pesce vacca, Pesce alisce o Pesce cagnolu;
Sardegna:
Pisci anciova;
Sicilia:
Pisci vacca, Pisci anciova o Sadda masculina;
Toscana:
Canciolo;
Veneto:
Pesse can o Cagnia;
Venezia Giulia:
Gatton grigio, Can, Pesce can o Agoniza;
Francese:
Requie perlon;
Inglese:
Sharpnose sevengill shark;
Spagnolo:
Tiburon gris o Cagñabota bocadulce.
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155) Storione
(Acipenser sturio)
Lo Storione è un pesce dalla forma del corpo
affusolata, tipo quella degli squali, con la testa
coperta da una placca ossea e il muso prominente lungo
circa metà della lunghezza del capo. Ha la bocca priva
di denti e da cui sporgono quattro barbigli, la pinna
caudale con lobo superiore più sviluppato e una serie di
cinque placche ossee che rivestono la superficie
corporea. colorazione verdastra sul dorso, fianchi
di varie tonalità di grigio, ventre bianco. Le specie
che vivono nel Mediterraneo son oltre all’Acipenser
sturio: l’Acipenser naccarii e l’Huso huso. E’ noto a
tutti che
gli
storioni si riproducono in acqua dolce, alcuni passano
una parte di vita più o meno lunga in mare presso le
coste e le lagune costiere, risalendo i fiumi per la
riproduzione, altri risiedono stabilmente in acque
dolci. A causa della loro biologia riproduttiva sono
diventati rari, lo sbarramento dei fiumi rappresenta una
notevole minaccia per la sopravvivenza di questi pesci
assieme alla pesca eccessiva che hanno subito per via
delle loro ottime carni e del pregiatissimo caviale,
costituito dalle uova che in alcune specie si trovano a
milioni negli ovari delle femmine. La sua lunghezza può
raggiungere
2
m nei maschi e fino a 6 m le femmine e circa 400
kg di peso, è tuttavia sempre più rara la cattura di
grossi esemplari. In Italia risale nel Fiume Po ed in
altri corsi d'acqua che sboccano nell'Adriatico
settentrionale. Buono al forno.
Nomi regionali o stranieri:
Marche:
Musoguzzo;
Sicilia:
Ruveta;
Toscana:
Porcelletta;
Veneto:
Porzelleta;
Francese:
Esturgeon;
Inglese:
Sturgeon;
Spagnolo:
Esturion.
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156) Suacia
(Arnoglossus laterna)
La Suacia è un pesce dal corpo piatto, di forma
ellittica (tipo i rombi e tanti confondono le specie)
con gli occhi piccoli molto vicini tra loro posti
entrambi sul lato sinistro, la bocca con mascella
inferiore più sporgente della superiore. Presenta una
sola pinna dorsale che parte dall'occhio superiore, una
pinna anale, pinna codale piccola e appuntita. E’ di
colore grigio-biancastro dal lato cieco,
grigio-giallastro con punteggiatura scura dal lato in
cui sono posti gli occhi ed ha una lunghezza massima di
20 cm. E' comune in tutto il Mediterraneo, è una specie
sedentaria che vive sul fango o sulla sabbia a
profondità variabile da 40 a 1.000 metri. Si pesca con
lo strascico e le sue carni sono buone. Il modo migliore
per gustarle è fritta dopo averle infarinate con farina
di grano duro.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Lettera;
Campania:
Suacia di fango;
Lazio:
Tacchia o Cianchetta;
Liguria:
Petrèe, Petraie e Roumbole;
Marche:
Zanghetta o Sanghetta;
Puglia:
Fraizze, Sfoglia turca, Suace o Zanghette;
Sardegna:
Lingua de cani o Paraiozzi;
Sicilia:
Linguata liscia, Focace, Tirituppete, Panta o Tampa
liscia;
Toscana:
Solatia o Cianchetta;
Veneto:
Pataracia bianca o Pacciarta bianca;
Venezia Giulia:
Peteracchia, Vanghetto o Pateracia bianca;
Francese:
Fausse limande;
Inglese:
Scaldfish;
Spagnolo:
Serrandell o Palaia miseries (Catal.).
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157) Suacia
mora
(Arnoglossus thori Kyle)
La
Suacia mora,
come la Suacia, ha il corpo piatto, con entrambi
gli occhi situati sul lato sinistro del corpo, la bocca
terminale, con mandibola leggermente prominente e
munita, su entrambe le mascelle, di 1 o 2 file di
dentini acuti. Il secondo raggio della pinna dorsale
molto più lungo degli altri, lungo all’incirca come la
testa e bordato di una larga membrana.La pinna caudale
con margine leggermente convesso o tronco agli angoli.
Può raggiungere i 25 cm di
lunghezza massima e la sua colorazione è brunastra,
grigiastra, con la presenza di macchie, più o meno
grandi, più scure e la presenza di una fascia scura
stretta alla base della coda. I primi 4 raggi della
pinna dorsale sono nerastri nei soggetti adulti e il 2°
raggio nei soggetti giovani. Nel Mediterraneo è
comunissuma già a 30 metri di profondità. Si
cattura frequentemente nelle reti a strascico, ma anche
nelle sciabiche nei tremagli. Le sue carni sono buone,
specialmente fritte, ma di scarso interesse commerciale,
quindi si trova poco sui mercati. Anche per questa
specie il
modo migliore per gustarle è fritta dopo averle
infarinate con farina di grano duro.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Pilaia o Pisci petroli;
Campania:
Suace o Seace ‘e fangu;
Lazio:
Suacia;
Liguria:
Petrale;
Marche:
Zanghetta o Cianchetta;
Puglia:
Fraizze, Sfoglia turca, Suace o Zanghette;
Sardegna:
Paralozza;
Sicilia:
Pettinu, rummulu lisciu, Panta di funnali, Panta o Tampa
liscia;
Toscana:
Solacia;
Veneto:
Pataracia mora;
Venezia Giulia:
Peteracchia o Pateracia mora;
Francese:
Fausse limande a mouseau obtuse;
Inglese:
Thor’s scaldfish;
Spagnolo:
Peludilla.
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158) Suro
o Sugarello
|
Trachurus mediterraneus |
Il Suro o Sugarello è un pesce molto
diffuso e nel Mediterraneo sono più comuni le tre specie
nelle immagini. Hanno la testa affusolata con bocca
ampia ed obliqua. L’occhio grande e munito di palpebra
adiposa ben sviluppata posteriormente. Presentano una
linea laterale accessoria posta dorsalmente alla
principale. La linea laterale con una brusca inflessione
in corrispondenza della parte spinosa dell’ anale
costituita da squame molto allungate che nella parte
posteriore si trasformano in scudetti muniti di carena e
di una spina. Hanno una colorazione che va dal grigio -
verdastra al verde - bluastra dorso ad
argentea con riflessi metallici sui fianchi e giallastri
nel Trachurus Trachurus, bianco – argentea sul
ventre. Ha una macchia nera sul margine superiore dell’
opercolo e i un’altra sull’ascella della pettorale. Non
è facile distinguerli se non si conoscono bene.
Vive in branchi a profondità variabili da 50 a 500 m, è
molto comune in tutto il Mediterraneo mentre il
Picturatus non è molto comune, è più frequente nel
bacino occidentale specialmente in Sicilia, ma molto
rara in Adriatico. Si pesca con reti a strascico, reti
da posta, o di notte con reti a circuizione con
l’ausilio di fonti luminose (lampare). Raggiungono una
lunghezza massima di 600 cm. Le sue carni sono buone e
sui nostri mercati compare frequentemente
commercializzati perlopiù freschi.
Ricetta: dovendo segnalare una ricetta,
suggerisco la seguente per quelli piccoli: in umido
mettendo in un tegame olio, aglio e pomodori
tagliuzzati, disponetevi sopra il pesce aggiungete sale
e pepe q.b. e fate cuocere a fuoco media per una
quindicina di minuti. Quelli grossi (Sauru scurmu) vanno
cotti alla griglia e servite con Ammogghiu o Salmoriglio
(vedi salse). Sono comunque tanti i modi di
cucinare i Sugarelli: Fritti infarinati con farina di
grano duro, con aggiunta di Mattarocch (vedi salse), si
possono usare per le zuppe e sminuzzati per fare una
minestrina a base di pesce.
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Trachurus Trachurus |
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Trachurus Picturatus |
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Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Suro;
Calabria:
Saurigghiàni, Sauru verace;
Campania:
Saurièllo, Savarièllo, Sauro, Savaro, Sula, Sulo;
Lazio:
Sugarello, Squamuto;
Liguria:
Suc,
Cagnec, So, Soello, Sorello, Su;
Marche:
Sovre, Suro, Sciuro, Sugherello;
Puglia:
Fràule, Sàuro, Tràule, Traulicchie, Suvaro, Laciertu,
Spicaluru, Saurigghiàni, Sauru verace
;
Sardegna:
Sauru, Sauru lisciu, Savaru, Surellu;
Sicilia:
Pisci sauru, Sauru, Sauri, Sareddu, Saurieddu e Sauru
scurmu;
Toscana:
Suro,
Sugarello, Sugherello, Pesce cavallo;
Veneto:
Suro,
Surro, Sarou, Surèlo;
Venezia Giulia:
Suro,
Surèlo, Contarini;
Francese:
Saurel, Chinchard, Carangue
Such,
Cagnench, Estrangio-bello-mero, Severan o Succagnene (Prov.);
Inglese:
Horse Mackerel, Buck Mackerel, Scad;
Spagnolo:
Jurel, Xurel, Sorall, Chicarro, Chuchano, Txitxarrua
o
Sorell
(Catal.);
Tunisino:
Shorou.
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159) Tanuta
(Spondyliosoma cantharus)
La Tanuta è un pesce dal corpo ovale, compresso
con muso breve e occhi sono grandi, la bocca piccola e
terminale, con denti acuti e piccoli, più fitti nella
parte anteriore di tutte e due le mascelle, dove esiste
anche una serie più esterna di denti stretti e più
grandi degli altri. Ha una sola pinna dorsale con
11 raggi spinosi e tre spine nell'anale la forma e la
colorazione sono diverse nei due sessi durante il
periodo riproduttivo. I maschi hanno il dorso alto, la
fronte concava e colore blu vivace o blu grigia, con
molte linee longitudinali blu e 9 fasce verticali sul
dorso e sui fianchi; le femmine hanno il muso
appuntito, la fronte leggermente convessa e il colore
che va varia dal grigio al giallognolo, con fianchi
argentei ricchi di linee longitudinali discontinue
grigio brune. Può raggiungere i 50 cm di lunghezza anche
se è difficile trovarne di questa misura. E’ comune nel
Mediterraneo e vive in piccoli branchi sui fondi
rocciosi del litorale, ma non si spinge a profondità
molto basse. In genere si trova sulle secche rocciose in
fondali dai 15 metri in giù, nelle praterie di posidonie
e sui fondi arenosi. Si pesca con tremagli, reti a
strascico, nasse, e soprattutto con palangari di
profondità. Le sue carni sono ottime e si trovano sul
mercato soltanto fresche.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Cantorello o Sarago bastardo;
Calabria:
Monacedda;
Campania:
Schiantero;
Lazio:
Tanuta morettina, Schianto, Sarago bastardo o Schiantero;
Liguria:
Tanua, Tarma, Scaggiun;
Marche:
Sargo rigato, Sargo grosso o bastardo;
Puglia:
Scantru, Rìggion, Minile, Smarrita e Reggiere;
Sardegna:
Tanuda, Cantara o Tanura;
Sicilia:
Zannuta, Scantru, Scantru masculinu, Cianciastru,
Zippula, Scantri e Scantaru;
Toscana:
Scorzone, Tanura o Tanuta;
Veneto:
Ociada, Cantarion o Cantareta;
Venezia Giulia:
Ociada, catara, Cantarion o Cantra;
Francese:
Griset o Tanudo (Prov.);
Inglese:
Black bream;
Spagnolo:
Chopa o Càntera (Catal.);
Tunisino:
Zargaia.
Ricette:
n. 14, 16, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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160) Tartufo
di mare
(Venus verrucosa)
Il
Tartufo di mare è un mollusco dotato di conchiglia
rotondeggiante, bivalve disuguale, molto robusta con
strie di accrescimento concentriche a forma di lamella,
che posteriormente e anteriormente assumono la forma di
tubercoli. La colorazione varia dal bianco-giallastro al
marroncino chiaro. L'interno è bianco e lucido. La
dimensione massima raggiunta è di 4-5 cm di diametro. La
specie è piuttosto comune, vive su fondali sabbiosi,
fangosi o detritici e fra le praterie di posidonie, la
si reperisce da pochi metri fino a 100 metri di
profondità.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Porrazza;
Campania:
Camadia o Taratufolo;
Liguria:
Tartufo o Arsella;
Marche:
Concola, Porrazza o Coppola;
Puglia:
Cocciola o Nuce riale;
Sardegna:
Cocciuta rumana;
Sicilia:
Cocciuta riccia, Cuppe o Vongula;
Toscana:
Cappatartufo;
Veneto:
Caparon, Caparozzolo o Liberon;
Venezia Giulia:
Liberazza o Dondolo;
Francese:
Praire;
Inglese:
Warty venus;
Spagnolo:
Varigüeto o Escopinya gravada (Catal.).
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161) Tellina
(Donax trunculus)
La
Tellina è un mollusco bivalve dalla conchiglia più o
meno triangolare, a valve leggermente disuguali, e dalla
forma alquanto appiattita. La conchiglia si riconosce
per la forma allungata con un'evidente rostratura
posteriore e per la presenza di alcune leggere fasce
radiali chiare. La superficie è ornata da sottili ma
evidenti strie di accrescimento. La colorazione è bianco
giallastra, violacea o brunastra con zone radiali più
scure; l’interno è biancastro con ampie zone violacee.
Può raggiungere i 3 cm di lunghezza ma sono più
frequenti attorno ai 2 cm. E’ una specie molto comune
nel Mediterraneo, soprattutto nel Tirreno e vive
infossata nella sabbia delle zone litorali, fino ad una
profondità di circa 15 metri , ma è più abbondante nei
primi 3-4 metri vicino alla costa. E si trova quasi
sempre in colonie. Si pesca con draghe da natante,
rastrelli e draghe manuali o a mano con il culo in acqua
quando sono a riva. La zuppa di telline è buonissima.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Tunninola;
Lazio:
Fasiola o Trilatera;
Liguria:
Calcinello;
Marche:
Calcinello;
Puglia:
Tunninole o Scognariente;
Sicilia:
Cozzola;
Toscana:
Ziga o Arsella;
Veneto:
Calzine, Calzonel o Tonninella;
Venezia Giulia:
Cazzonel, Scarzanel o Cabzinci;
Francese:
Olive o Haricot de mer;
Inglese:
Wedge shell;
Spagnolo:
Xarletta, Coquina o Tellina.
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162) Tombarello
(Auxis thazard)
Il Tombarello è un pesce pelagico e gregario, dal
corpo fusiforme robusto, allungato, panciuto al centro e
molto sottile in prossimità della coda, il muso
appuntito con bocca terminale obliqua verso l'alto,
finemente dentata con la mascella inferiore prominente,
occhi medi, opercolo molto grande. Le pinne dorsali sono
due, nettamente separate tra loro. La prima è
triangolare più alta e falciforme, la seconda è analoga
all'anale ma un poco più avanzata. La pinna codale ha la
forma a mezzaluna mentre le pinne pettorali sono piccole
e corte. Il colore del dorso è blu scuro o grigio piombo
con macchie e linee nere irregolari, il ventre è
bianco-argentato e sotto l’occhio si può notare una
macchietta nera. Raggiunge i cinquanta centimetri di
lunghezza e i due chilogrammi di peso, ma la taglia
media va dai tre etti al mezzo chilo. E’ una specie
comune nel Mediterraneo e vive in gruppi di individui
della stessa taglia che si spostano al largo della costa
per seguire le sardine e gli altri piccoli pesci di cui
si cibano. Predilige le acque profonde, e nel periodo
estivo si avvicina alle coste per la riproduzione e
quello è il momento della pesca che avviene con reti da
posta illuminate dalle lampare che servono da richiamo.
La sua carne è rossa, è commercializzato fresco intero o
a tranci, salato o conservato sott’olio. Le sue carni
sono buone ma meno pregiate del tonno.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Scurmo;
Lazio:
Tonnetto;
Liguria:
Strumbo;
Puglia:
Mòtulo;
Sardegna:
Astrumbulu, Strumbu o Strumbulu;
Sicilia:
Appiccatu, ‘Mpisu, Sangutu, Pisantuni e Tunnacchiu;
Veneto:
Fanfullo;
Venezia Giulia:
Sgionfetto o Sgonfietto;
Francese:
Melva o Bonitou (Midi);
Inglese:
Frigate mackerel;
Spagnolo:
Melva;
Tunisino:
Tebrelli.
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163) Tonnetto
o Alletterato
(Euthynnus alletteratus)
Il Tonnetto o Alletterato è un pesce pelagico di
grande taglia dal corpo fusiforme, a sezione circolare e
con la coda assottigliata. Le pinne dorsali sono quasi
contigue, la prima è più alta della seconda e
questo permette di distinguerlo dal Tombarello
che ha le pinne dorsali separate e distanti. Il
peduncolo caudale è molto sottile e munito su
ciascun lato di una marcata carena mediana compresa fra
2 piccole carene situate alla base di ciascun lobo della
pinna caudale.La prima pinna dorsale è alta con profilo
concavo mentre la seconda è seguita da 8 / 9 pinnule e
la pinna anale da 6 / 8 pinnule. La pinna caudale ampia,
semilunare. Ha la pelle liscia, il dorso azzurro
scuro, presenta strisce nere irregolari ed alcune
macchie brune tondeggianti al di sopra delle pinne
pettorali, il cui numero varia, la base dei fianchi ed
il ventre sono di color argenteo. Può raggiungere una
lunghezza massima di 1 metro e pesare fino a 12 Kg., ma
comunemente si trova intorno ai 4/5 Kg. E’ presente in
tutto il Mediterraneo, in Adriatico, e comunque le
aree Italiane di maggior concentrazione e di pesca si
trovano attorno alla Sicilia, nello Ionio e nel Basso
Adriatico. Si pesca con palangari derivanti, ami e
tonnare volanti. Le carni sono buone ma considerate meno
pregiate del tonno e viene venduto, generalmente, fresco
e a tranci ma si trova anche congelato.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Allittirato;
Liguria:
Tunnella o Tonnello;
Puglia:
‘Nzirru o Palametidd;
Sardegna:
Turina, Alacurza e Scampirru;
Sicilia:
Allittiratu, Littrata, Covaritu, Culuritu e Tunnicchiu;
Veneto e Venezia Giulia:
Carcana;
Francese:
Thonine;
Inglese:
Little Tunny;
Spagnolo:
Bacoreta o Tonyina (Catal.);
Tunisino:
Toun sghir.
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164) Tonnetto
Striato
(Euthynnus pelamis)
Il
Tonnetto Striato, come il precedente, è un pesce
pelagico dal corpo fusiforme, panciuto al centro che si
rastrema fino al peduncolo codale, che è sottile e
carenato. Ha la testa conica con muso appuntito e
bocca piccola. La prima pinna dorsale è spinosa, la
seconda pinna dorsale seguita da 7 / 9 pinnule e pinna
anale seguita da 7 / 8 pinnule. La pinna caudale ampia,
semilunare Le pettorali sono corte e triangolari mentre
le ventrali sono piccole. Ha la pelle liscia ed un
colore blu scuro-violaceo sul dorso e argentato
sul ventr con 4 - 6 fasce longitudinali scure molto
evidenti sui fianchi., in cui si trovano da 4 a 6
strisce nere o brune longitudinali. E’ raro nelle nostre
coste e si trova soltanto nel canale di Sicilia. Può
raggiungere 1 metro di lunghezza ed il peso di 6 Kg ma m
si trova sul mercato da 45 a 65 cm e peso tra 3 e 5 kg.
Si pesca con reti di circuizione, con reti da posta e
con palamiti. Mediamente ha taglia da 45 a 65 cm e peso
tra 3 e 5 kg. E’ il più economico, di qualità
scadente, carni scure e sapore leggermente amarognolo.
Nomi regionali si trovano solo quelli siciliani, perché
nelle altre regioni e quasi sconosciuto, o stranieri:
Sicilia:
Palamitu ‘mperiali;
Francese:
Bonite à ventre rayé;
Inglese:
Skipjack;
Spagnolo:
Listado o Palomida (Catal.);
Tunisino:
Balamit.
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165) Tonno
(Thunnus Thinnus)
Il
Tonno è una specie pelagica gregaria e migratrice
dal corpo è fusiforme piuttosto panciuto.
Le pinne sono molto robuste, la prima pinna dorsale,
gialla o bluastra, è spinosa, la seconda,
bruna-rossastra, è più alta della prima, le pinne
pettorali molto brevi, la pinna anale, giallo-oscura e
la pinna caudale semilunare ed affilata è di colore
nero. Il colore è nero-azzurro sul dorso, la corazza è
azzurro-bianca e i fianchi e il ventre sono grigi con
macchie argentee.
Può raggiungere i 3 m di lunghezza e i 450 Kg di peso,
ed è uno dei pesci ossei di maggior grandezza. E’ detto
anche “tonno rosso”, infatti le sue carni sono irrorate
da numerosi vasi sanguigni, conseguenza della potente
attività natatoria.
I tonni procedono sempre in compagnia, talvolta in
numero di qualche migliaio; nuotano velocemente vivono
in buona armonia con i pesci spada.
Esiste in tuuto il Mediterraneo e vive in mare aperto,
nei fondali dei mari calmi e temperati, a notevole
profondità e anche in superficie. La pesca del tonno è
di grande importanza e viene praticata soprattutto con
le tonnare fisse in Sicilia e Sardegna con una tecnica
moderna è rappresentata dalle reti a circuizione
chiamate anche tonnare volanti ed un altro sistema molto
valido è quello con ami a lenza singola o palangari. La
sua carne è molto ricercata
viene
consumato soprattutto fresco e inscatolato Il
tonno in sott’olio o in salamoia. Del tonno non si butta
nulla, con le sacche ovariche salate ed essiccate al
sole viene preparata la “bottarga” che soltanto chi non
l’ha mai mangiata non può capire quando essa sia buona;
il “musciame”deriva da filetti di tonno asciugati al
sole o in appositi forni; la “ventresca” è costituita
dalle grandi masse muscolari laterali e ventrali della
parte addominale del corpo; la “ficazza”si ottiene
impastando la carne rimasta attaccata alla spina dopo la
macellazione con sale e pepe e insaccandola nel budello;
è ottimo il cuore, la buzzonaglia, lo stomaco e la
trippa (u belu in Sardegna). E’ consigliabile assaggiare
tutto.
Moltissime e varie sono le maniere per cucinare il tonno
oltre che mangiarlo crudo: Sushi.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Tunnacchiolu o Tunnu;
Campania:
Tunnu o Tunnariello;
Liguria:
Ton e Tynnu;
Puglia:
Tunnacchiu e Tunnariello;
Sardegna:
Scampirru o Turina;
Sicilia:
Tunnu e Tunnacchiolu;
Veneto:
Tòn, Pompilo, Pompin, Tonnina e Trombìn;
Venezia Giulia:
Trompia e Trompìto;
Croato:
Tunj crveni;
Francese:
Thon rouge o Toun (Midi);
Inglese:
Bluefin Tuna o Tunny;
Olandese:
Tonijn;
Spagnolo:
Atun, Atœn rojo, o Tonyna (Catal.);
Tunisino:
Toun Ahmar.
Ricette:
n. 31, 56 (Antipasti) 40, 52, 76, 84 e91 (Primi) 35 e 77
(Secondi)
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166) Tordo
d'Alga
(Labrus Turdus o viridis)
 |
Il
Tordo d’Alga è un pesce della famiglia dei
Labridi rappresentata nel Mediterraneo da una ventina di
specie. Ha il corpo fusiforme, compresso lateralmente,
con testa lunga e bocca munita di labbra (da qui
il nome) carnose e occhio piccolo. L'unica pinna dorsale
conta un maggior numero di raggi spìnosi e l'anale, che
ha tre raggi spinosi, è opposta e simile alla parte
molle della dorsale. La codale è corta e spatolata, le
pettorali tondeggianti e le ventrali inserite in
posizione toracica. Ha il corpo pieno di squame . Questi
pesci sono caratterizzati da colorazioni molto vivaci,
che possono variare anche nell'ambito della stessa
specie e va dal verde, verde giallo mista e rossa al
verde smeraldo o verde giallastro e altri
marmorizzati con tinta di fondo rosso vinacea o arancio
e macchie bianche. Si possono osservare preferibilmente
nelle acque litorali in prossimità delle praterie di
Posidonia e sono soliti riposare adagiati su un fianco.
Può raggiungere i 55 cm di lunghezza. E' una
specie tipicamente Mediterranea e vive nelle acque
costiere in fondali rocciosi e sulle praterie di
posidonie o in mezzo alle alghe, anche a bassissima
profondità. Si pesca con le nasse, i tremagli e abbocca
facilmente alle lenze. Le sue carni sono buone ma si
trovano difficilmente sul mercato. Ottimi per le zuppe o
in umido.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Torde di mare o Verdesche;
Calabria:
Lapparu o Lappara;
Campania:
Turdo, Lazz 'e spingule, Petrusino o Marvizzu;
Lazio:
Tordo o Pappagallo;
Liguria:
Largiun, Turdu d’aiga e Serà;
Marche:
Limone verde o marmorato;
Puglia:
Durmu, Pappagal, Lappana, Lappanedda, Vreddesche Sturnu
e Rigina;
Sardegna:
Arrocali, Roccal, Turdulu, Turdu niedde, Griva e Nieddu;
Sicilia:
Lappanu, Lampana, Lappana, Turdu, Turdu d’arca e Cola
cola;
Veneto:
Donzella, Pappagà e Sperga;
Venezia Giulia:
Liba, Lepi e Sperga;
Croato:
Drozak;
Francese:
Lavre vert, Lambert o Tourdre (Midi);
Inglese:
Green wrasse;
Spagnolo:
Tordo, Grivia o Massot (Catal.);
Tunisino:
Kheddir.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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167) Tordo
Fischietto
(Labrus bimaculates)
Il Tordo Fischietto ha il corpo allungato, la
testa appuntita ed allungata, la bocca terminale,
con labbra spesse che posizionato nel modo giusto
davanti alle nostre labbra e soffiando si riesce a
fischiare (da qui il nome). Ha la pinna caudale con
margine tronco. La colorazione è secondo lo sviluppo e
va dal giallo all’ arancio scuro con una serie di
strisce o di macchie di colore azzurro accentuate nella
testa e nella parte anteriore del dorso. Il ventre è
giallo più o meno scuro e così pure le pinne che sono
bordate di azzurro. Quelli più giovani hanno una
colorazione osea o rossastra con tre o quattro macchie
nere. Tra le macchie nere vi sono 2-3 macchie bianche.
La testa ha a volte delle striature celesti che vanno
dalla punta del muso. Comune in tutte le nostre coste
preferisce zone più profonde, tra i 15 e i 40 metri ma
si spinge in autunno fino ai 200 metri di profondità.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Limone o Limoncino di mare;
Campania:
Lazz 'e spingule, o Marvizzu;
Liguria:
Comba, Cuumba o Tenca de mare;
Marche:
Limone turchino;
Puglia:
Durmu, Sturde e Rigina;
Sardegna:
Tuddu o Marabut;
Sicilia:
Pizzi di re, Tuddu, Fiscalettu, Viriola o Viriola
‘mperiali;
Veneto:
Cragnisso o Donzela;
Venezia Giulia:
Liba o Sperga;
Francese:
Vielle moquette o Demoiselle;
Inglese:
Cuckoo wrasse;
Spagnolo:
Gallano o Pastenaga e Lloro (Catal.);
Tunisino:
Kheddir.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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168) Tordo
nero
(Labrus merula)
Il Tordo Nero ha, come gli altri, il corpo
allungato, la testa grossa, la bocca terminale, con
labbra spesse, la prima pinna dorsale parte con raggi
molli più lunga che alta e la pinna caudale con margine
quasi tronco o convesso.
La colorazione
è sempre uniforme e va dal grigia-verdastra scura,
ma può variare tra il bruno chiaro negli esemplari
giovani e quello scuro olivaceo degli adulti o grigio
bleu-nero. Al centro di ogni squama si nota spesso una
macchia celeste. Nel Mediterraneo è diffuso soltanto
nella parte occidentale e vive intorno alle rocce o
nelle praterie di posidonia. La specie presenta è
ermafrodita ma quasi metà degli individui resta femmina.
Le sue carni sono molto fine ma senza particolare
interesse sui nostri mercati ove compare abbastanza
frequentemente frammista ad altre specie.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Lapparu o Lappara niru;
Campania:
Mierulo o Marvizzu;
Lazio:
Leppo, Tordo nero o Pappagallo;
Liguria:
Turdu d’aiga negru o Corvieddu;
Marche:
Limone nero;
Puglia:
Merghele, Durmo e Sturnu niuru;
Sardegna:
Roccal o Marabut;
Sicilia:
Curviedde, Tuddu merru, Turdu d’arca o Cola cola
pittaruni;
Veneto:
Tenca de mar, Sperga o Donzela;
Venezia Giulia:
Liba o Lepì;
Francese:
Merle;
Inglese:
Brown wrasse;
Spagnolo:
Merlo;
Tunisino:
Kheddir.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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169) Tordo
Ocellato
(Crenilabrus ocellatus)
Il
Tordo
Ocellato
ha corpo ovale e compresso con squame, la testa ha una
leggera depressione sopra gli occhi ed è di forma
conica, la bocca è piccola e con labbra protrattili
abbastanza spesse. La mascella inferiore è appena più
prominente dì quella superiore. La pinna dorsale è unica
e i raggi spinosi sono più di quelli molli. La pinna
caudale ha il margine posteriore tondeggiante. La
colorazione si differisce per sesso, stagione e
ambiente. L'unica caratteristica che si ripete, in
tutti, è la presenza di due ocelli (da qui il nome) uno
nerastro al termine della linea laterale alla base della
pinna caudale e l'altro, di colore variabile nero o blu
cerchiato di rosso o verde smeraldo sempre cerchiato di
rosso., all'angolo superiore del pre opercolo.
Specie diffusa in tutto il Mediterraneo, specialmente
nel Tirreno, vive solitario e predilige i fondali molto
bassi delle coste rocciose. E’ piccolo non supera mai i
15 cm.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Bbarattele;
Calabria:
Zicca ‘e porcu;
Campania:
Marevezzella o Lappana;
Lazio:
Lappera;
Liguria:
Laggiù, Ruquié o Vacchetta;
Marche:
Sbarattola Occhioiata;
Puglia:
Cepodde, Lappanedda e Petrichì;
Sardegna:
Origa de predi, Arracaleddu o Banderedda;
Sicilia:
Lappanedda, Ucchiatedda pittima o Sapunettu;
Veneto:
Tenca de mar, Sperga o Donzela;
Venezia Giulia:
Liba o Lepì;
Croato:
Klinjusa;
Francese:
Créenilabre ocellé o Ruchè;
Inglese:
Ocellated wrasse;
Spagnolo:
Tordo o Enrocador d’ulls (Catal.);
Tunisino:
Soultan.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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170) Tordo
Pavone
(Crenilabrus tinca)
Il Tordo pavone anch’esso della famiglia dei
Labridi, come tutti i Tordi, si pesca spesso di grosse
dimensioni. Ha il corpo ovale e compresso ai lati, la bocca
piccola con labbra spesse, munita su ciascuna mascella
di una sola fila di denti caniniformi. La pinna caudale
spatolata con margine quasi tronco o convesso La
colorazione è diversa nei due sessi
anche se tutti i Labridi all'inizio della loro vita sono
femmine, successivamente raggiunta una determinata
dimensione si trasformano in maschi.
In entrambi, infatti, sono rilevabili una macchia
scura - brunastra o nerastra - sopra la base delle
pettorali ed una macchia nerastra o bluastra sul
peduncolo caudale al di sotto della linea laterale. Gli
individui esemplari femminili hanno colori che vanno dal
grigio - verdastra, brunastra, che si schiarisce con
tonalità argentee sul ventre, presentano macchie
biancastre e labbra biancastre. Gli individui maschili
vanno dal verdastro, verde – bluastro al verde -
giallastro con macchie rossastre e blu disposte in serie
longitudinali, le labbra sono blu, verdi o gialli. E’
comune in tutto il Mediterraneo e vive
tra i 10 e 30 m di profondità nelle scogliere ricche di
alghe o nelle praterie di Posidonia.. Si riproducono in
Primavera ed Estate producendo uova che sono ancorate
alle alghe o alle rocce. Carni buone, ottimo in umido.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Bbarrone, Bbarrà o Bbarraune;
Calabria:
Lappin o Perchia;
Campania:
Paunessa;
Lazio:
Pesce pavone o Pappagallo;
Liguria:
Laggiun o Caxattou de fundu;
Marche:
Limone giallo;
Puglia:
Perredde o Lappana;
Sardegna:
Perdixi, Babbasuni, Lampu Arrocali biancu o Birdi;
Sicilia:
Lappana virdi, Pittara di pulici, Pittima, Occiu Beddu,
Scarparu e Paunissa;
Veneto:
Donzela Pappagà;
Venezia Giulia:
Liba, Lepi e Sperga;
Croato:
Drozak;
Francese:
Crénilabre o Loucrèce(Marseille);
Inglese:
Wrasse o Corkwring;
Spagnolo:
Tordo;
Tunisino:
Aroussa.
Ricette: n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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171) Torricella
o Torretta comune
(Cerithium vulgatum)
La Torricella o Torretta comune è un grosso
gasteropode che ha una conchiliga a forma di torre
allungata. Su ogni giro troviamo due file di tubercoli
appuntiti. L'apertura è provvista di un breve canale
sifonale ricurvo e di un accenno di canale anteriore. Il
colore è grigio-giallastro con macchi irregolari che
vanno dal fulvo al marrone scuro. E’
comune lungo i
litorali marini sia su fondali rocciosi che sui fondali
fangosi o sabbiosi poco profondi. Non supera i 7 cm di
lunghezza e si pesca con rastrello o con
reti a strascico. Le sue carni sono discrete e si
consumano lesse. In Romagna è famosa la zuppa di
garagoli.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Chiuove o Caracuocolo;
Lazio:
Torricella;
Liguria:
Caagolo, Corazollo o Cornetto;
Marche:
Garagòlu;
Puglia:
Cocciola a caracò Kuèccele o Kueccelicchie;
Romagna:
Garagolo;
Sardegna:
Barallicu;
Sicilia:
Turretta;
Veneto e Venezia Giulia:
Caragòl longo, Caragolo longo, Caregolo longo,
Campanaro;
Croato:
Drozak;
Francese:
Cornet o Escargot de mer;
Inglese:
Horn-shell;
Spagnolo:
Cuerno o Pada (Catal.);
Tunisino:
Zarbout.
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172) Totano
(Ommastrephes sagittatus)
Il
Totano è un mollusco cefalopode, dal corpo allungato
a forma di sacco o freccia, con pinne a forma
triangolare che partono dall’estremità del corpo, a
differenza del Calamaro dove partono dai
lati e occupano metà della lunghezza del mantello, occhi
senza cornea; possiede otto tentacoli retrattili,
ciascuno con 2 file di ventose e due tentacoli non
retrattili, ciascuno provvisto di 4 file di ventose. Il
colore è rosso-marrone tendente al tabacco. Raggiunge
una lunghezza massima 1 m mentre quelli che si trovano
sul mercato hanno una lunghezza media di 25-30 cm. E’
una specie pelagica, comune in tutti i mari
Italiani. Vive in banchi al largo tra 100 e 600 m di
profondità, predilige fondali fangosi ed arenosi, e si
pesca con reti a strascico e lenze in notturno con
lampare per richiamarlo. Le sue carni sono buone, per
alcuni ottime, Io preferisco il Calamaro.
Nomi regionali o stranieri:
Campania: Totare o
Tuotane; Marche:
Truffello; Puglia:
Lempete; Toscana:
Totanessa; Sicilia:
Totaru; Veneto e Venezia Giulia:
Todero; Francese:
Calmar o Taouteno (Prov.);
Inglese: Flying squid;
Spagnolo: Pota o Canana (Catal.);
Tunisino: Totil.
Ricette:
n. 79 (Secondi)
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173) Torpedine
marezzata
(Torpedo marmorata)
La
Torpedine marezzata
è un pesce cartilagineo con il corpo a forma di disco
ovale più lungo che largo e a coda corta e
carnosa, con pelle nuda. La bocca, posta sul lato
ventrale, è piccola e lievemente arcuata con le mascelle
armate di piccoli denti triangolari, ai lati di questa
sono visibili gli organi elettrici, che sono un efficace
mezzo d'offesa e di difesa e d è la caratteristica di
questo genere di pesci. Le pinne ventrali, grandi e
tondeggianti, si estendono fra il tronco e l'origine
della prima pinna dorsale. La colorazione sul lato
dorsale è bruno giallastra con macchie scure che
conferiscono un aspetto marmorizzato, mentre il ventre è
di colore bianco con il margine scuro. E’ presente in
tutto il Mediterraneo ed è una specie solitaria che
nelle ore diurne vive nascosta su fondali fangosi o
sabbiosi poco profondi e di notte si muove attivamente a
caccia di pesci. Si cattura occasionalmente con reti a
strascico o con tremagli. Può arrivare fino ad 1 metro
di lunghezza e 5 Kg di peso. Le sue carni sono discrete
e si può trovare sui mercati, raramente, sia fresca che
essiccata. A Termoli ne sono specialisti e viene usata
per la preparazione del brodetto.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Trimmelé o Treppainé;
Calabria:
Tremula antisicca;
Campania:
Tremula marmulina o liscia;
Lazio:
Tremola, Tremola janca o pizzicata;
Liguria:
Trembloì, Tremoixe o Battinetta;
Marche:
Tremolo;
Molise:
Mertiscene;
Puglia:
Tremula;
Toscana:
Trompigliola o Strompigliola;
Sardegna:
Tremulusa o Sa nacida;
Sicilia:
Tremula, Tremula biunna, Tremula janca o di rina;
Veneto:
Tremolo;
Venezia Giulia:
Tremolo o Sgranfo;
Francese:
Raie torpille o Torpille marbrée;
Inglese:
Spotted torpedo;
Spagnolo:
Torpedo, Formigon o Templon.
Una ricetta che fa apprezzare le carni della Torpedine:
Sminuzzate una cipolla e due spicchi d’aglio in un
tegame, aggiungente l’olio e adagiatevi sopra i tranci
del pesce, versate sopra mezzo chilo di pomodorini
tagliuzzati e salati spruzzate di vino bianco cospargete
di pepe e fate cuocere a fuoco media per 20 minuti
circa.
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174) Torpedine
nera
(Torpedo nobiliana)
La Torpedine nera ha il disco quasi circolare, un
poco più largo che lungo, con margine anteriore dritto o
appena leggermente concavo. La bocca è piccola, arcuata
e munita in ambedue le mascelle di 4-5 serie
longitudinali di denti triangolari, piccoli e puntuti.
La pelle è liscia e nuda. Le pinne dorsali sono
ravvicinate tra loro. La colorazione, dorsalmente, è
cioccolato scuro tendente al violaceo o nero;
ventralmente è bianco, coi margini del disco e delle
pinne pelviche della stessa tonalità della tinta del
dorso. La coda è marginata irregolarmente di scuro.
Anch’essa, come la Mormorata, ha gli
organi elettrici molto sviluppati. La scarica elettrica
è sotto il controllo del sistema nervoso dell'animale
che, dopo un certo numero di scariche, ha bisogno di un
notevole periodo di riposo per poter ricaricare le sue
batterie. Si pesca, occasionalmente, con reti a
strascico, tremagli o con tratte. Può raggiungere m.
1,80 di lunghezza e oltre 90 kg. di peso. E’ presente in
tutti i mari italiani, ma molto rara.
Nomi regionali o stranieri:
Sicilia:
Tremula nira o Tremula ‘mperiali;
Veneto:
Tremolo grando;
Venezia Giulia:
Sgranfo grande;
Francese:
Raie electrique o Torpille noire;
Inglese:
Electric ray;
Spagnolo:
Tremielga negra.
Ricetta: come sopra
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175) Torpedine
occhiuta
(Torpedo Torpedo)
La Torpedine occhiuta, come le altre
dello stesso genere, ha il corpo a forma discoidale, con
coda breve, grossa e carnosa, terminante con una pinna
ben sviluppata e munita superiormente di due pinne
dorsali. Gli occhi sono piccoli e ravvicinati, la bocca
ovale con labbra grosse e mascelle munite di denti
piccoli. La pelle è liscia e completamente priva di
scaglie. La colorazione è bruno nocciola tendente al
rossastro o al giallastro, con numerose chiazzette
biancastre. Sono presenti quasi sempre degli ocelli di
colore azzurro scuro, bordati da un cerchio nero e da un
alone più chiaro della stessa tinta del fondo che
possono essere anche uno, tre o sette, raramente in
numero pari. Il ventre è bianco, con margine abbastanza
largo dello stesso colore del dorso. E’ presente in
tutti i mari Italiani e vive in profondità non superiori
ai 50 metri. Si cattura occasionalmente con reti a
strascico o tremagli. Può raggiungere i 60 cm di
lunghezza e le sue carni sono molli e poco
apprezzate.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Trimmola o Tremolina;
Calabria:
Arcisa o Tremula ucchiuta;
Campania:
Tremmula ucchiuta o cu l’uocchio;
Lazio:
Occhiatella, Trippina o Tremula ucchiuta;
Liguria:
Battinetta, Tremulina, Durmigiusa, Tremola o Tremoixa;
Marche:
Tremolo o tremolina;
Puglia:
Tremula;
Romagna:
Crampo o Granchio;
Toscana:
Trompigliola o Strompigliola;
Sardegna:
Tremulusa;
Sicilia:
Tremula, Tremula aucchiata o Tremula ucchiuta;
Veneto:
Tremolo ocià o tremula sgranfo;
Venezia Giulia:
Tremolo;
Francese:
Torpille ocelée;
Inglese:
Common torpedo;
Spagnolo:
Tremielga, Formigon o Vaca (Catal).
Ricetta: come sopra
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176) Tracina
drago
(Trachinus draco)
La Tracina drago è il primo dei quattro pesci di
questo genere che vivono nel Mediterraneo, si
presenta con un corpo slanciato e poco compresso sui
lati, con piccole squame disposte in serie oblique. Il
muso corto, termina con una bocca obliqua rivolta verso
l’alto e armata di piccoli denti; la mascella inferiore
sporge rispetto a quella superiore. Gli occhi, vicini
l’uno all’altro, sono opposti in alto. Sul dorso, subito
dietro la testa, si eleva la prima pinna costituita da
aculei che comunicano con ghiandole velenifere. Anche da
ognuno degli opercoli branchiali spunta un lungo aculeo
anch’esso percorso da veleno. La seconda dorsale è molle
e molto lunga e ha aspetto simile alla contrapposta
caudale. La colorazione è grigiastra sul corpo,
caratterizzato da piccole chiazze brune che si alternano
a strisce blu. Il dorso è più scuro con tendenza a
schiarire sui fianchi fino a diventare bianco sul
ventre. La pinna ventrale è nerastra. Può raggiungere i
40 cm di lunghezza e superare un Kg. di peso. Si trova
in tutto il Mediterraneo e vive, in bassa profondità
fino ai 100 m, affondata nella sabbia o nel fango in
attesa della preda e se si sente minacciata, si avventa
anche sull'uomo. Le sue ferite sono molto dolorose e con
individui predisposti possono portare a complicazioni le
funzioni vitali. Si pesca con le reti a strascico o con
i tremagli. Abbocca, anche, alle lenze e alle traine. Le
sue carni sono buone e ritrovano sul mercato sia fresche
che congelate.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Ragnuola;
Campania:
Tracena liscia o janca;
Liguria:
Agna, Traina, Ragna o Dragena;
Marche:
Ragno tigrato;
Puglia:
Parasaula, Trascene o Parasacculo;
Sardegna:
Gragna o Aragnas;
Sicilia:
Tracina pinta, Tracchiu, Antracina o ‘ntracina;
Veneto:
Ragno o varagno;
Venezia Giulia:
Ragno o Varagno bianco;
Francese:
Grande vive;
Inglese:
Greater weever;
Spagnolo:
Escorpion o Aranya blanca(Catal);
Tunisino:
Bellem kbir.
Ricette: n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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177) Tracina
raggiata
(Trachinus radiatus)
La Tracina raggiata, ha il corpo somigliante alle
altre Tracine ma è quella che raggiunge le
maggiori dimensioni. La testa è tozza e dietro ciascun
occhio ha una placca ossea coperta di crestine seguite
da altre due più piccole striate e nel mezzo della nuca
c'è ancora una placca centrale con le crestine che si
irradiano (da qui il nome) a forma di ventaglio. La
colorazione è bruno-giallastra con macchie nerastre su
tutto il corpo. La membrana interradiale, dalla
prima alla quarta spina è nera, dalla quarta alla quinta
è grigia e tra la quinta e la sesta è bianca. La seconda
dorsale è azzurrastra con macchioline brune. L'anale è
biancastra con i raggi rosacei e la codale è scura col
margine posteriore quasi nero. Le pettorali e le
ventrali sono arancio. E’ comune su tutti i mari
Italiani e vive sui fondi sabbiosi e detritici a
profondità maggiori delle specie congeneri e di giorno
sta infossata nella sabbia, lasciando sporgere gli
occhi, in attesa di una eventuale preda, che viene
attaccata con rapidità. Si pesca con reti a strascico e
tremagli. Può arrivare ad una lunghezza massima di 50 cm
e le sue carni sono buone.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Ragnolo o Gragnoletto;
Calabria:
Tracina carvunara;
Campania:
Tracena nera o de rena;
Lazio:
Tracina, Tracina nira o capezzuta;
Liguria:
Agna de zinha, Agna, Traxina o Trasina;
Puglia:
Parasaula o Trascena;
Sardegna:
Aragna carbuzzoni, Aragna o de scoglio;
Sicilia:
Tracina niura, Tracina carrubbara, Tracina vaina,
Tracina di funnu o di rina;
Veneto:
Ragno negro o pagàn;
Venezia Giulia:
Ragnola o Varagno;
Francese:
Vive rayée;
Inglese:
Spotted weever;
Spagnolo:
Vibora o Aranya de cap negre(Catal);
Tunisino:
Bellem.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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178) Tracina
ragno
(Trachinus araneus)
La Tracina ragno, si distingue dalle altre per
avere il taglio della bocca quasi verticale e per il
numero delle spine della prima pinna dorsale che sono
sette. La bocca è grande, tagliata verticalmente e piena
di denti. Ha il corpo affusolato e la testa
massiccia, con muso breve e rincagnato e con gli occhi
collocati nella parte superiore. Le pinne dorsali sono
due: la prima triangolare con spine dure e la seconda
lunga con raggi molli. Ha la pelle ricoperta di
scagliette disposte in file oblique che fanno sembrare
il pesce striato. La colorazione è bruna giallastra, più
scura sul dorso e bianco-argentea nella zona ventrale,
presenta inoltre una serie di macchie nerastre. Si trova
in tutti i mari Italiani, più rara nell’Adriatico e vive
sui fondali sabbiosi costieri a poca profondità, in
vicinanza di zone scogliose o di praterie, anche a bassa
profondità e con le stesse abitudini delle altre. Si
pesca con reti a strascico e tremagli e può arrivare ad
una lunghezza massima di 40 cm e sui mercati è una
specie di non grande interesse e saltuariamente
presente, comunque le sue carni sono buone.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Ragnolo;
Calabria:
Tracina voina;
Campania:
Tracena nera o de rena;
Lazio:
Tracina o Tracina nera;
Liguria:
Agna, Straxina o Trasina;
Puglia:
Parasaula, Parasagola o Trascena;
Sardegna:
Aragna carrubbara;
Sicilia:
Tracina carrubbara, Tracina, Tracina di fangu o di rina;
Veneto:
Ragno negro o pagàn;
Francese:
Vive araignée;
Spagnolo:
Araña o Aranya fragata(Catal);
Tunisino:
Bellem.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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179) Tracina
vipera
(Trachinus vipera)
La
Tracina vipera, è la più piccola, del genere,
e anche la più comune. Ha il corpo allungato, compresso
lateralmentee coperto di squame piccole disposte
in file oblique. La testa allungata e compressa, con
muso corto e la bocca grande, fortemente obliqua, con
mascella inferiore prominente. Non supera i 15 cm di
lunghezza. Il colore è grigio giallastro con puntini
neri sul dorso; i fianchi sono più chiari ed il ventre è
bianco. Si mimetizza col colore della sabbia e solo la
macchia nera spicca della prima pinna dorsale. Ha le
caratteristiche del genere, quindi spine velenose o
vivere affossata nella sabbia e diventa molto pericolosa
perché frequenta nei mesi estivi la costa a bassissima
profondità. E’ presente in tutti i mari Italiani e si
pesca con reti a strascico o sciabiche. Le sue carni
sono discrete e poco ricercate.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Ragnolo o Hagnielaute de ‘n ‘derre;
Campania:
Tracena ‘e rena;
Liguria:
Traxina o Trasina;
Marche:
Pesce ragno di spiaggia;
Puglia:
Smariju o Trascena;
Sardegna:
Aragnedda;
Sicilia:
Tracinicchia, Tracinedda di rina, Tracina risignola o di
praja;
Veneto:
Varagnola;
Venezia Giulia:
Ragnola;
Francese:
Petite vive o Toquet;
Inglese:
Sting-fish o Lesser weever;
Spagnolo:
Araña pequeña, Aranyeta o Salvariego;
Tunisino:
Bellem sghir.
Ricette:
n. 14, 35, 74,76 e 91 (Secondi)
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180) Triglia
di fango
(Mullus Barbatus)
La
Triglia di fango è un pesce di piccola taglia con
profilo del capo molto ripido e corpo allungato
leggermente compresso, è ricoperto di squame facili da
staccare. La testa è abbastanza grande e sotto la bocca,
situata nella parte inferiore del capo con due lunghi
barbigli. Gli occhi sono grandi e si trovano al margine
superiore del capo. Ha un colore roseo con presenza di
macchie rossastre, sul dorso, mentre i lati e il ventre
hanno strisce longitudinali gialle, ma con variazioni di
tonalità a seconda dell’ambiente in cui vive. La triglia
di fango si distingue dalla triglia di scoglio
soprattutto dal profilo del capo che è verticale in
quella di fango, rotondeggiante in quella di scoglio.
Raggiunge al massimo la lunghezza di 40 cm, ma è comune
da 12 a 18 cm. Vive su fondi fangosi e sabbiosi fino ad
almeno 300 metri di profondità. E' una specie gregaria e
tendono ad avvicinarsi alla costa, a cambiare la livrea
da azzurra a rosa-rosso e ad aumentare il rapporto con
il fondale. È comune in Mediterraneo e si pesca,
principalmente, con reti a strascico. Le sue carni sono
morbide e saporite.
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Treglia sapunara;
Liguria:
Cavun, Steglia de fango o de fundo;
Marche:
Barbone o Rosciolo;
Puglia:
Tregghia d’aspro, Tregghia de petre o Tregghia rossa;
Romagna:
Barboun;
Sardegna:
Trigghia de capetella o de mugghio;
Sicilia:
Trigghia de fangu, Burghitana, Trigghia bianca e di
riva;
Veneto:
Barbon o Cavassiol;
Venezia Giulia:
Barbon;
Francese:
Rouget barbet;
Inglese:
Red mullet;
Spagnolo:
Salmonete de fango o Moll de fang (Catal.);
Tunisino:
Mellou o Bouqit.
Ricette:
n. 80, 81, 83, 84 e 85 (Secondi)
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181) Triglia
di scoglio
(Mullus surmeletus)
La Triglia di scoglio
è un pesce di piccola taglia con corpo compresso. La
bocca è piccola e protrattile, presenta sotto la
mandibola inferiore le due lunghe e caratteristiche
appendici cutanee dette barbigli. Gli occhi sono vicini
al profilo superiore della testa. Le pinne dorsali sono
separate. Le femmine hanno dimensioni maggiori. , Il
colore, variabile a seconda dell’ambiente, è
generalmente rosso-arancio o rossastro sul dorso e
biancastro sul ventre; i fianchi rosei presentano 3-4
fasce longitudinali giallo-oro. La pinna dorsale
anteriore è caratterizzata dalla presenza di fasce
trasversali scure. Può raggiungere anche i 45 cm di
lunghezza, ma si trovano sui mercati, generalmente,
intorno ai 20-25 cm. E’ presente in tutto il
Mediterraneo e vive su fondali rocciosi ed
occasionalmente su fondi sabbiosi e fangosi, a copertura
vegetale, dalla riva fino a 100 m di profondità. La
Triglia di scoglio differisce dalla specie affine
Triglia di fango per le abitudini meno gregarie, per
la presenza di bande scure sulla pinna dorsale anteriore
e di due sole squame sulle guance, l’altra ne ha tre. Si
pesca con reti a strascico, tremagli e nasse. Le sue
carni sono pregiate e molto apprezzate. Per me sono i
pesci migliori. Si trovano sul mercato sia fresche
che congelate.
Nomi regionali o stranieri:
Calabria:
Trigghia i morsu;
Campania:
Treglia ‘e morza, Treglia verace, Morsellina do
granatiello;
Liguria:
Steglia de rocca, Trede scheggio o Tria;
Marche:
Barbone di scoglio o Rosciolo;
Puglia:
Tregghia d’aspro, Tregghia de petre o Tregghia rossa;
Sardegna:
Trigghia birdu o Trigghia d’erba;
Sicilia:
Sparacalaci, Trigghia d’arca, Trigghia russa, Trigghiola
e Morsellina (novellame);
Veneto:
Tria o
Triola;
Venezia Giulia:
Barbon de nassa o Triola;
Francese:
Rouget de rocha;
Inglese:
Red mullet;
Spagnolo:
Salmonete de roca o Moll roquer (Catal.);
Tunisino:
Mellou o Bouqit.
Ricette:
n. 80, 81, 83, 84 e 85 (Secondi)
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182) Trigone
viola
(Dasyatis violacea)
La
Trigone viola, pesce cartilagineo, ha il
corpo a forma di disco quasi triangolare con larghezza
maggiore della lunghezza ed i margini anteriori convessi
e quelli posteriori quasi dritti. Ha il muso con margine
arrotondato e con un rostro piccolo e corto. Ha una coda
(la famosa coda di bugghiu) assottigliata, quasi
filiforme, spesso molto lunga, su cui si impianta un
aculeo caratteristico. Lungo l'asse centrale vi sono
delle spine molto piccole, acuminate e a base stellata
che si chiude nella parte finale della coda con un
aculeo con il margine dentellato e che contiene una
sostanza simile a quella prodotta dalle tracine,
inoculata nella cute umana, produce arrossamento,
gonfiore e un dolore molto intenso. La rimanente parte
del corpo liscia. La colorazione del dorso è
bruno-violacea e ventralmente un po' piu’ chiaro. Vive
tra la superficie e i 100 m di profondità.Nei mari
Italiani è presente in Liguria, nel Tirreno centrale e
specialmente in tutte le coste siciliane ma anche in
Adriatico, specialmente al largo del Delta del Po.
Si cattura con i palangresi da giugno ad agosto, in
superficie, con la fiocina ed anche con lo strascico.
Arriva poco oltre il metro e mezzo di lunghezza
totale, coda compresa. Ne esiste un’altra specie di
colore nero o olivastro Dasyatis Pastinaca che
arriva fino a 2 metri e mezzo di lunghezza. Le sue carni
sono buone ed è commercializzata sia fresca che
congelata.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Urchie, Monice e Chiamica o Chiamihe;
Calabria:
Mugghiu;
Campania:
Pisce cappelle e Muchie janche;
Lazio:
Brucco, Pastinaca o Pastinaca;
Liguria:
Ferassa, Ferru, Ciucciu e Ciucciu neigro;
Marche:
Bucchio, Tomazzo e Mucosa;
Puglia:
Ghiamita, Ranina, Dragone e Travon;
Sardegna:
Muggiu e Rajo;
Sicilia:
Bugghiu, Bugghiu di summu, Monica, Bugghiu jancu e
Vugghiu jancu;
Veneto:
Matana;
Venezia Giulia:
Matan, Mucchio e Matan Baracola;
Francese:
Pastenague;
Inglese:
Stingray, Bleu stingray e Violet Stingray;
Spagnolo:
Pastinaca, Escursana, Chucho e Raya pelagica.
Denise e Alain ce l’hanno fatta mangiare così: dopo
avere eliminato coda e viscere, abbiamo bollito il
pesce, abbiamo eliminate le varie parti
cartilaginose e la carne rimasta l’abbiamo coperta di
Aioli (vedi salse) abbiamo apprezzato anche le carni
della Trigone.
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183) Uovo
di mare
(Microcosmus sulcatus)
  |
L’Uovo
di mare è un’ascidia, dal corpo a forma di otre
detto tunica, difficile da riconoscere perché si
trova in mare ricoperto di organismi vari come alghe,
spugne ma se sfiorata o messa in ombra si contrae e
mette in evidenza le striature rosse dei sifoni. Sui
mercati si trova come nella figura a destra. Il corpo
massiccio fissato al fondo mediante robusti filamenti
che si dipartono dalla sua parte ventrale è dotato di
una tunica spessa e coriacea. Il sifone boccale è molto
sviluppato e appare visibile anche quando l'animale è
contratto. Il colore è bruno - grigiastro con sfumature
rossastre. I sifoni sono internamente striati con bande
violette chiare e scure. Raggiunge i 20 - 22 cm di
lunghezza.. Vive sui fondali rocciosi o detritici e tra
le praterie di Posidonia, da pochi metri fino a 200 m di
profondità. E' commestibile, si consuma crudo ed è
oggetto di pesca per essere utilizzato come frutto di
mare molto ricercato, si apre con un coltello il sacco
intestinale e si consuma l’interno giallo. Io prima non
lo conoscevo ma me l’ha fatto mangiare Alain, a
Marsiglia, ed è molto buono. In questa ricerca ho
scoperto che anche in Italia, specialmente in Liguria, è
molto conosciuto.
|
Nomi regionali o stranieri:
Campania:
Carnummole;
Liguria:
Limone di mare;
Puglia:
Spuenzele;
Sicilia:
Minne di vacca;
Toscana:
Carnami;
Veneto:
Ovo di mare;
Francese:
Violet o Figue de mer;
Spagnolo:
Bunyol o Ou de mar (Catal.).
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184) Verdesca
(Prionace glauca)
La
Verdesca
è lo squalo più comune del mediterraneo
grande e snello dal colore indaco blu nella parte
dorsale mentre in quella ventrale è bianco. Ha il corpo
affusolato ed il muso lungo.le. I suoi occhi sono grandi
e tondi. La prima pinna dorsale è piccola e con apice
arrotondato, la seconda più bassa, posizionata alla
stessa altezza della pinna anale. La pinna caudale è
lunga, con il lobo inferiore ben sviluppato. Vive in
acque sia costiere che pelagiche, fino a 190 m. di
profondità. Nuota spesso in branchi numerosi ed ha una
forte tendenza alla migrazione, anche transoceanica Sono
considerati una minaccia per la pesca in quanto
attaccano le reti per mangiare il pesce
intrappolato nelle maglie. E' uno degli squali più
comuni del mare ed è ora in pericolo a causa della
pesca. E' un pesce comune in
tutto il Mediterraneo, specialmente nel Mar Adriatico e
intorno alle isole, le specie che abitano il
Mediterraneo si aggirano intorno ai 50 cm a 250 cm. Si
nutre di pesci pelagici e cefalopodi e si cattura con lo
strascico, con lenze e parangali galleggianti. La carne
è commestibile, ma non molto buona.
Nomi regionali o stranieri:
Abruzzo:
Verdesca, Smerije, Canizza o Cagnizza;
Calabria:
Virdeddru;
Campania:
Canesca o Verdarola;
Lazio:
Verdarola, Canesca, Acquarola o Pesce cane;
Liguria:
Verdun, Verdon o Pescio can;
Marche:
Cagnizza o Canizza;
Puglia:
Musiedde, Canesca, Cocciutedda de mare, Gialestru o
Cialestru;
Sardegna:
Verdiscu, Verdoro o Guardiscu;
Sicilia:
Virdisca, Virdeddu, Cagnesca, Cialandruni o Calandruni;
Veneto:
Can, Can turchin o Moretta da denti;
Venezia Giulia:
Canizza blu, Can o Can da denti;
Francese:
Requin bleue o Peau bleue;
Inglese:
Bleu shark;
Spagnolo:
Tibouron azul.
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185) Vongola
(Chamelea gallina)
La Vongola è un mollusco bivalve dalla conchiglia
robusta ed a forma arrotondata che esternamente è di
colore bruno chiara o gialla-grigiastra con raggi
punteggiati mentre internamente è bianco giallastra e
liscia.
È
riconoscibile per la forma meno allungata, per la minori
dimensioni e per i cerchi meno serrati della superficie
esterna delle valve. La taglia massima che raggiunge è 5
cm, ma le dimensioni delle vongole pescate variano tra 3
cm ed i 4 cm. Nel Mediterraneo, vive in banchi infossata
nei fondali sabbiosi o sabbio-fangosi della costa,
generalmente fino a 12 m di profondità, lasciando
sporgere solamente i sifoni, organi che gli servono per
filtrare l’acqua ricca di sostanze organiche in
sospensione. La pesca delle vongole è effettuata con un
rastrello a mano o con draghe turbosoffianti.
E’ buona
sia cruda che cotta in sauté.
Nomi regionali o stranieri:Abruzzo:
Perrazza;
Campania:
Lupino;
Liguria:
Arsella;
Marche:
Porrazza;
Puglia:
Cocciola o Nuce de mare;
Romagna:
Puraza;
Sardegna:
Cocciuta lisa;
Sicilia:
Cocciuta, Cuppe o Accella;
Veneto:
Biberassa o Beverassa;
Venezia Giulia:
Biberazza o Liberazza;
Francese:
Petite praire;
Inglese:
Striped venus;
Spagnolo:
Amayuela.
Ricette:
n. 16, 59 e 70 (Primi)
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186) Vongola
Verace o nera
|
(Tapes decussatus) |
La Vongola Verace o nera è un mollusco bivalve,
come il precedente, dalla quale si distingue anche
per i cerchi più serrati della superficie esterna ed una
forma lievemente più allungata e per la
colorazione esterna biancastra o bruno chiara, con
sfumature anche giallastre, e striature scure, e che
presenta sempre macchie scure. Raggiunge anche i 6 cm ma
è commercializzata, generalmente, tra i 3 e 5 cm di
diametro. Le dimensioni sono maggiori rispetto alla
vongola comune.
Vive
infossata nel fondo filtrando l’acqua che viene aspirata
attraverso una delle due appendici (sifoni) che escono
dalla conchiglia
e che le permettono di
respirare
e
di
alimentarsi.
La pesca delle vongole veraci è effettuata con un
rastrello a mano, essendo vietata la raccolta con draghe
turbosoffianti.
La
vongola verace è la più apprezzata, le sue carni sono
dolci e morbide,
ottima sia cruda che cotta in sauté. |
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(Tapes philippinarum) |
Di
recente sul mercato si trova una Falsa Verace (Tapes
Philippinarum) che è stata introdotta nel
Mediterraneo intorno alla metà degli anni '80. Questa
specie sta soppiantando la nostrana "vongola verace" a
causa del suo allevamento intensivo in numerose zone
d'Italia . Più resistente della specie Mediterranea,
viene abitualmente venduta nei mercati ittici a prezzi
più concorrenziali. Ha una conchiglia più
variegata, marmorizzata o a fasce, con sculture a
spirale e solchi radiali di medie dimensioni, raggiunge,
infatti, al massimo i 4 cm. di diametro. Il prodotto
viene allevato in prossimità del litorale e nelle lagune
costiere dell'Alto Adriatico.
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Nomi regionali o stranieri:Abruzzo:
Concola;
Campania:
Vongola verace;
Lazio:
Archello o Capa incrocicchiata;
Liguria:
Arsella nera;
Marche:
Concola;
Puglia:
Camadia, Congola o Ramarie;
Sardegna:
Cocciuta mascolina o Arsella;
Sicilia:
Accella verace;
Veneto:
Verace, Caparozzolo o Pizzoti;
Francese:
Palourde o Clovisse (Prov.);
Inglese:
Carpet-shell;
Spagnolo:
Almjea fina o Copinya llisa (Catal.).
Ricette:
n. 16, 59 e 70 (Primi)
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187) Zerro
Nomi regionali o stranieri:Abruzzo:
Spireule;
Calabria:
Smidiri o Spezzarizza;
Campania:
Rotunno, Ciurlo, Mammarella o Ciero;
Liguria:
Zerla, Gerlo, Zeri, Partigian o Gavaron;
Marche:
Mindula turchina;
Puglia:
Cirlo, Sciurla, Pupille, Sciaula, Ciaurruni o Masculare;
Sardegna:
Gerrettu, Giarrettu mannu o Ciuccara;
Sicilia:
Asineddu, Ritunnu, Cirru o Smidira;
Veneto:
Asinello, Maridola, Ghiro o Ghirso;
Venezia Giulia:
Agon d’istria, Vergon e Menoloto;
Francese:
Picarel o Jarret (Marsiglia);
Inglese:
Picarel o Curled Picarel;
Spagnolo:
Caramel o Gerret(Catal.)
(il
Musillo) - Jerret imperial o Gerret jmperial(Catal.);
Tunisino:
Zmeimra.
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188) Zigrino
o Zagrina
(Dalatias licha)
Lo
Zigrino o Zagrina è uno squalo di piccole dimensioni
dal corpo allungato cilindrico e dal muso corto e
smussato. Ha due pinne dorsali più o meno uguali e la
pinna caudale bilobata e asimmetrica. Presenta denti
diversi fra loro sulle 2 mascelle con quelli superiori
stretti, e con quelli inferiori più grandi. La
colorazione è scura e varia dal nero al marrone
grigiastro. È uno degli squali più comuni del
Mediterraneo e uno dei più grandi squali di acque
profonde. Vive tra i 40 ed i 1800 metri, ma comunemente
si trova intorno a 200 metri. È uno squalo
essenzialmente solitario e ovoviviparo e si manifesta
principalmente di notte.
Viene
pescato con reti a strascico e le sue carni non sono
ottime, una volta l’abbiamo fatto a polpette e sono
venute buone.
Nomi regionali o stranieri:Abruzzo:
Naire e Stire verde;
Calabria:
Santacicca;
Campania:
Zegrine;
Liguria:
Negra, Gatta cusiniera o de fundo;
Sicilia:
Pisci di notti, Pisci turcu, Diavulu di notti o di funnu;
Francese:
Liche, Squale liche e Gatte (Nizza);
Inglese:
Kitefin shark o Lichia;
Spagnolo:
Carocho, Pastìn o Cazòn (Catal.).
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